Conversione da 20 Megabit a Chilobit

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Formula per convertire Megabit (Mbit) in Chilobit (kbit)

Maggiori informazioni

Tabella di conversione da Megabit a Chilobit

Megabit (Mbit)Chilobit (kbit)
1 Megabit1000 kbit
2 Megabit2000 kbit
3 Megabit3000 kbit
4 Megabit4000 kbit
5 Megabit5000 kbit
10 Megabit10000 kbit
20 Megabit20000 kbit
25 Megabit25000 kbit
50 Megabit50000 kbit
100 Megabit100000 kbit

Valori di riferimento di dati

RiferimentoMegabit (Mbit)Chilobit (kbit)
A plain text message (160 characters)0.00128 Mbit1.28 kbit
A three-minute MP324 Mbit24000 kbit
A smartphone photo32 Mbit32000 kbit
A high-definition film32000 Mbit32000000 kbit
A dual-layer Blu-ray disc400000 Mbit400000000 kbit

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LunghezzaMassaTemperaturaEnergiaVolumeVelocitàTempoDatiPressioneFrequenzaVelocità di trasferimento datiPortata volumetricaAngoloArea

Informazioni sul Megabit (Mbit)

Il megabit è un’unità d’informazione digitale pari a un milione di bit. Il suo simbolo è Mbit. È l’unità in cui si reclamizza quasi sempre la velocità di un collegamento a internet, il che ne fa una delle poche unità di dati che il consumatore comune incontra per nome ogni volta che sceglie un servizio.

Un megabit è un milione di bit esatti, non 1 048 576. Quella distinzione ha conseguenze pratiche. Un megabit tiene 125 000 ottetti, ossia 125 kilottetti, sicché un collegamento a 100 megabit al secondo trasferisce al meglio circa 12,5 megaottetti al secondo. Un file indicato come da 500 megaottetti impiega dunque almeno quaranta secondi, e non i quattro che il numero reclamizzato pare promettere.

Quel fattore otto è la ragione per cui tanta gente crede il proprio collegamento più lento di quanto le sia stato venduto. Nulla di disonesto accade: il settore esprime la portata in bit al secondo perché è ciò che lo strato fisico trasporta davvero, mentre i gestori di file esprimono la dimensione in ottetti perché così è ordinata l’archiviazione. Entrambe le convenzioni sono giuste nel proprio ambito, e l’aritmetica fra loro è una divisione per otto.

La portata reale è ancora minore. Le intestazioni di protocollo, la correzione d’errore e le ritrasmissioni consumano capienza, e la quota utilizzabile di un collegamento è di solito il 90-95 per cento della velocità nominale. I collegamenti senza fili perdono di più, perché il mezzo è condiviso e i disturbi impongono ripetizioni. Un collegamento reclamizzato a 100 megabit al secondo ne consegna in pratica circa 90, e meno su una rete senza fili carica.

Vale la pena tenere a mente i numeri che segnano le epoche. La prima banda larga offriva 1-8 megabit al secondo, il cavo e la fibra portarono ciò a 50 e 100, e i servizi a gigabit sono oggi comuni in città. Il video ad alta definizione richiede circa 5 megabit al secondo, l’altissima definizione circa 25, e una chiamata video fra due persone 8, sicché il bisogno reale di una famiglia resta in genere assai sotto ciò che sottoscrive.

Nella memoria il megabit descrive la capienza dei chip. Un chip di memoria da 512 megabit tiene 64 megaottetti, e più chip simili formano un modulo. Il costruttore conta in bit perché è ciò che il silicio contiene; l’acquirente conta in ottetti perché è ciò che il sistema operativo riferisce.

Un megabit equivale a 1 000 000 di bit, a 1000 kilobit, a 125 kilottetti o a circa 0,9537 mebibit.


Informazioni sul Chilobit (kbit)

Il kilobit è un’unità d’informazione digitale pari a mille bit. Il suo simbolo è kbit. La k minuscola conta: segna il chilo decimale del sistema metrico, mille esatti, in opposizione ai 1024 binari che la K maiuscola talvolta indicava nell’uso informatico antico.

Quella distinzione fu contesa per decenni. La memoria si costruisce in potenze di due, sicché un chip con 1024 bit fu detto chip da un kilobit, e il nome attecchì benché il numero sbagliasse del 2,4 per cento. L’archiviazione e la trasmissione, invece, contarono sempre in migliaia vere. L’IEC risolse la faccenda nel 1998 chiamando kibibit la quantità binaria, lasciando al kilobit il senso di mille e nient’altro.

Per dare la scala, un kilobit tiene 125 ottetti, ossia circa 125 caratteri di testo senza accenti: all’incirca una frase lunga, o la lunghezza di un breve messaggio su una rete sociale. Una sola fotografia a bassa definizione è migliaia di volte più grande. Il kilobit è un’unità per cose un tempo giudicate generose e oggi giudicate irrisorie.

La sua casa storica fu il modem telefonico. I collegamenti a chiamata erano classificati in kilobit al secondo, e i numeri segnavano l’epoca con precisione: 300 bit al secondo alla fine degli anni settanta, poi 1,2, 2,4, 9,6, 14,4, 28,8 e infine 56 kilobit al secondo, che portava una comune linea vocale al suo tetto teorico. Chi usò internet prima della banda larga misurò la propria esperienza con questi numeri.

Il kilobit sopravvive nella codifica di suono e video, dove le velocità si danno in kilobit al secondo. I codificatori di voce della telefonia vanno da 8 a 64. La musica codificata a 128 kilobit al secondo fu la norma iniziale dei lettori portatili, 192 e 256 sono oggi comuni, e 320 è il tetto pratico dei formati con perdita più vecchi. Il video sta un ordine decimale più in alto, in megabit.

Le capienze dei chip di memoria si descrivono ancora talvolta in kilobit, soprattutto per le piccole memorie seriali dei dispositivi incorporati, dove un componente da 64 kilobit tiene 8 kilottetti di dati di configurazione. In quelle specifiche il numero è di solito quello binario, sicché conviene leggere con cura la scheda tecnica.

Un kilobit equivale a 1000 bit, a 125 ottetti o a circa 0,9766 kibibit.