| Megabit (Mbit) | Exbibit (Eibit) |
|---|---|
| 1 Megabit | 8.67361737988 × 10-13 Eibit |
| 2 Megabit | 1.73472347598 × 10-12 Eibit |
| 3 Megabit | 2.60208521397 × 10-12 Eibit |
| 4 Megabit | 3.46944695195 × 10-12 Eibit |
| 5 Megabit | 4.33680868994 × 10-12 Eibit |
| 10 Megabit | 8.67361737988 × 10-12 Eibit |
| 20 Megabit | 1.73472347598 × 10-11 Eibit |
| 25 Megabit | 2.16840434497 × 10-11 Eibit |
| 50 Megabit | 4.33680868994 × 10-11 Eibit |
| 100 Megabit | 8.67361737988 × 10-11 Eibit |
| Riferimento | Megabit (Mbit) | Exbibit (Eibit) |
|---|---|---|
| A plain text message (160 characters) | 0.00128 Mbit | 1.11022 × 10-15 Eibit |
| A three-minute MP3 | 24 Mbit | 2.08167 × 10-11 Eibit |
| A smartphone photo | 32 Mbit | 2.77556 × 10-11 Eibit |
| A high-definition film | 32000 Mbit | 0.0000000277556 Eibit |
| A dual-layer Blu-ray disc | 400000 Mbit | 0.000000346945 Eibit |
Il megabit è un’unità d’informazione digitale pari a un milione di bit. Il suo simbolo è Mbit. È l’unità in cui si reclamizza quasi sempre la velocità di un collegamento a internet, il che ne fa una delle poche unità di dati che il consumatore comune incontra per nome ogni volta che sceglie un servizio.
Un megabit è un milione di bit esatti, non 1 048 576. Quella distinzione ha conseguenze pratiche. Un megabit tiene 125 000 ottetti, ossia 125 kilottetti, sicché un collegamento a 100 megabit al secondo trasferisce al meglio circa 12,5 megaottetti al secondo. Un file indicato come da 500 megaottetti impiega dunque almeno quaranta secondi, e non i quattro che il numero reclamizzato pare promettere.
Quel fattore otto è la ragione per cui tanta gente crede il proprio collegamento più lento di quanto le sia stato venduto. Nulla di disonesto accade: il settore esprime la portata in bit al secondo perché è ciò che lo strato fisico trasporta davvero, mentre i gestori di file esprimono la dimensione in ottetti perché così è ordinata l’archiviazione. Entrambe le convenzioni sono giuste nel proprio ambito, e l’aritmetica fra loro è una divisione per otto.
La portata reale è ancora minore. Le intestazioni di protocollo, la correzione d’errore e le ritrasmissioni consumano capienza, e la quota utilizzabile di un collegamento è di solito il 90-95 per cento della velocità nominale. I collegamenti senza fili perdono di più, perché il mezzo è condiviso e i disturbi impongono ripetizioni. Un collegamento reclamizzato a 100 megabit al secondo ne consegna in pratica circa 90, e meno su una rete senza fili carica.
Vale la pena tenere a mente i numeri che segnano le epoche. La prima banda larga offriva 1-8 megabit al secondo, il cavo e la fibra portarono ciò a 50 e 100, e i servizi a gigabit sono oggi comuni in città. Il video ad alta definizione richiede circa 5 megabit al secondo, l’altissima definizione circa 25, e una chiamata video fra due persone 8, sicché il bisogno reale di una famiglia resta in genere assai sotto ciò che sottoscrive.
Nella memoria il megabit descrive la capienza dei chip. Un chip di memoria da 512 megabit tiene 64 megaottetti, e più chip simili formano un modulo. Il costruttore conta in bit perché è ciò che il silicio contiene; l’acquirente conta in ottetti perché è ciò che il sistema operativo riferisce.
Un megabit equivale a 1 000 000 di bit, a 1000 kilobit, a 125 kilottetti o a circa 0,9537 mebibit.
L’exbibit è un’unità d’informazione digitale pari a due alla sessantesima in bit, ossia 1024 pebibit. Il suo simbolo è Eibit. È la controparte binaria dell’exabit, e i due differiscono oggi del 15,3 per cento.
Due alla sessantesima è un numero d’importanza particolare in informatica, perché sessanta è vicino ai sessantaquattro bit d’indirizzo di un processore moderno. Una macchina a 64 bit può indirizzare sedici exbiottetti di memoria, e quella cifra — 16 EiB — è il tetto teorico dell’intera architettura. Compare nei manuali dei processori, nella documentazione dei sistemi operativi e nella specifica di ogni sistema di file a 64 bit.
Nessuna macchina si avvicina a usare quell’intervallo. I processori attuali realizzano solo quarantotto o cinquantasette di quei sessantaquattro bit d’indirizzo, perché cablare l’intera larghezza costerebbe silicio per uno spazio d’indirizzi che nessuno può riempire. I bit inutilizzati sono riservati, e allargare la realizzazione è cosa semplice non appena le dimensioni di memoria lo giustifichino: proprio questo era il senso di aver scelto sessantaquattro fin dall’inizio.
Un exbibit è 144 115 188 075 855 872 ottetti, ossia 128 pebiottetti. È più archiviazione di quanta ne possieda una singola organizzazione, e paragonabile alla produzione annua congiunta di buona parte dell’industria dell’archiviazione. Come tutte le unità binarie maggiori, descrive limiti e capienze in specifiche e non qualcosa che sia stato costruito.
L’unità è anche quella in cui i progettisti di sistemi di file fissano le loro dimensioni massime. I sistemi di file costruiti attorno a puntatori di blocco a 64 bit hanno naturalmente limiti a potenze esatte di due, e parecchi fra i più diffusi indicano dimensioni massime di volume in exbiottetti. Quei numeri non sono aspirazioni: sono la conseguenza aritmetica della larghezza del puntatore, e reggeranno finché l’architettura non cambi.
Leggere bene il simbolo conta qui. Eibit è l’exbibit; Ebit è l’exabit; EB ed EiB sono le forme in ottetti di ciascuno. In un documento in cui una differenza del quindici per cento è significativa — e a questa scala lo è sempre — la presenza o l’assenza della i minuscola porta l’intero senso.
Un exbibit equivale a 1024 pebibit, a 144 115 188 075 855 872 ottetti o a circa 1,153 exabit.