| Tebibit (Tibit) | Mebiottetti (Mio) |
|---|---|
| 1 Tebibit | 131072 Mio |
| 2 Tebibit | 262144 Mio |
| 3 Tebibit | 393216 Mio |
| 4 Tebibit | 524288 Mio |
| 5 Tebibit | 655360 Mio |
| 10 Tebibit | 1310720 Mio |
| 20 Tebibit | 2621440 Mio |
| 25 Tebibit | 3276800 Mio |
| 50 Tebibit | 6553600 Mio |
| 100 Tebibit | 13107200 Mio |
| Riferimento | Tebibit (Tibit) | Mebiottetti (Mio) |
|---|---|---|
| A plain text message (160 characters) | 0.00000000116415 Tibit | 0.000152588 Mio |
| A three-minute MP3 | 0.0000218279 Tibit | 2.86102 Mio |
| A smartphone photo | 0.0000291038 Tibit | 3.8147 Mio |
| A high-definition film | 0.0291038 Tibit | 3814.7 Mio |
| A dual-layer Blu-ray disc | 0.363798 Tibit | 47683.7 Mio |
Il tebibit è un’unità d’informazione digitale pari a 1 099 511 627 776 bit, ossia 1024 gibibit o due alla quarantesima. Il suo simbolo è Tibit. È la controparte binaria del terabit, e i due differiscono oggi del 10 per cento, il punto in cui la distinzione cessa di essere pedante e diventa finanziaria.
Quel dieci per cento è la ragion d’essere dei prefissi IEC. Al kibibit il divario era del 2,4 per cento e si poteva scacciare con un gesto; qui è un decimo della quantità. In un contratto di apparecchiature d’archiviazione, in un accordo di servizio che garantisce capienza, o in una specifica che un fornitore deve rispettare, un decimo è la differenza fra l’adempimento e l’inadempimento.
La vera casa dell’unità è la memoria flash, dove le piastrine si fabbricano ormai con capienze di un tebibit e oltre impilando strati di celle in verticale. Una piastrina flash moderna può tenere uno o due tebibit, e un involucro che ne contenga otto tiene un terottetto di capienza grezza, da cui si sottraggono i blocchi di riserva e l’onere di gestione prima che qualcosa arrivi all’utente.
Un tebibit è 137 438 953 472 ottetti, ossia 128 gibiottetti. In termini pratici è l’archiviazione di un telefono di fascia media, o un paio d’ore di video ad alta risoluzione non compresso. L’unità descrive la materia prima degli apparecchi d’archiviazione e non qualcosa che una persona maneggi direttamente.
Anche i sistemi di file contano in binario a questa scala. Un volume dichiarato da 16 tebiottetti da uno strumento e da 17,6 terottetti da un altro è il medesimo volume, e la differenza sta interamente nella base dell’aritmetica. Chi amministra archiviazione impara a controllare quale convenzione uno strumento usi prima di confrontare due cifre di fonti diverse.
La notazione giusta è Tibit, con la T maiuscola e la i minuscola. Compare nelle schede tecniche della memoria flash, nella documentazione dei sistemi di file e nelle norme, e quasi in nessun altro luogo. La presenza di quella i minuscola è l’unico segnale affidabile che una cifra sia binaria, ed è per questo che la scrittura tecnica attenta la impiega anche quando il divario pare piccolo.
Un tebibit equivale a 1 099 511 627 776 bit, a 1024 gibibit, a 137 438 953 472 ottetti o a circa 1,100 terabit.
Il mebiottetto è un’unità d’informazione digitale pari a 1 048 576 ottetti, ossia 1024 kibiottetti. Il suo simbolo è Mio. È la controparte binaria del megaottetto, e i due differiscono del 4,9 per cento: il punto in cui un autore attento comincia a distinguerli.
La casa più visibile dell’unità è la memoria intermedia del processore. La memoria rapida incorporata in un processore per tenere i dati usati di recente si dimensiona in binario, e i chip moderni portano memorie intermedie misurate in mebiottetti: qualche centinaio di kibiottetti al secondo livello e decine di mebiottetti al terzo. Quelle cifre sono potenze esatte di due perché la memoria intermedia si indirizza dividendo un indirizzo in campi fissi di bit.
Le dimensioni dei blocchi e i tamponi seguono la stessa logica. I sistemi di file assegnano a blocchi, i motori di basi di dati leggono a pagine, gli strumenti di compressione lavorano a finestre, e tutto ciò sono potenze di due, il più delle volte di pochi mebiottetti. Uno strumento che offre un tampone da 16 megaottetti intende quasi sempre 16 mebiottetti, perché l’assegnazione sottostante è uno scorrimento e non una moltiplicazione.
La distinzione è divenuta visibile all’utente comune attraverso lo scarto fra ciò che uno scaricamento dichiara e ciò che un gestore di file riferisce. Un file descritto da 100 megaottetti in un sito è spesso da 100 mebiottetti sul disco, o viceversa, e la differenza del 4,9 per cento che ne deriva basta a far sembrare sbagliata una barra d’avanzamento senza che nulla lo sia davvero.
Per dare la scala, un mebiottetto tiene un milione di caratteri di testo senza accenti: all’incirca un romanzo lungo, o cinquecento pagine. È anche una sola fotografia di una macchina modesta, o otto secondi di video ad alta definizione. La stessa unità descrive dunque insieme una quantità enorme di testo e una quantità minima di video, il che dice parecchio sul costo relativo di rappresentare i due.
La notazione Mio dell’IEC si usa nella documentazione tecnica, nel nucleo Linux, negli strumenti dei sistemi di file e nelle norme. Resta rara nei programmi di consumo, dove si scrive MB per entrambe le quantità. Quando una cifra conta, l’abitudine più sicura è calcolare in ottetti e convertire una sola volta alla fine.
Un mebiottetto equivale a 1 048 576 ottetti, a 1024 kibiottetti, a 8 mebibit o a circa 1,049 megaottetti.