| Chiloottetti (ko) | Pebibit (Pibit) |
|---|---|
| 1 Chiloottetto | 7.1054273576 × 10-12 Pibit |
| 2 Chiloottetti | 1.42108547152 × 10-11 Pibit |
| 3 Chiloottetti | 2.13162820728 × 10-11 Pibit |
| 4 Chiloottetti | 2.84217094304 × 10-11 Pibit |
| 5 Chiloottetti | 3.5527136788 × 10-11 Pibit |
| 10 Chiloottetti | 7.1054273576 × 10-11 Pibit |
| 20 Chiloottetti | 1.42108547152 × 10-10 Pibit |
| 25 Chiloottetti | 1.7763568394 × 10-10 Pibit |
| 50 Chiloottetti | 3.5527136788 × 10-10 Pibit |
| 100 Chiloottetti | 7.1054273576 × 10-10 Pibit |
| Riferimento | Chiloottetti (ko) | Pebibit (Pibit) |
|---|---|---|
| A plain text message (160 characters) | 0.16 ko | 1.13687 × 10-12 Pibit |
| A three-minute MP3 | 3000 ko | 0.0000000213163 Pibit |
| A smartphone photo | 4000 ko | 0.0000000284217 Pibit |
| A high-definition film | 4000000 ko | 0.0000284217 Pibit |
| A dual-layer Blu-ray disc | 50000000 ko | 0.000355271 Pibit |
Il kilottetto è un’unità d’informazione digitale pari a mille ottetti, e dunque a ottomila bit. Il suo simbolo è ko. È la minore delle unità di archiviazione quotidiane, e per due decenni fu l’unità in cui si descriveva la capienza intera di un calcolatore.
Un kilottetto tiene mille caratteri di testo senza accenti, ossia circa duecento parole, o un terzo di pagina. Il file di testo semplice di una lettera breve è di pochi kilottetti. Quasi nient’altro nell’informatica moderna è così piccolo: un documento vuoto di un elaboratore di testi pesa già decine di kilottetti, perché il formato del file trascina impaginazione, caratteri e dati descrittivi attorno al testo.
L’importanza storica dell’unità è difficile da sopravvalutare. L’Apple II uscì con 4 kilottetti di memoria, il Commodore 64 trasse il nome dai suoi 64, e il primo calcolatore personale IBM poteva indirizzarne 640. Programmi di reale complessità — fogli di calcolo, elaboratori di testi, giochi con immagini e suono — furono scritti per stare dentro quei numeri, il che richiedeva una disciplina oggi in gran parte scomparsa.
Il kilottetto è anche il luogo in cui cominciò la confusione fra decimale e binario. La memoria arrivava in unità di 1024 ottetti perché l’indirizzamento è binario, e tutti chiamavano ciò un kilottetto. I costruttori di dischi contavano in migliaia vere. Le due convenzioni differiscono del 2,4 per cento, trascurabile a questa scala, ma lo stesso errore si accumula a ogni gradino e tocca il 10 per cento al terottetto.
L’IEC risolse l’ambiguità nel 1998 definendo il kibiottetto come 1024 ottetti e lasciando il kilottetto a esattamente 1000. I sistemi operativi l’hanno adottata in modo disuguale: alcuni riferiscono le dimensioni dei file in kilottetti veri, altri dividono ancora per 1024 pur scrivendo ko, e pochi scrivono ormai correttamente Kio.
Dove l’unità compare ancora ogni giorno è nei protocolli di rete e nelle dimensioni delle piccole risorse del web. Il foglio di stile di una pagina, un’icona, un certificato, un file di configurazione, una pagina d’indice di una base di dati: tutto ciò si misura in kilottetti, e la pagina di memoria consueta della maggior parte dei processori è di 4 kibiottetti, abbastanza vicina a 4 kilottetti per la conversazione, ma non per il calcolo.
Un kilottetto equivale a 1000 ottetti, a 8000 bit, a 8 kilobit o a circa 0,9766 kibiottetti.
Il pebibit è un’unità d’informazione digitale pari a 1 125 899 906 842 624 bit, ossia 1024 tebibit o due alla cinquantesima. Il suo simbolo è Pibit. È la controparte binaria del petabit, e il divario fra i due si è allargato al 12,6 per cento.
Quell’allargamento merita d’essere osservato, perché condensa in un solo numero l’intero argomento a favore dei prefissi IEC. Ogni gradino della scala moltiplica il divario per 1,024, sicché ciò che partiva come un innocuo 2,4 per cento al kibibit è qui un ottavo della quantità e un quinto allo yobibit. Una convenzione ragionevole per numeri piccoli diventa insostenibile per quelli grandi.
Un pebibit è 140 737 488 355 328 ottetti, ossia 128 tebiottetti. Archiviazione di questa misura esiste nei sistemi di memoria dei supercalcolatori, nelle memorie intermedie scientifiche più rapide e nella memoria complessiva di grappoli molto grandi. Le macchine maggiori nell’elenco dei calcolatori più rapidi del mondo hanno memoria principale misurata in pebiottetti, e la possibilità di tenere un’intera simulazione in memoria anziché su disco è ciò che rende certi calcoli anche solo possibili.
Poiché questi sistemi sono indirizzati in binario, l’unità binaria è quella giusta e la cifra decimale sarebbe un’approssimazione. Un grappolo con un pebibit di memoria non ha un petabit; ne ha il 12,6 per cento in più, e un ripartitore che assegnasse sulla cifra decimale lascerebbe tutto ciò inutilizzato.
L’unità compare anche nei limiti dei sistemi di file. Diversi sistemi di file assai usati hanno dimensioni massime di volume o di file espresse come potenze esatte di due, e dove quei limiti cadono in questo intervallo si scrivono naturalmente in pebiottetti. La documentazione che li converte in unità decimali perde proprio la proprietà che li rendeva memorabili.
Nell’informatica quotidiana il pebibit non si incontra mai. Appartiene alle specifiche, all’architettura dei sistemi e al progetto delle macchine maggiori, e un convertitore ne ha bisogno proprio per quei documenti. Ovunque la quantità sottostante sia una potenza di due, questa è l’unità che lo dice senza arrotondare.
Un pebibit equivale a 1024 tebibit, a 140 737 488 355 328 ottetti o a circa 1,126 petabit.