| Chilobit al secondo (kbit/s) | Yottabit al secondo (Ybit/s) |
|---|---|
| 1 Chilobit al secondo | 1 × 10-21 Ybit/s |
| 2 Chilobit al secondo | 2 × 10-21 Ybit/s |
| 3 Chilobit al secondo | 3 × 10-21 Ybit/s |
| 4 Chilobit al secondo | 4 × 10-21 Ybit/s |
| 5 Chilobit al secondo | 5 × 10-21 Ybit/s |
| 10 Chilobit al secondo | 1 × 10-20 Ybit/s |
| 20 Chilobit al secondo | 2 × 10-20 Ybit/s |
| 25 Chilobit al secondo | 2.5 × 10-20 Ybit/s |
| 50 Chilobit al secondo | 5 × 10-20 Ybit/s |
| 100 Chilobit al secondo | 1 × 10-19 Ybit/s |
| Riferimento | Chilobit al secondo (kbit/s) | Yottabit al secondo (Ybit/s) |
|---|---|---|
| A dial-up modem | 56 kbit/s | 5.6 × 10-20 Ybit/s |
| Typical home broadband | 100000 kbit/s | 1 × 10-16 Ybit/s |
| Gigabit Ethernet | 1000000 kbit/s | 1 × 10-15 Ybit/s |
| Streaming a 4K film | 25000 kbit/s | 2.5 × 10-17 Ybit/s |
Il kilobit al secondo è un’unità di velocità di trasferimento dei dati pari a mille bit al secondo. Il suo simbolo è kbit/s, spesso scritto kbps. Fu l’unità dell’era del collegamento telefonico, e sopravvive oggi come l’unità in cui si danno le velocità di codifica del suono e della voce.
Vale la pena ricordare la sequenza dei modem, perché ogni cifra segna una generazione tecnica. Andavano a 300 bit al secondo alla fine degli anni Settanta, poi 1200, 2400, 9600, 14 400, 28 800, 33 600 e infine 56 kilobit al secondo alla fine degli anni Novanta. Quell’ultima cifra era il tetto di una comune linea telefonica, fissato dal campionamento a otto chilohertz della rete telefonica digitale e non dal modem.
La codifica del suono è il luogo in cui l’unità vive oggi. La voce di qualità telefonica va da 8 a 64 kilobit al secondo secondo il codificatore, con i codificatori moderni a bassa velocità che rendono la voce intelligibile a 8 e le chiamate di buona qualità da 24 a 32. La musica a 128 kilobit al secondo fu la norma iniziale dei lettori portatili, 192 e 256 sono comuni, e 320 è il tetto pratico dei formati con perdita più vecchi.
Quei numeri ripagano un momento di aritmetica. La musica a 128 kilobit al secondo è 16 kilottetti al secondo, sicché un brano di quattro minuti pesa circa 3,8 megaottetti. Il suono di un disco compatto non compresso va a 1411 kilobit al secondo, sicché il file compresso è circa un decimo dell’originale, che è tutta la ragion d’essere del formato.
I flussi di sottotitoli, i canali di comando e i collegamenti di telemetria lavorano anch’essi in kilobit al secondo. Così pure gran parte del traffico fra macchine che riempie le reti moderne: un sensore che riferisce una misura ogni pochi secondi richiede una frazione di kilobit al secondo, e i protocolli progettati per tali apparecchi poggiano sul tenere la radio spenta per la maggior parte del tempo.
La k minuscola dell’unità segna il chilo decimale, mille esatti. Nella trasmissione ciò non è mai stato ambiguo, perché le velocità di rete si sono sempre contate in migliaia vere; la confusione binaria che affligge le unità d’archiviazione qui non sorge, e un kilobit al secondo significa la stessa cosa in ogni documento.
Un kilobit al secondo equivale a 1000 bit al secondo, a 125 ottetti al secondo o a circa 0,9766 kibibit al secondo.
Lo yottabit al secondo è un’unità di velocità di trasferimento dei dati pari a mille zettabit al secondo. Il suo simbolo è Ybit/s. Per trent’anni fu la maggiore velocità che il sistema metrico potesse nominare, e descrive una rapidità senza applicazione in alcun luogo: né nell’ingegneria, né nella ricerca, né in previsione alcuna che qualcuno prenda sul serio.
La sua distanza dalla realtà è facile da enunciare. Il traffico mondiale di internet si aggira in media su un exabit al secondo, sicché uno yottabit al secondo è circa un milione di volte la comunicazione complessiva dell’intera specie umana. Il maggiore collegamento singolo mai costruito va a qualche centinaio di terabit al secondo, ossia un decimiliardesimo di questa cifra.
L’unità è nondimeno correttamente definita, ed è di quella completezza che si tratta. La regola del sistema metrico vuole che ogni prefisso si combini con ogni unità senza eccezione, sicché un lettore che non abbia mai visto Ybit/s riesce a decifrarlo dal solo prefisso. Un sistema con buchi richiederebbe una tavola delle combinazioni lecite, e una tavola è proprio ciò che un sistema fondato su una regola esiste per evitare.
C’è un modo materiale di pensare il numero. Uno yottabit al secondo è 125 zettaottetti al secondo, e la quantità totale di dati che l’umanità abbia mai conservato è di qualche centinaio di zettaottetti. Un collegamento a questa velocità trasmetterebbe dunque tutta l’informazione accumulata della specie in un paio di secondi. Un tale corpo di dati non esiste in un solo luogo pronto a essere inviato, e nulla all’altro capo potrebbe riceverlo.
Il prefisso yotta fu adottato nel 1991 insieme a zetta, in una conferenza che dovette anche valutare quali lettere restassero libere. Stette sulla cima della scala metrica fino al 2022, quando ronna e quetta furono aggiunti al di sopra, in parte perché le quantità di dati cominciavano ad avvicinarsi al vecchio tetto. Le velocità non hanno seguito le quantità verso l’alto allo stesso ritmo.
Per un convertitore, trattare l’unità è questione di coerenza e non di utilità. Uno strumento che converte correttamente ogni prefisso metrico non deve decidere quali di essi qualcuno userà, e una cifra scritta in yottabit al secondo — per improbabile che sia — si converte con la stessa regola di ogni altra.
Uno yottabit al secondo equivale a 1000 zettabit al secondo, a 125 zettaottetti al secondo o a circa 0,8272 yobibit al secondo.