| Chiloottetti (ko) | Yottabit (Ybit) |
|---|---|
| 1 Chiloottetto | 8 × 10-21 Ybit |
| 2 Chiloottetti | 1.6 × 10-20 Ybit |
| 3 Chiloottetti | 2.4 × 10-20 Ybit |
| 4 Chiloottetti | 3.2 × 10-20 Ybit |
| 5 Chiloottetti | 4 × 10-20 Ybit |
| 10 Chiloottetti | 8 × 10-20 Ybit |
| 20 Chiloottetti | 1.6 × 10-19 Ybit |
| 25 Chiloottetti | 2 × 10-19 Ybit |
| 50 Chiloottetti | 4 × 10-19 Ybit |
| 100 Chiloottetti | 8 × 10-19 Ybit |
| Riferimento | Chiloottetti (ko) | Yottabit (Ybit) |
|---|---|---|
| A plain text message (160 characters) | 0.16 ko | 1.28 × 10-21 Ybit |
| A three-minute MP3 | 3000 ko | 2.4 × 10-17 Ybit |
| A smartphone photo | 4000 ko | 3.2 × 10-17 Ybit |
| A high-definition film | 4000000 ko | 3.2 × 10-14 Ybit |
| A dual-layer Blu-ray disc | 50000000 ko | 4 × 10-13 Ybit |
Il kilottetto è un’unità d’informazione digitale pari a mille ottetti, e dunque a ottomila bit. Il suo simbolo è ko. È la minore delle unità di archiviazione quotidiane, e per due decenni fu l’unità in cui si descriveva la capienza intera di un calcolatore.
Un kilottetto tiene mille caratteri di testo senza accenti, ossia circa duecento parole, o un terzo di pagina. Il file di testo semplice di una lettera breve è di pochi kilottetti. Quasi nient’altro nell’informatica moderna è così piccolo: un documento vuoto di un elaboratore di testi pesa già decine di kilottetti, perché il formato del file trascina impaginazione, caratteri e dati descrittivi attorno al testo.
L’importanza storica dell’unità è difficile da sopravvalutare. L’Apple II uscì con 4 kilottetti di memoria, il Commodore 64 trasse il nome dai suoi 64, e il primo calcolatore personale IBM poteva indirizzarne 640. Programmi di reale complessità — fogli di calcolo, elaboratori di testi, giochi con immagini e suono — furono scritti per stare dentro quei numeri, il che richiedeva una disciplina oggi in gran parte scomparsa.
Il kilottetto è anche il luogo in cui cominciò la confusione fra decimale e binario. La memoria arrivava in unità di 1024 ottetti perché l’indirizzamento è binario, e tutti chiamavano ciò un kilottetto. I costruttori di dischi contavano in migliaia vere. Le due convenzioni differiscono del 2,4 per cento, trascurabile a questa scala, ma lo stesso errore si accumula a ogni gradino e tocca il 10 per cento al terottetto.
L’IEC risolse l’ambiguità nel 1998 definendo il kibiottetto come 1024 ottetti e lasciando il kilottetto a esattamente 1000. I sistemi operativi l’hanno adottata in modo disuguale: alcuni riferiscono le dimensioni dei file in kilottetti veri, altri dividono ancora per 1024 pur scrivendo ko, e pochi scrivono ormai correttamente Kio.
Dove l’unità compare ancora ogni giorno è nei protocolli di rete e nelle dimensioni delle piccole risorse del web. Il foglio di stile di una pagina, un’icona, un certificato, un file di configurazione, una pagina d’indice di una base di dati: tutto ciò si misura in kilottetti, e la pagina di memoria consueta della maggior parte dei processori è di 4 kibiottetti, abbastanza vicina a 4 kilottetti per la conversazione, ma non per il calcolo.
Un kilottetto equivale a 1000 ottetti, a 8000 bit, a 8 kilobit o a circa 0,9766 kibiottetti.
Lo yottabit è un’unità d’informazione digitale pari a mille zettabit: un uno seguito da ventiquattro zeri. Il suo simbolo è Ybit. Per trent’anni fu la maggiore unità che il sistema metrico offrisse, e descrive una quantità di dati che ancora non esiste in nessun luogo.
Uno yottabit è 125 zettaottetti. Il totale di tutti i dati conservati dall’umanità si stima oggi in qualche centinaio di zettaottetti, sicché l’intera riserva d’informazione del mondo si aggira su uno o due yottabit. È la prima unità di dati genuinamente maggiore di ciò che potrebbe descrivere, ed è questo a renderla interessante.
Il prefisso yotta fu adottato nel 1991 alla 19ª Conferenza generale dei pesi e delle misure, insieme a zetta. I nomi furono inventati più che derivati: i numerali greci e latini erano stati esauriti da peta ed exa, e il comitato aveva bisogno di lettere non già prese come simboli di unità. Y e Z erano fra le poche rimaste, e le sillabe furono costruite attorno a esse.
A lungo il prefisso yotta segnò la cima della scala e comparve soprattutto in congetture e in affermazioni sui piani di archiviazione dei servizi d’informazione, rivelatesi esagerate. Poi, nel 2022, la Conferenza generale aggiunse ronna e quetta al di sopra, insieme a ronto e quecto al di sotto, perché le quantità di dati salivano abbastanza in fretta da rendere la cima visibile.
Raggiungere uno yottaottetto di archiviazione con la tecnica attuale sarebbe un’impresa fisica. Anche alle più alte densità disponibili occorrerebbero centinaia di milioni dei più grandi dischi rigidi mai fabbricati, un’alimentazione elettrica paragonabile a quella di un piccolo paese e un programma di costruzione lungo decenni. Il vincolo non sta nella matematica ma nel silicio e nell’elettricità.
L’unità è nondimeno correttamente definita e un convertitore deve trattarla, sia perché le previsioni di crescita futura dei dati si scrivono in yottaottetti, sia perché la regola del sistema metrico vuole che ogni prefisso si applichi a ogni unità. Una quantità non ha bisogno di esistere perché il suo nome sia ben formato.
Uno yottabit equivale a 1000 zettabit, a 125 zettaottetti o a circa 0,8272 yobibit.