| Kibibit al secondo (Kibit/s) | Teraottetti al secondo (To/s) |
|---|---|
| 1 Kibibit al secondo | 1.28 × 10-10 To/s |
| 2 Kibibit al secondo | 2.56 × 10-10 To/s |
| 3 Kibibit al secondo | 3.84 × 10-10 To/s |
| 4 Kibibit al secondo | 5.12 × 10-10 To/s |
| 5 Kibibit al secondo | 6.4 × 10-10 To/s |
| 10 Kibibit al secondo | 0.00000000128 To/s |
| 20 Kibibit al secondo | 0.00000000256 To/s |
| 25 Kibibit al secondo | 0.0000000032 To/s |
| 50 Kibibit al secondo | 0.0000000064 To/s |
| 100 Kibibit al secondo | 0.0000000128 To/s |
| Riferimento | Kibibit al secondo (Kibit/s) | Teraottetti al secondo (To/s) |
|---|---|---|
| A dial-up modem | 54.6875 Kibit/s | 0.000000007 To/s |
| Typical home broadband | 97656.2 Kibit/s | 0.0000125 To/s |
| Gigabit Ethernet | 976562 Kibit/s | 0.000125 To/s |
| Streaming a 4K film | 24414.1 Kibit/s | 0.000003125 To/s |
Il kibibit al secondo è un’unità di velocità di trasferimento dei dati pari a 1024 bit al secondo. Il suo simbolo è Kibit/s. È la controparte binaria del kilobit al secondo, e il membro meno usato di una famiglia già di per sé insolita, poiché le velocità di trasferimento sono uno dei pochi luoghi dell’informatica in cui la convenzione decimale è sempre stata univoca.
Le reti hanno contato in migliaia vere fin dall’inizio. Un modem valutato a 56 kilobit al secondo significava cinquantaseimila, non cinquantasettemilatrecentoquarantaquattro. La ragione è che una velocità di trasmissione è fissata da un orologio, e gli orologi si specificano in frequenze decimali: un collegamento a dieci milioni di simboli al secondo porta un numero decimale di bit e non una potenza di due.
I prefissi binari esistono per le quantità e non per le velocità, perché le quantità d’archiviazione si ordinano in potenze di due mentre il tempo no. Non c’è ragione naturale perché una velocità sia una potenza di due, e per conseguenza nessuna perché un’unità di velocità richieda un prefisso binario. Dove ne compare uno, è quasi sempre perché un programma ha diviso una dimensione binaria di file per una durata.
È esattamente là che il kibibit al secondo affiora. Uno strumento che misura un trasferimento contando kibiottetti e dividendo per secondi produce una velocità in kibiottetti al secondo, e moltiplicare per otto dà kibibit al secondo. L’unità è conseguenza dell’aritmetica e non descrizione del canale.
Per dare la scala, un kibibit al secondo è 128 ottetti al secondo, e il divario rispetto a un kilobit al secondo è del 2,4 per cento: minore dell’errore di misura di quasi ogni prova reale di portata. A questo livello la distinzione è tecnicamente corretta e praticamente invisibile, il che descrive bene l’intero sistema dei prefissi binari al suo estremo inferiore.
L’unità è correttamente definita e un convertitore deve trattarla, perché la serie IEC si applica a ogni unità senza eccezione. Che qualcuno la scriva è questione distinta dal fatto che significhi qualcosa di preciso, e lo significa.
Un kibibit al secondo equivale a 1024 bit al secondo, a 128 ottetti al secondo o a 1,024 kilobit al secondo.
Il terottetto al secondo è un’unità di velocità di trasferimento dei dati pari a mille gigaottetti al secondo, ossia otto terabit al secondo. Il suo simbolo è To/s. Descrive la larghezza di banda della memoria dentro i processori più rapidi e la portata complessiva dei grandi sistemi di calcolo, più che un collegamento fra macchine distinte.
I chip grafici e gli acceleratori ne sono l’esempio più netto. Un acceleratore moderno usa memoria impilata posta accanto al processore nel medesimo involucro, e la larghezza di banda fra i due arriva a parecchi terottetti al secondo. Quella cifra è ciò che permette di tenere occupate migliaia di unità di calcolo insieme, ed è oggi la proprietà che più spesso determina la rapidità di un carico di apprendimento automatico.
Vale la pena dire perché la larghezza di banda, e non il calcolo, sia divenuta il fattore limitante. I processori sono cresciuti nel calcolo assai più in fretta della memoria nel fornire dati, sicché un chip moderno può eseguire decine di operazioni per ogni ottetto che legge. Ogni calcolo che tocchi la memoria più spesso di così è limitato dalla memoria, e la maggior parte dei calcoli reali lo è.
Le interconnessioni dei supercalcolatori raggiungono questo intervallo nel complesso. La rete che unisce migliaia di nodi porta terottetti al secondo attraverso l’intera macchina, benché nessun collegamento singolo lo faccia. Il problema di progetto è disporre la topologia in modo che ogni nodo raggiunga presto qualunque altro, ed è per questo che tali reti si costruiscono come maglie e alberi multidimensionali anziché come semplici stelle.
Per rendere concreto il numero, un terottetto al secondo riempirebbe un grosso disco rigido di consumo in venti secondi e trasferirebbe l’intero testo di tutti i libri di una biblioteca nazionale in meno di un minuto. Nulla d’uso comune vi si avvicina, e nessun cavo esterno di alcun genere lo trasporta.
L’unità compare anche nella descrizione delle schiere d’archiviazione. Un grande sistema di file parallelo, ripartito su migliaia di dischi, può consegnare qualche terottetto al secondo nel complesso a un supercalcolatore, e quella cifra è citata come specifica di rilievo perché determina con quale rapidità una simulazione possa essere scritta e riletta.
Un terottetto al secondo equivale a 1000 gigaottetti al secondo, a 8 terabit al secondo o a circa 0,9095 tebiottetti al secondo.