| Tebiottetti (Tio) | Mebibit (Mibit) |
|---|---|
| 1 Tebiottetto | 8388608 Mibit |
| 2 Tebiottetti | 16777216 Mibit |
| 3 Tebiottetti | 25165824 Mibit |
| 4 Tebiottetti | 33554432 Mibit |
| 5 Tebiottetti | 41943040 Mibit |
| 10 Tebiottetti | 83886080 Mibit |
| 20 Tebiottetti | 167772160 Mibit |
| 25 Tebiottetti | 209715200 Mibit |
| 50 Tebiottetti | 419430400 Mibit |
| 100 Tebiottetti | 838860800 Mibit |
| Riferimento | Tebiottetti (Tio) | Mebibit (Mibit) |
|---|---|---|
| A plain text message (160 characters) | 1.45519 × 10-10 Tio | 0.0012207 Mibit |
| A three-minute MP3 | 0.00000272848 Tio | 22.8882 Mibit |
| A smartphone photo | 0.00000363798 Tio | 30.5176 Mibit |
| A high-definition film | 0.00363798 Tio | 30517.6 Mibit |
| A dual-layer Blu-ray disc | 0.0454747 Tio | 381470 Mibit |
Il tebiottetto è un’unità d’informazione digitale pari a 1 099 511 627 776 ottetti, ossia 1024 gibiottetti. Il suo simbolo è Tio. È la controparte binaria del terottetto, e a questo livello i due differiscono del 10 per cento: il divario che produce la lamentela più nota dell’informatica di consumo.
La lamentela è questa. Un disco si vende come da un terottetto, tiene esattamente mille miliardi di ottetti, e il sistema operativo riferisce 931 gigaottetti. Ciò che in verità riferisce sono 0,909 tebiottetti, espressi con l’etichetta sbagliata. Al disco non manca nulla; il numero è stato semplicemente diviso tre volte per 1024 e poi scritto con un prefisso decimale.
L’amministrazione dell’archiviazione vive in questa unità. Le dimensioni dei volumi, le capienze delle schiere RAID, le riserve delle istantanee e i limiti di quota si danno tutte in tebiottetti negli strumenti che le governano, perché le unità d’assegnazione sottostanti sono potenze di due. Un sistema di file a cui si chieda un volume da 10 terottetti e uno a cui si chieda 10 tebiottetti daranno risultati visibilmente diversi.
La differenza conta sul piano commerciale non meno che tecnico. L’archiviazione nella nuvola tariffata al terottetto e quella tariffata al tebiottetto differiscono di un decimo nella quantità consegnata a parità di prezzo, e un contratto che non dica quale si usi è davvero ambiguo. I documenti d’acquisto accurati indicano l’unità in modo esplicito proprio per questo.
Un tebiottetto tiene circa un quarto di milione di fotografie, duecento ore di video ad alta definizione, o il testo completo di tutti i libri di una grande biblioteca pubblica molte volte. In una casa è più archiviazione di quanta una vita intera di file comuni ne userà; in una casa di produzione video sono pochi giorni di lavoro.
Il simbolo giusto Tio compare negli strumenti dei sistemi di file, nella documentazione delle schiere d’archiviazione e nelle norme, e vale la pena usarlo anche quando è improbabile che il lettore lo noti. Una cifra scritta con prefisso binario può essere convertita correttamente da chiunque la legga poi; una scritta in modo ambiguo non si può riparare.
Un tebiottetto equivale a 1 099 511 627 776 ottetti, a 1024 gibiottetti, a 8 tebibit o a circa 1,100 terottetti.
Il mebibit è un’unità d’informazione digitale pari a 1 048 576 bit, ossia 1024 kibibit o due alla ventesima. Il suo simbolo è Mibit. È la controparte binaria del megabit, e il divario fra i due è cresciuto al 4,9 per cento: abbastanza piccolo da sfuggire con leggerezza, abbastanza grande da contare in una specifica.
La sua casa naturale è la memoria a semiconduttori, dove la capienza è fissata dalle linee d’indirizzo del chip. Una piastrina di memoria con venti bit d’indirizzo raggiunge esattamente 1 048 576 posizioni, sicché le densità cadono su potenze di due e non su numeri decimali tondi. Un chip descritto come da 512 megabit in un catalogo è assai spesso da 512 mebibit in realtà, ossia 537 megabit, ed è la scheda tecnica a dire il vero.
Quell’abitudine è antica e voluta. I costruttori di semiconduttori hanno sempre dimensionato la memoria in binario perché il cablaggio rende dispendiosa ogni altra scelta: un bus d’indirizzi è un numero fisso di linee, e usare solo parte dell’intervallo che può raggiungere getta via silicio. I costruttori di archiviazione non avevano quel vincolo, ed è proprio per questo che i due settori divergettero.
Per dare la quantità, un mebibit è 131 072 ottetti, ossia circa 128 kibiottetti. È all’incirca il contenuto di un libro lungo in testo semplice, o una sola immagine a bassa definizione. In termini di rete è un centesimo di secondo di un collegamento a gigabit.
I prefissi IEC furono introdotti nel 1998 anche perché a questo livello e oltre l’approssimazione smette di essere sicura. Comprare un componente descritto da un megabit e ricevere un mebibit è una sorpresa del cinque per cento; al tebibit la stessa confusione è una sorpresa del dieci per cento, e in un contratto per un centro di calcolo quella è una somma di denaro reale.
L’uso corretto è oggi comune nei documenti di normazione, nelle schede tecniche dei componenti e nelle viscere dei sistemi operativi, e raro nella pubblicità e nei programmi di consumo. La regola migliore nel leggere una cifra è chiedersi quale settore l’abbia prodotta: se descrive memoria o un chip, si presuma binaria; se descrive archiviazione o un collegamento, si presuma decimale.
Un mebibit equivale a 1 048 576 bit, a 1024 kibibit, a 131 072 ottetti o a circa 1,049 megabit.