| Exbibit al secondo (Eibit/s) | Chilobit al secondo (kbit/s) |
|---|---|
| 1 Exbibit al secondo | 1.15292150461 × 1015 kbit/s |
| 2 Exbibit al secondo | 2.30584300921 × 1015 kbit/s |
| 3 Exbibit al secondo | 3.45876451382 × 1015 kbit/s |
| 4 Exbibit al secondo | 4.61168601843 × 1015 kbit/s |
| 5 Exbibit al secondo | 5.76460752303 × 1015 kbit/s |
| 10 Exbibit al secondo | 1.15292150461 × 1016 kbit/s |
| 20 Exbibit al secondo | 2.30584300921 × 1016 kbit/s |
| 25 Exbibit al secondo | 2.88230376152 × 1016 kbit/s |
| 50 Exbibit al secondo | 5.76460752303 × 1016 kbit/s |
| 100 Exbibit al secondo | 1.15292150461 × 1017 kbit/s |
| Riferimento | Exbibit al secondo (Eibit/s) | Chilobit al secondo (kbit/s) |
|---|---|---|
| A dial-up modem | 4.85723 × 10-14 Eibit/s | 56 kbit/s |
| Typical home broadband | 8.67362 × 10-11 Eibit/s | 100000 kbit/s |
| Gigabit Ethernet | 8.67362 × 10-10 Eibit/s | 1000000 kbit/s |
| Streaming a 4K film | 2.1684 × 10-11 Eibit/s | 25000 kbit/s |
L’exbibit al secondo è un’unità di velocità di trasferimento dei dati pari a due alla sessantesima in bit al secondo, ossia 1024 pebibit al secondo. Il suo simbolo è Eibit/s. È la controparte binaria dell’exabit al secondo, e i due differiscono del 15,3 per cento.
Quel quindici per cento supera il margine che la maggior parte del lavoro d’ingegneria ammette in qualsiasi luogo. Una grandezza dichiarata nella convenzione sbagliata a questo livello non è lievemente imprecisa ma apertamente errata, e nessun contesto recupera la cifra intesa una volta che sia stata scritta in modo ambiguo. È la situazione che i prefissi IEC furono introdotti per evitare.
Nessun collegamento fisico si avvicina a questa velocità. L’unità descrive somme: il traffico istantaneo totale di tutta internet si aggira sull’exabit al secondo, sicché un exbibit binario al secondo è il quindici per cento in più di tutto ciò che si muove su tutte le reti del pianeta in un dato istante.
Dove una cifra binaria di questa misura sorge naturalmente è nell’aritmetica degli indirizzi e non nella trasmissione. Due alla sessantesima è un numero che attraversa l’intero progetto dei sistemi a 64 bit, e ogni velocità derivata dal riempire o percorrere un tale spazio d’indirizzi in un tempo fisso è naturalmente binaria. Quei calcoli sono teorici, ma sono la ragione per cui l’unità è definita anziché lasciata senza nome.
In ottetti, un exbibit al secondo è 144 115 188 075 855 872, ossia 128 pebiottetti al secondo. È più archiviazione mossa al secondo di quanta il mondo ne fabbrichi in parecchi anni, il che è un modo di dire che nessuna sorgente e nessuna destinazione per un tale flusso potrebbe esistere.
Per un convertitore il trattamento è meccanico e dev’essere esatto. Eibit/s ed Ebit/s differiscono di un ottavo, e uno strumento che li tratti come intercambiabili ha introdotto un errore maggiore della differenza fra molte unità vicine. La i minuscola non è un ornamento.
Un exbibit al secondo equivale a 1024 pebibit al secondo, a 144 115 188 075 855 872 ottetti al secondo o a circa 1,153 exabit al secondo.
Il kilobit al secondo è un’unità di velocità di trasferimento dei dati pari a mille bit al secondo. Il suo simbolo è kbit/s, spesso scritto kbps. Fu l’unità dell’era del collegamento telefonico, e sopravvive oggi come l’unità in cui si danno le velocità di codifica del suono e della voce.
Vale la pena ricordare la sequenza dei modem, perché ogni cifra segna una generazione tecnica. Andavano a 300 bit al secondo alla fine degli anni Settanta, poi 1200, 2400, 9600, 14 400, 28 800, 33 600 e infine 56 kilobit al secondo alla fine degli anni Novanta. Quell’ultima cifra era il tetto di una comune linea telefonica, fissato dal campionamento a otto chilohertz della rete telefonica digitale e non dal modem.
La codifica del suono è il luogo in cui l’unità vive oggi. La voce di qualità telefonica va da 8 a 64 kilobit al secondo secondo il codificatore, con i codificatori moderni a bassa velocità che rendono la voce intelligibile a 8 e le chiamate di buona qualità da 24 a 32. La musica a 128 kilobit al secondo fu la norma iniziale dei lettori portatili, 192 e 256 sono comuni, e 320 è il tetto pratico dei formati con perdita più vecchi.
Quei numeri ripagano un momento di aritmetica. La musica a 128 kilobit al secondo è 16 kilottetti al secondo, sicché un brano di quattro minuti pesa circa 3,8 megaottetti. Il suono di un disco compatto non compresso va a 1411 kilobit al secondo, sicché il file compresso è circa un decimo dell’originale, che è tutta la ragion d’essere del formato.
I flussi di sottotitoli, i canali di comando e i collegamenti di telemetria lavorano anch’essi in kilobit al secondo. Così pure gran parte del traffico fra macchine che riempie le reti moderne: un sensore che riferisce una misura ogni pochi secondi richiede una frazione di kilobit al secondo, e i protocolli progettati per tali apparecchi poggiano sul tenere la radio spenta per la maggior parte del tempo.
La k minuscola dell’unità segna il chilo decimale, mille esatti. Nella trasmissione ciò non è mai stato ambiguo, perché le velocità di rete si sono sempre contate in migliaia vere; la confusione binaria che affligge le unità d’archiviazione qui non sorge, e un kilobit al secondo significa la stessa cosa in ogni documento.
Un kilobit al secondo equivale a 1000 bit al secondo, a 125 ottetti al secondo o a circa 0,9766 kibibit al secondo.