| Chiloottetti (ko) | Zebibit (Zibit) |
|---|---|
| 1 Chiloottetto | 6.77626357803 × 10-18 Zibit |
| 2 Chiloottetti | 1.35525271561 × 10-17 Zibit |
| 3 Chiloottetti | 2.03287907341 × 10-17 Zibit |
| 4 Chiloottetti | 2.71050543121 × 10-17 Zibit |
| 5 Chiloottetti | 3.38813178902 × 10-17 Zibit |
| 10 Chiloottetti | 6.77626357803 × 10-17 Zibit |
| 20 Chiloottetti | 1.35525271561 × 10-16 Zibit |
| 25 Chiloottetti | 1.69406589451 × 10-16 Zibit |
| 50 Chiloottetti | 3.38813178902 × 10-16 Zibit |
| 100 Chiloottetti | 6.77626357803 × 10-16 Zibit |
| Riferimento | Chiloottetti (ko) | Zebibit (Zibit) |
|---|---|---|
| A plain text message (160 characters) | 0.16 ko | 1.0842 × 10-18 Zibit |
| A three-minute MP3 | 3000 ko | 2.03288 × 10-14 Zibit |
| A smartphone photo | 4000 ko | 2.71051 × 10-14 Zibit |
| A high-definition film | 4000000 ko | 2.71051 × 10-11 Zibit |
| A dual-layer Blu-ray disc | 50000000 ko | 3.38813 × 10-10 Zibit |
Il kilottetto è un’unità d’informazione digitale pari a mille ottetti, e dunque a ottomila bit. Il suo simbolo è ko. È la minore delle unità di archiviazione quotidiane, e per due decenni fu l’unità in cui si descriveva la capienza intera di un calcolatore.
Un kilottetto tiene mille caratteri di testo senza accenti, ossia circa duecento parole, o un terzo di pagina. Il file di testo semplice di una lettera breve è di pochi kilottetti. Quasi nient’altro nell’informatica moderna è così piccolo: un documento vuoto di un elaboratore di testi pesa già decine di kilottetti, perché il formato del file trascina impaginazione, caratteri e dati descrittivi attorno al testo.
L’importanza storica dell’unità è difficile da sopravvalutare. L’Apple II uscì con 4 kilottetti di memoria, il Commodore 64 trasse il nome dai suoi 64, e il primo calcolatore personale IBM poteva indirizzarne 640. Programmi di reale complessità — fogli di calcolo, elaboratori di testi, giochi con immagini e suono — furono scritti per stare dentro quei numeri, il che richiedeva una disciplina oggi in gran parte scomparsa.
Il kilottetto è anche il luogo in cui cominciò la confusione fra decimale e binario. La memoria arrivava in unità di 1024 ottetti perché l’indirizzamento è binario, e tutti chiamavano ciò un kilottetto. I costruttori di dischi contavano in migliaia vere. Le due convenzioni differiscono del 2,4 per cento, trascurabile a questa scala, ma lo stesso errore si accumula a ogni gradino e tocca il 10 per cento al terottetto.
L’IEC risolse l’ambiguità nel 1998 definendo il kibiottetto come 1024 ottetti e lasciando il kilottetto a esattamente 1000. I sistemi operativi l’hanno adottata in modo disuguale: alcuni riferiscono le dimensioni dei file in kilottetti veri, altri dividono ancora per 1024 pur scrivendo ko, e pochi scrivono ormai correttamente Kio.
Dove l’unità compare ancora ogni giorno è nei protocolli di rete e nelle dimensioni delle piccole risorse del web. Il foglio di stile di una pagina, un’icona, un certificato, un file di configurazione, una pagina d’indice di una base di dati: tutto ciò si misura in kilottetti, e la pagina di memoria consueta della maggior parte dei processori è di 4 kibiottetti, abbastanza vicina a 4 kilottetti per la conversazione, ma non per il calcolo.
Un kilottetto equivale a 1000 ottetti, a 8000 bit, a 8 kilobit o a circa 0,9766 kibiottetti.
Lo zebibit è un’unità d’informazione digitale pari a due alla settantesima in bit, ossia 1024 exbibit. Il suo simbolo è Zibit. È la controparte binaria dello zettabit, e i due differiscono oggi del 18,1 per cento: quasi un quinto.
Quella divergenza è la ragione stessa per cui i prefissi binari furono necessari. Al kibibit le due convenzioni differivano del 2,4 per cento, un errore d’arrotondamento. Qui il divario è grande abbastanza perché un documento che usi quella sbagliata riferisca semplicemente un’altra quantità, e nessun contesto può sanare l’ambiguità a posteriori.
Uno zebibit è 147 573 952 589 676 412 928 ottetti, ossia 128 exbiottetti. Nulla di questa misura esiste. Il totale dei dati conservati dall’umanità sta su qualche centinaio di zettaottetti, ossia meno di uno zebiottetto, sicché l’intera riserva d’informazione del mondo non arriva ancora a un’unità a questo gradino della scala binaria.
L’unità esiste perché la serie IEC fu definita per intero e non solo fin dove allora serviva. È lo stesso principio che il sistema metrico segue: ogni prefisso si applica a ogni unità, che la combinazione sia già stata usata o no. Un sistema con buchi richiede una tavola di eccezioni; uno senza richiede solo la regola.
Dove lo zebibit potrebbe davvero comparire è nell’aritmetica degli spazi d’indirizzi. Due alla settantesima non è una larghezza naturale di puntatore, ma i multipli e le frazioni di potenze di due attraversano ogni discussione sull’indirizzamento, e uno schema che riservasse settanta bit a qualcosa si descriverebbe naturalmente in questi termini. Tali schemi si propongono di tanto in tanto e nessuno è finora stato necessario.
Leggere il simbolo è l’abilità pratica. Zibit è binario, Zbit è decimale, e a diciotto per cento di distanza i due non sono intercambiabili in alcun documento in cui la cifra conti. Quando una fonte scrive ZB senza spiegazione, non c’è modo di sapere quale si intendesse, e la risposta onesta è trattare la cifra come incerta di un quinto.
Uno zebibit equivale a 1024 exbibit, a 147 573 952 589 676 412 928 ottetti o a circa 1,181 zettabit.