Conversione da Chilobit a Petaottetti

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Formula per convertire Chilobit (kbit) in Petaottetti (Po)

Maggiori informazioni

Tabella di conversione da Chilobit a Petaottetti

Chilobit (kbit)Petaottetti (Po)
1 Chilobit1.25 × 10-13 Po
2 Chilobit2.5 × 10-13 Po
3 Chilobit3.75 × 10-13 Po
4 Chilobit5 × 10-13 Po
5 Chilobit6.25 × 10-13 Po
10 Chilobit1.25 × 10-12 Po
20 Chilobit2.5 × 10-12 Po
25 Chilobit3.125 × 10-12 Po
50 Chilobit6.25 × 10-12 Po
100 Chilobit1.25 × 10-11 Po

Valori di riferimento di dati

RiferimentoChilobit (kbit)Petaottetti (Po)
A plain text message (160 characters)1.28 kbit1.6 × 10-13 Po
A three-minute MP324000 kbit0.000000003 Po
A smartphone photo32000 kbit0.000000004 Po
A high-definition film32000000 kbit0.000004 Po
A dual-layer Blu-ray disc400000000 kbit0.00005 Po

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LunghezzaMassaTemperaturaEnergiaVolumeVelocitàTempoDatiPressioneFrequenzaVelocità di trasferimento datiPortata volumetricaAngoloArea

Informazioni sul Chilobit (kbit)

Il kilobit è un’unità d’informazione digitale pari a mille bit. Il suo simbolo è kbit. La k minuscola conta: segna il chilo decimale del sistema metrico, mille esatti, in opposizione ai 1024 binari che la K maiuscola talvolta indicava nell’uso informatico antico.

Quella distinzione fu contesa per decenni. La memoria si costruisce in potenze di due, sicché un chip con 1024 bit fu detto chip da un kilobit, e il nome attecchì benché il numero sbagliasse del 2,4 per cento. L’archiviazione e la trasmissione, invece, contarono sempre in migliaia vere. L’IEC risolse la faccenda nel 1998 chiamando kibibit la quantità binaria, lasciando al kilobit il senso di mille e nient’altro.

Per dare la scala, un kilobit tiene 125 ottetti, ossia circa 125 caratteri di testo senza accenti: all’incirca una frase lunga, o la lunghezza di un breve messaggio su una rete sociale. Una sola fotografia a bassa definizione è migliaia di volte più grande. Il kilobit è un’unità per cose un tempo giudicate generose e oggi giudicate irrisorie.

La sua casa storica fu il modem telefonico. I collegamenti a chiamata erano classificati in kilobit al secondo, e i numeri segnavano l’epoca con precisione: 300 bit al secondo alla fine degli anni settanta, poi 1,2, 2,4, 9,6, 14,4, 28,8 e infine 56 kilobit al secondo, che portava una comune linea vocale al suo tetto teorico. Chi usò internet prima della banda larga misurò la propria esperienza con questi numeri.

Il kilobit sopravvive nella codifica di suono e video, dove le velocità si danno in kilobit al secondo. I codificatori di voce della telefonia vanno da 8 a 64. La musica codificata a 128 kilobit al secondo fu la norma iniziale dei lettori portatili, 192 e 256 sono oggi comuni, e 320 è il tetto pratico dei formati con perdita più vecchi. Il video sta un ordine decimale più in alto, in megabit.

Le capienze dei chip di memoria si descrivono ancora talvolta in kilobit, soprattutto per le piccole memorie seriali dei dispositivi incorporati, dove un componente da 64 kilobit tiene 8 kilottetti di dati di configurazione. In quelle specifiche il numero è di solito quello binario, sicché conviene leggere con cura la scheda tecnica.

Un kilobit equivale a 1000 bit, a 125 ottetti o a circa 0,9766 kibibit.


Informazioni sul Petaottetto (Po)

Il petottetto è un’unità d’informazione digitale pari a mille terottetti, ossia un milione di gigaottetti. Il suo simbolo è Po. È l’unità dell’archiviazione istituzionale: la scala alla quale i dati appartengono a un’organizzazione e non a una persona, e alla quale conservarli diventa una voce di bilancio e non un ripensamento.

Un petottetto è all’incirca l’archiviazione di mille grossi dischi rigidi di consumo, o il testo di tutti i libri mai pubblicati parecchie volte. In termini di video sono circa ventimila ore in altissima definizione, o due anni e mezzo di visione ininterrotta. L’intero catalogo di un grande servizio di trasmissione, conservato una volta per ogni livello di qualità, arriva a qualche petottetto.

La scienza giunse per prima a questa scala. Il Grande collisore di adroni del CERN registra decine di petottetti l’anno dopo che i suoi sistemi di innesco hanno già scartato oltre il 99,99 per cento di ciò che i rivelatori vedono, e l’archivio completo arriva a parecchie centinaia di petottetti. L’astronomia, la genomica e la modellazione del clima serbano archivi di misura paragonabile, e la disciplina di amministrarli è divenuta un campo di ricerca a sé.

Sul piano commerciale il petottetto descrive l’archiviazione di un solo centro di calcolo e non il totale di un’azienda. Una grande organizzazione serba decine o centinaia di petottetti sparsi su molte sedi, e i maggiori fornitori di nuvola serbano exaottetti. A questa misura i problemi pratici non sono la capienza ma l’elettricità per far girare i dischi, il raffreddamento e la certezza che una frazione dell’apparato stia guastandosi in ogni momento.

Quest’ultimo punto governa il progetto. In una schiera di petottetti i guasti dei dischi non sono eventi eccezionali ma un tasso di fondo continuo, sicché il sistema è costruito per perdere apparecchi di continuo e ricostruirsi senza interruzione. I dati si conservano con codici di cancellazione ripartiti su molte macchine, e di nulla ci si fida in copia unica.

Leggere un petottetto è di per sé un problema. Perfino a dieci gigaottetti al secondo, ritmo che pochi sistemi reggono, una passata completa richiede più di un giorno. Ecco perché l’analisi a questa scala si progetta per portare il calcolo ai dati anziché i dati al calcolo, un rovesciamento che ha plasmato l’intero campo dell’elaborazione distribuita.

Un petottetto equivale a 1000 terottetti, a 1 000 000 di gigaottetti, a 8 petabit o a circa 0,8882 pebiottetti.