| Chilobit (kbit) | Zebiottetti (Zio) |
|---|---|
| 1 Chilobit | 1.05879118407 × 10-19 Zio |
| 2 Chilobit | 2.11758236814 × 10-19 Zio |
| 3 Chilobit | 3.1763735522 × 10-19 Zio |
| 4 Chilobit | 4.23516473627 × 10-19 Zio |
| 5 Chilobit | 5.29395592034 × 10-19 Zio |
| 10 Chilobit | 1.05879118407 × 10-18 Zio |
| 20 Chilobit | 2.11758236814 × 10-18 Zio |
| 25 Chilobit | 2.64697796017 × 10-18 Zio |
| 50 Chilobit | 5.29395592034 × 10-18 Zio |
| 100 Chilobit | 1.05879118407 × 10-17 Zio |
| Riferimento | Chilobit (kbit) | Zebiottetti (Zio) |
|---|---|---|
| A plain text message (160 characters) | 1.28 kbit | 1.35525 × 10-19 Zio |
| A three-minute MP3 | 24000 kbit | 2.5411 × 10-15 Zio |
| A smartphone photo | 32000 kbit | 3.38813 × 10-15 Zio |
| A high-definition film | 32000000 kbit | 3.38813 × 10-12 Zio |
| A dual-layer Blu-ray disc | 400000000 kbit | 4.23516 × 10-11 Zio |
Il kilobit è un’unità d’informazione digitale pari a mille bit. Il suo simbolo è kbit. La k minuscola conta: segna il chilo decimale del sistema metrico, mille esatti, in opposizione ai 1024 binari che la K maiuscola talvolta indicava nell’uso informatico antico.
Quella distinzione fu contesa per decenni. La memoria si costruisce in potenze di due, sicché un chip con 1024 bit fu detto chip da un kilobit, e il nome attecchì benché il numero sbagliasse del 2,4 per cento. L’archiviazione e la trasmissione, invece, contarono sempre in migliaia vere. L’IEC risolse la faccenda nel 1998 chiamando kibibit la quantità binaria, lasciando al kilobit il senso di mille e nient’altro.
Per dare la scala, un kilobit tiene 125 ottetti, ossia circa 125 caratteri di testo senza accenti: all’incirca una frase lunga, o la lunghezza di un breve messaggio su una rete sociale. Una sola fotografia a bassa definizione è migliaia di volte più grande. Il kilobit è un’unità per cose un tempo giudicate generose e oggi giudicate irrisorie.
La sua casa storica fu il modem telefonico. I collegamenti a chiamata erano classificati in kilobit al secondo, e i numeri segnavano l’epoca con precisione: 300 bit al secondo alla fine degli anni settanta, poi 1,2, 2,4, 9,6, 14,4, 28,8 e infine 56 kilobit al secondo, che portava una comune linea vocale al suo tetto teorico. Chi usò internet prima della banda larga misurò la propria esperienza con questi numeri.
Il kilobit sopravvive nella codifica di suono e video, dove le velocità si danno in kilobit al secondo. I codificatori di voce della telefonia vanno da 8 a 64. La musica codificata a 128 kilobit al secondo fu la norma iniziale dei lettori portatili, 192 e 256 sono oggi comuni, e 320 è il tetto pratico dei formati con perdita più vecchi. Il video sta un ordine decimale più in alto, in megabit.
Le capienze dei chip di memoria si descrivono ancora talvolta in kilobit, soprattutto per le piccole memorie seriali dei dispositivi incorporati, dove un componente da 64 kilobit tiene 8 kilottetti di dati di configurazione. In quelle specifiche il numero è di solito quello binario, sicché conviene leggere con cura la scheda tecnica.
Un kilobit equivale a 1000 bit, a 125 ottetti o a circa 0,9766 kibibit.
Lo zebiottetto è un’unità d’informazione digitale pari a due alla settantesima in ottetti, ossia 1024 exbiottetti. Il suo simbolo è Zio. È la controparte binaria dello zettaottetto, e i due differiscono del 18,1 per cento.
Nulla di questa misura esiste. La quantità totale di dati conservati dall’umanità, contando ogni copia e ogni salvataggio, si stima in qualche centinaio di zettaottetti, e uno zebiottetto è 1,18 zettaottetti, sicché il mondo ne detiene qualche centinaio in tutto. È la prima unità binaria per cui l’intera riserva del mondo è un piccolo multiplo e non uno grande.
L’unità è definita per completezza e non per l’uso, tratto voluto tanto del sistema metrico quanto di quello IEC. Ogni prefisso si applica a ogni unità senza eccezione, sicché un lettore che non abbia mai visto Zio riesce a decifrarlo dal solo prefisso. Un sistema che finisse i nomi a un punto arbitrario costringerebbe ogni utente futuro a inventare un prolungamento, e i prolungamenti rivali sono l’origine dell’ambiguità.
C’è un luogo in cui l’unità sorgerebbe naturalmente. L’indirizzamento dell’archiviazione oltre i 64 bit è stato progettato senza essere stato necessario: il sistema di file ZFS usa puntatori di blocco a 128 bit, il che gli dà una capienza teorica assai oltre ogni prefisso binario che porti un nome. Dove uno schema simile dichiara limiti intermedi, quei limiti cadono in questo intervallo e si scrivono a buon diritto in zebiottetti.
Il divario del 18,1 per cento fra zebiottetto e zettaottetto conviene tenerlo a mente leggendo le previsioni. Le predizioni di crescita mondiale dei dati si pubblicano in zettaottetti, e qualunque sia stata calcolata in binario e riferita in decimale sbaglia di quasi un quinto. Poiché tali previsioni sono già grossolane, quell’errore non è la maggiore fonte d’incertezza, ma è una evitabile.
Il simbolo Zio, come tutti quelli IEC, è una maiuscola seguita da una i minuscola e poi dall’unità. È la presenza di quella i, e non un’affermazione nel testo, a dire al lettore senza equivoci quale quantità s’intenda, e un documento che la ometta non ha detto ciò che pare aver detto.
Uno zebiottetto equivale a 1024 exbiottetti, a 1 180 591 620 717 411 303 424 ottetti, a 8 zebibit o a circa 1,181 zettaottetti.