| Chiloottetti (ko) | Kibibit (Kibit) |
|---|---|
| 1 Chiloottetto | 7.8125 Kibit |
| 2 Chiloottetti | 15.625 Kibit |
| 3 Chiloottetti | 23.4375 Kibit |
| 4 Chiloottetti | 31.25 Kibit |
| 5 Chiloottetti | 39.0625 Kibit |
| 10 Chiloottetti | 78.125 Kibit |
| 20 Chiloottetti | 156.25 Kibit |
| 25 Chiloottetti | 195.3125 Kibit |
| 50 Chiloottetti | 390.625 Kibit |
| 100 Chiloottetti | 781.25 Kibit |
| Riferimento | Chiloottetti (ko) | Kibibit (Kibit) |
|---|---|---|
| A plain text message (160 characters) | 0.16 ko | 1.25 Kibit |
| A three-minute MP3 | 3000 ko | 23437.5 Kibit |
| A smartphone photo | 4000 ko | 31250 Kibit |
| A high-definition film | 4000000 ko | 31250000 Kibit |
| A dual-layer Blu-ray disc | 50000000 ko | 390625000 Kibit |
Il kilottetto è un’unità d’informazione digitale pari a mille ottetti, e dunque a ottomila bit. Il suo simbolo è ko. È la minore delle unità di archiviazione quotidiane, e per due decenni fu l’unità in cui si descriveva la capienza intera di un calcolatore.
Un kilottetto tiene mille caratteri di testo senza accenti, ossia circa duecento parole, o un terzo di pagina. Il file di testo semplice di una lettera breve è di pochi kilottetti. Quasi nient’altro nell’informatica moderna è così piccolo: un documento vuoto di un elaboratore di testi pesa già decine di kilottetti, perché il formato del file trascina impaginazione, caratteri e dati descrittivi attorno al testo.
L’importanza storica dell’unità è difficile da sopravvalutare. L’Apple II uscì con 4 kilottetti di memoria, il Commodore 64 trasse il nome dai suoi 64, e il primo calcolatore personale IBM poteva indirizzarne 640. Programmi di reale complessità — fogli di calcolo, elaboratori di testi, giochi con immagini e suono — furono scritti per stare dentro quei numeri, il che richiedeva una disciplina oggi in gran parte scomparsa.
Il kilottetto è anche il luogo in cui cominciò la confusione fra decimale e binario. La memoria arrivava in unità di 1024 ottetti perché l’indirizzamento è binario, e tutti chiamavano ciò un kilottetto. I costruttori di dischi contavano in migliaia vere. Le due convenzioni differiscono del 2,4 per cento, trascurabile a questa scala, ma lo stesso errore si accumula a ogni gradino e tocca il 10 per cento al terottetto.
L’IEC risolse l’ambiguità nel 1998 definendo il kibiottetto come 1024 ottetti e lasciando il kilottetto a esattamente 1000. I sistemi operativi l’hanno adottata in modo disuguale: alcuni riferiscono le dimensioni dei file in kilottetti veri, altri dividono ancora per 1024 pur scrivendo ko, e pochi scrivono ormai correttamente Kio.
Dove l’unità compare ancora ogni giorno è nei protocolli di rete e nelle dimensioni delle piccole risorse del web. Il foglio di stile di una pagina, un’icona, un certificato, un file di configurazione, una pagina d’indice di una base di dati: tutto ciò si misura in kilottetti, e la pagina di memoria consueta della maggior parte dei processori è di 4 kibiottetti, abbastanza vicina a 4 kilottetti per la conversazione, ma non per il calcolo.
Un kilottetto equivale a 1000 ottetti, a 8000 bit, a 8 kilobit o a circa 0,9766 kibiottetti.
Il kibibit è un’unità d’informazione digitale pari a 1024 bit. Il suo simbolo è Kibit. È il primo dei prefissi binari, un insieme di unità definito dalla Commissione elettrotecnica internazionale nel 1998 per porre fine a una confusione che si trascinava nell’informatica dagli anni Sessanta.
Il problema era semplice. I calcolatori indirizzano la memoria in potenze di due, sicché la memoria arrivava in blocchi da 1024 e non da 1000. Gli ingegneri presero in prestito il prefisso metrico chilo per quella quantità perché 1024 è vicino a 1000, e con numeri piccoli l’approssimazione era innocua. Ma l’archiviazione e la trasmissione contavano in migliaia vere, sicché lo stesso prefisso significava due cose diverse secondo quale parte della macchina si descrivesse.
La soluzione dell’IEC fu coniare nomi nuovi. Kibi è una contrazione di chilo binario, e lo schema prosegue con mebi, gibi, tebi, pebi, exbi, zebi e yobi. Ciascuno è 1024 volte quello sotto, e ogni simbolo prende la forma di una maiuscola seguita da una i minuscola: Ki, Mi, Gi, Ti e così via. Il kilobit passa allora a significare mille bit e nient’altro.
Un kibibit è 128 ottetti, e il divario rispetto a un kilobit è del 2,4 per cento. Quella piccola differenza è la ragione per cui i due furono confusi tanto a lungo: a questa scala nessuno se ne accorge. L’errore si accumula del 2,4 per cento a ogni gradino, tocca il 5 per cento al mebibit, il 7 per cento al gibibit e il 21 per cento allo yobibit, ed è là che l’ambiguità divenne davvero costosa.
L’adozione è stata parziale e disuguale. Gli enti di normazione, il nucleo Linux e la gran parte della documentazione tecnica usano correttamente i prefissi IEC. I programmi di consumo in gran parte no, e molti scrivono ancora KB mentre dividono per 1024. Il risultato è che il lettore deve spesso dedurre dal contesto quale convenzione un numero segua, che è proprio ciò che la norma fu scritta per impedire.
In pratica il kibibit compare soprattutto nelle schede dei piccoli chip di memoria, nelle memorie seriali dei sistemi incorporati e nei documenti di protocollo dove conta una potenza esatta di due. Ovunque si voglia dire 1024 e non 1000, questa è l’unità giusta.
Un kibibit equivale a 1024 bit, a 128 ottetti o a 1,024 kilobit.