| Mebiottetti (Mio) | Mebibit (Mibit) |
|---|---|
| 1 Mebiottetto | 8 Mibit |
| 2 Mebiottetti | 16 Mibit |
| 3 Mebiottetti | 24 Mibit |
| 4 Mebiottetti | 32 Mibit |
| 5 Mebiottetti | 40 Mibit |
| 10 Mebiottetti | 80 Mibit |
| 20 Mebiottetti | 160 Mibit |
| 25 Mebiottetti | 200 Mibit |
| 50 Mebiottetti | 400 Mibit |
| 100 Mebiottetti | 800 Mibit |
| Riferimento | Mebiottetti (Mio) | Mebibit (Mibit) |
|---|---|---|
| A plain text message (160 characters) | 0.000152588 Mio | 0.0012207 Mibit |
| A three-minute MP3 | 2.86102 Mio | 22.8882 Mibit |
| A smartphone photo | 3.8147 Mio | 30.5176 Mibit |
| A high-definition film | 3814.7 Mio | 30517.6 Mibit |
| A dual-layer Blu-ray disc | 47683.7 Mio | 381470 Mibit |
Il mebiottetto è un’unità d’informazione digitale pari a 1 048 576 ottetti, ossia 1024 kibiottetti. Il suo simbolo è Mio. È la controparte binaria del megaottetto, e i due differiscono del 4,9 per cento: il punto in cui un autore attento comincia a distinguerli.
La casa più visibile dell’unità è la memoria intermedia del processore. La memoria rapida incorporata in un processore per tenere i dati usati di recente si dimensiona in binario, e i chip moderni portano memorie intermedie misurate in mebiottetti: qualche centinaio di kibiottetti al secondo livello e decine di mebiottetti al terzo. Quelle cifre sono potenze esatte di due perché la memoria intermedia si indirizza dividendo un indirizzo in campi fissi di bit.
Le dimensioni dei blocchi e i tamponi seguono la stessa logica. I sistemi di file assegnano a blocchi, i motori di basi di dati leggono a pagine, gli strumenti di compressione lavorano a finestre, e tutto ciò sono potenze di due, il più delle volte di pochi mebiottetti. Uno strumento che offre un tampone da 16 megaottetti intende quasi sempre 16 mebiottetti, perché l’assegnazione sottostante è uno scorrimento e non una moltiplicazione.
La distinzione è divenuta visibile all’utente comune attraverso lo scarto fra ciò che uno scaricamento dichiara e ciò che un gestore di file riferisce. Un file descritto da 100 megaottetti in un sito è spesso da 100 mebiottetti sul disco, o viceversa, e la differenza del 4,9 per cento che ne deriva basta a far sembrare sbagliata una barra d’avanzamento senza che nulla lo sia davvero.
Per dare la scala, un mebiottetto tiene un milione di caratteri di testo senza accenti: all’incirca un romanzo lungo, o cinquecento pagine. È anche una sola fotografia di una macchina modesta, o otto secondi di video ad alta definizione. La stessa unità descrive dunque insieme una quantità enorme di testo e una quantità minima di video, il che dice parecchio sul costo relativo di rappresentare i due.
La notazione Mio dell’IEC si usa nella documentazione tecnica, nel nucleo Linux, negli strumenti dei sistemi di file e nelle norme. Resta rara nei programmi di consumo, dove si scrive MB per entrambe le quantità. Quando una cifra conta, l’abitudine più sicura è calcolare in ottetti e convertire una sola volta alla fine.
Un mebiottetto equivale a 1 048 576 ottetti, a 1024 kibiottetti, a 8 mebibit o a circa 1,049 megaottetti.
Il mebibit è un’unità d’informazione digitale pari a 1 048 576 bit, ossia 1024 kibibit o due alla ventesima. Il suo simbolo è Mibit. È la controparte binaria del megabit, e il divario fra i due è cresciuto al 4,9 per cento: abbastanza piccolo da sfuggire con leggerezza, abbastanza grande da contare in una specifica.
La sua casa naturale è la memoria a semiconduttori, dove la capienza è fissata dalle linee d’indirizzo del chip. Una piastrina di memoria con venti bit d’indirizzo raggiunge esattamente 1 048 576 posizioni, sicché le densità cadono su potenze di due e non su numeri decimali tondi. Un chip descritto come da 512 megabit in un catalogo è assai spesso da 512 mebibit in realtà, ossia 537 megabit, ed è la scheda tecnica a dire il vero.
Quell’abitudine è antica e voluta. I costruttori di semiconduttori hanno sempre dimensionato la memoria in binario perché il cablaggio rende dispendiosa ogni altra scelta: un bus d’indirizzi è un numero fisso di linee, e usare solo parte dell’intervallo che può raggiungere getta via silicio. I costruttori di archiviazione non avevano quel vincolo, ed è proprio per questo che i due settori divergettero.
Per dare la quantità, un mebibit è 131 072 ottetti, ossia circa 128 kibiottetti. È all’incirca il contenuto di un libro lungo in testo semplice, o una sola immagine a bassa definizione. In termini di rete è un centesimo di secondo di un collegamento a gigabit.
I prefissi IEC furono introdotti nel 1998 anche perché a questo livello e oltre l’approssimazione smette di essere sicura. Comprare un componente descritto da un megabit e ricevere un mebibit è una sorpresa del cinque per cento; al tebibit la stessa confusione è una sorpresa del dieci per cento, e in un contratto per un centro di calcolo quella è una somma di denaro reale.
L’uso corretto è oggi comune nei documenti di normazione, nelle schede tecniche dei componenti e nelle viscere dei sistemi operativi, e raro nella pubblicità e nei programmi di consumo. La regola migliore nel leggere una cifra è chiedersi quale settore l’abbia prodotta: se descrive memoria o un chip, si presuma binaria; se descrive archiviazione o un collegamento, si presuma decimale.
Un mebibit equivale a 1 048 576 bit, a 1024 kibibit, a 131 072 ottetti o a circa 1,049 megabit.