Conversione da Exbibit a Kibibit

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Formula per convertire Exbibit (Eibit) in Kibibit (Kibit)

Maggiori informazioni

Tabella di conversione da Exbibit a Kibibit

Exbibit (Eibit)Kibibit (Kibit)
1 Exbibit1.12589990684 × 1015 Kibit
2 Exbibit2.25179981369 × 1015 Kibit
3 Exbibit3.37769972053 × 1015 Kibit
4 Exbibit4.50359962737 × 1015 Kibit
5 Exbibit5.62949953421 × 1015 Kibit
10 Exbibit1.12589990684 × 1016 Kibit
20 Exbibit2.25179981369 × 1016 Kibit
25 Exbibit2.81474976711 × 1016 Kibit
50 Exbibit5.62949953421 × 1016 Kibit
100 Exbibit1.12589990684 × 1017 Kibit

Valori di riferimento di dati

RiferimentoExbibit (Eibit)Kibibit (Kibit)
A plain text message (160 characters)1.11022 × 10-15 Eibit1.25 Kibit
A three-minute MP32.08167 × 10-11 Eibit23437.5 Kibit
A smartphone photo2.77556 × 10-11 Eibit31250 Kibit
A high-definition film0.0000000277556 Eibit31250000 Kibit
A dual-layer Blu-ray disc0.000000346945 Eibit390625000 Kibit

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LunghezzaMassaTemperaturaEnergiaVolumeVelocitàTempoDatiPressioneFrequenzaVelocità di trasferimento datiPortata volumetricaAngoloArea

Informazioni sul Exbibit (Eibit)

L’exbibit è un’unità d’informazione digitale pari a due alla sessantesima in bit, ossia 1024 pebibit. Il suo simbolo è Eibit. È la controparte binaria dell’exabit, e i due differiscono oggi del 15,3 per cento.

Due alla sessantesima è un numero d’importanza particolare in informatica, perché sessanta è vicino ai sessantaquattro bit d’indirizzo di un processore moderno. Una macchina a 64 bit può indirizzare sedici exbiottetti di memoria, e quella cifra — 16 EiB — è il tetto teorico dell’intera architettura. Compare nei manuali dei processori, nella documentazione dei sistemi operativi e nella specifica di ogni sistema di file a 64 bit.

Nessuna macchina si avvicina a usare quell’intervallo. I processori attuali realizzano solo quarantotto o cinquantasette di quei sessantaquattro bit d’indirizzo, perché cablare l’intera larghezza costerebbe silicio per uno spazio d’indirizzi che nessuno può riempire. I bit inutilizzati sono riservati, e allargare la realizzazione è cosa semplice non appena le dimensioni di memoria lo giustifichino: proprio questo era il senso di aver scelto sessantaquattro fin dall’inizio.

Un exbibit è 144 115 188 075 855 872 ottetti, ossia 128 pebiottetti. È più archiviazione di quanta ne possieda una singola organizzazione, e paragonabile alla produzione annua congiunta di buona parte dell’industria dell’archiviazione. Come tutte le unità binarie maggiori, descrive limiti e capienze in specifiche e non qualcosa che sia stato costruito.

L’unità è anche quella in cui i progettisti di sistemi di file fissano le loro dimensioni massime. I sistemi di file costruiti attorno a puntatori di blocco a 64 bit hanno naturalmente limiti a potenze esatte di due, e parecchi fra i più diffusi indicano dimensioni massime di volume in exbiottetti. Quei numeri non sono aspirazioni: sono la conseguenza aritmetica della larghezza del puntatore, e reggeranno finché l’architettura non cambi.

Leggere bene il simbolo conta qui. Eibit è l’exbibit; Ebit è l’exabit; EB ed EiB sono le forme in ottetti di ciascuno. In un documento in cui una differenza del quindici per cento è significativa — e a questa scala lo è sempre — la presenza o l’assenza della i minuscola porta l’intero senso.

Un exbibit equivale a 1024 pebibit, a 144 115 188 075 855 872 ottetti o a circa 1,153 exabit.


Informazioni sul Kibibit (Kibit)

Il kibibit è un’unità d’informazione digitale pari a 1024 bit. Il suo simbolo è Kibit. È il primo dei prefissi binari, un insieme di unità definito dalla Commissione elettrotecnica internazionale nel 1998 per porre fine a una confusione che si trascinava nell’informatica dagli anni Sessanta.

Il problema era semplice. I calcolatori indirizzano la memoria in potenze di due, sicché la memoria arrivava in blocchi da 1024 e non da 1000. Gli ingegneri presero in prestito il prefisso metrico chilo per quella quantità perché 1024 è vicino a 1000, e con numeri piccoli l’approssimazione era innocua. Ma l’archiviazione e la trasmissione contavano in migliaia vere, sicché lo stesso prefisso significava due cose diverse secondo quale parte della macchina si descrivesse.

La soluzione dell’IEC fu coniare nomi nuovi. Kibi è una contrazione di chilo binario, e lo schema prosegue con mebi, gibi, tebi, pebi, exbi, zebi e yobi. Ciascuno è 1024 volte quello sotto, e ogni simbolo prende la forma di una maiuscola seguita da una i minuscola: Ki, Mi, Gi, Ti e così via. Il kilobit passa allora a significare mille bit e nient’altro.

Un kibibit è 128 ottetti, e il divario rispetto a un kilobit è del 2,4 per cento. Quella piccola differenza è la ragione per cui i due furono confusi tanto a lungo: a questa scala nessuno se ne accorge. L’errore si accumula del 2,4 per cento a ogni gradino, tocca il 5 per cento al mebibit, il 7 per cento al gibibit e il 21 per cento allo yobibit, ed è là che l’ambiguità divenne davvero costosa.

L’adozione è stata parziale e disuguale. Gli enti di normazione, il nucleo Linux e la gran parte della documentazione tecnica usano correttamente i prefissi IEC. I programmi di consumo in gran parte no, e molti scrivono ancora KB mentre dividono per 1024. Il risultato è che il lettore deve spesso dedurre dal contesto quale convenzione un numero segua, che è proprio ciò che la norma fu scritta per impedire.

In pratica il kibibit compare soprattutto nelle schede dei piccoli chip di memoria, nelle memorie seriali dei sistemi incorporati e nei documenti di protocollo dove conta una potenza esatta di due. Ovunque si voglia dire 1024 e non 1000, questa è l’unità giusta.

Un kibibit equivale a 1024 bit, a 128 ottetti o a 1,024 kilobit.