| Mebiottetti (Mio) | Exbibit (Eibit) |
|---|---|
| 1 Mebiottetto | 7.27595761418 × 10-12 Eibit |
| 2 Mebiottetti | 1.45519152284 × 10-11 Eibit |
| 3 Mebiottetti | 2.18278728426 × 10-11 Eibit |
| 4 Mebiottetti | 2.91038304567 × 10-11 Eibit |
| 5 Mebiottetti | 3.63797880709 × 10-11 Eibit |
| 10 Mebiottetti | 7.27595761418 × 10-11 Eibit |
| 20 Mebiottetti | 1.45519152284 × 10-10 Eibit |
| 25 Mebiottetti | 1.81898940355 × 10-10 Eibit |
| 50 Mebiottetti | 3.63797880709 × 10-10 Eibit |
| 100 Mebiottetti | 7.27595761418 × 10-10 Eibit |
| Riferimento | Mebiottetti (Mio) | Exbibit (Eibit) |
|---|---|---|
| A plain text message (160 characters) | 0.000152588 Mio | 1.11022 × 10-15 Eibit |
| A three-minute MP3 | 2.86102 Mio | 2.08167 × 10-11 Eibit |
| A smartphone photo | 3.8147 Mio | 2.77556 × 10-11 Eibit |
| A high-definition film | 3814.7 Mio | 0.0000000277556 Eibit |
| A dual-layer Blu-ray disc | 47683.7 Mio | 0.000000346945 Eibit |
Il mebiottetto è un’unità d’informazione digitale pari a 1 048 576 ottetti, ossia 1024 kibiottetti. Il suo simbolo è Mio. È la controparte binaria del megaottetto, e i due differiscono del 4,9 per cento: il punto in cui un autore attento comincia a distinguerli.
La casa più visibile dell’unità è la memoria intermedia del processore. La memoria rapida incorporata in un processore per tenere i dati usati di recente si dimensiona in binario, e i chip moderni portano memorie intermedie misurate in mebiottetti: qualche centinaio di kibiottetti al secondo livello e decine di mebiottetti al terzo. Quelle cifre sono potenze esatte di due perché la memoria intermedia si indirizza dividendo un indirizzo in campi fissi di bit.
Le dimensioni dei blocchi e i tamponi seguono la stessa logica. I sistemi di file assegnano a blocchi, i motori di basi di dati leggono a pagine, gli strumenti di compressione lavorano a finestre, e tutto ciò sono potenze di due, il più delle volte di pochi mebiottetti. Uno strumento che offre un tampone da 16 megaottetti intende quasi sempre 16 mebiottetti, perché l’assegnazione sottostante è uno scorrimento e non una moltiplicazione.
La distinzione è divenuta visibile all’utente comune attraverso lo scarto fra ciò che uno scaricamento dichiara e ciò che un gestore di file riferisce. Un file descritto da 100 megaottetti in un sito è spesso da 100 mebiottetti sul disco, o viceversa, e la differenza del 4,9 per cento che ne deriva basta a far sembrare sbagliata una barra d’avanzamento senza che nulla lo sia davvero.
Per dare la scala, un mebiottetto tiene un milione di caratteri di testo senza accenti: all’incirca un romanzo lungo, o cinquecento pagine. È anche una sola fotografia di una macchina modesta, o otto secondi di video ad alta definizione. La stessa unità descrive dunque insieme una quantità enorme di testo e una quantità minima di video, il che dice parecchio sul costo relativo di rappresentare i due.
La notazione Mio dell’IEC si usa nella documentazione tecnica, nel nucleo Linux, negli strumenti dei sistemi di file e nelle norme. Resta rara nei programmi di consumo, dove si scrive MB per entrambe le quantità. Quando una cifra conta, l’abitudine più sicura è calcolare in ottetti e convertire una sola volta alla fine.
Un mebiottetto equivale a 1 048 576 ottetti, a 1024 kibiottetti, a 8 mebibit o a circa 1,049 megaottetti.
L’exbibit è un’unità d’informazione digitale pari a due alla sessantesima in bit, ossia 1024 pebibit. Il suo simbolo è Eibit. È la controparte binaria dell’exabit, e i due differiscono oggi del 15,3 per cento.
Due alla sessantesima è un numero d’importanza particolare in informatica, perché sessanta è vicino ai sessantaquattro bit d’indirizzo di un processore moderno. Una macchina a 64 bit può indirizzare sedici exbiottetti di memoria, e quella cifra — 16 EiB — è il tetto teorico dell’intera architettura. Compare nei manuali dei processori, nella documentazione dei sistemi operativi e nella specifica di ogni sistema di file a 64 bit.
Nessuna macchina si avvicina a usare quell’intervallo. I processori attuali realizzano solo quarantotto o cinquantasette di quei sessantaquattro bit d’indirizzo, perché cablare l’intera larghezza costerebbe silicio per uno spazio d’indirizzi che nessuno può riempire. I bit inutilizzati sono riservati, e allargare la realizzazione è cosa semplice non appena le dimensioni di memoria lo giustifichino: proprio questo era il senso di aver scelto sessantaquattro fin dall’inizio.
Un exbibit è 144 115 188 075 855 872 ottetti, ossia 128 pebiottetti. È più archiviazione di quanta ne possieda una singola organizzazione, e paragonabile alla produzione annua congiunta di buona parte dell’industria dell’archiviazione. Come tutte le unità binarie maggiori, descrive limiti e capienze in specifiche e non qualcosa che sia stato costruito.
L’unità è anche quella in cui i progettisti di sistemi di file fissano le loro dimensioni massime. I sistemi di file costruiti attorno a puntatori di blocco a 64 bit hanno naturalmente limiti a potenze esatte di due, e parecchi fra i più diffusi indicano dimensioni massime di volume in exbiottetti. Quei numeri non sono aspirazioni: sono la conseguenza aritmetica della larghezza del puntatore, e reggeranno finché l’architettura non cambi.
Leggere bene il simbolo conta qui. Eibit è l’exbibit; Ebit è l’exabit; EB ed EiB sono le forme in ottetti di ciascuno. In un documento in cui una differenza del quindici per cento è significativa — e a questa scala lo è sempre — la presenza o l’assenza della i minuscola porta l’intero senso.
Un exbibit equivale a 1024 pebibit, a 144 115 188 075 855 872 ottetti o a circa 1,153 exabit.