| Riferimento | Minuti (min) | Centisecondi (cs) |
|---|---|---|
| A blink of an eye | 0.00166667 min | 10 cs |
| One heartbeat at rest | 0.0138333 min | 83 cs |
| Half of a football match | 45 min | 270000 cs |
| A full day | 1440 min | 8640000 cs |
Il minuto è un’unità di tempo pari a 60 secondi, ovvero a un sessantesimo di ora. Il suo simbolo è min. Non è un’unità SI ma ne è ammesso l’uso insieme al SI, ed è una delle pochissime sopravvivenze sessagesimali della vita moderna ordinaria.
La divisione dell’ora in sessanta parti viene dall’astronomia babilonese per la via della cultura greca e islamica. Sessanta è un numero altamente composto, divisibile per 1, 2, 3, 4, 5, 6, 10, 12, 15, 20, 30 e 60, sicché metà, terzi, quarti, quinti e sesti d’ora danno tutti numeri interi di minuti. Un’ora decimale di cento parti darebbe metà, quarti e quinti puliti, ma nessun terzo esatto, e il terzo d’ora è una quantità che le persone usano davvero.
Per secoli il minuto fu una divisione teorica più che misurata, perché nessun orologio poteva mostrarlo. Gli orologi meccanici con la sola lancetta delle ore furono la norma fino al Seicento, e fu il pendolo, messo a punto da Christiaan Huygens a partire dall’osservazione galileiana dell’isocronismo, a rendere per la prima volta ordinaria la precisione al minuto. La lancetta dei minuti seguì il pendolo, non il contrario.
La Repubblica francese tentò di abolirlo. Il tempo decimale introdotto nel 1794 divideva il giorno in dieci ore da cento minuti, ciascuno di cento secondi. Fu obbligatorio per meno di due anni, fallì perché sarebbe stato necessario sostituire ogni orologio del paese, e resta la dimostrazione più netta che la riforma metrica riesce solo dove le unità esistenti sono davvero scomode.
L’uso moderno è universale e privo di sorprese. Appuntamenti, tempi di cottura, durate di viaggio, periodi sportivi e scatti di fatturazione vanno in minuti, e l’unità sta su una scala umana naturale: abbastanza lunga da essere un lasso di attività dotato di senso, abbastanza breve da permettere di pianificare senza ulteriori suddivisioni.
La sua logica di sessantesima parte è condivisa col cerchio, e i due si incontrano nella navigazione. Un primo d’arco di latitudine è un miglio nautico, e una nave che percorre un miglio nautico in un minuto di tempo va a sessanta nodi, ragione per cui una vecchia regola pratica converte distanza e tempo su una carta senza alcuna aritmetica. La musica divide il tempo allo stesso modo. Il tempo si dà in battiti al minuto, da una marcia funebre presso i 60 alla musica da ballo a 120 e più, e il metronomo che Maelzel brevettò nel 1815 fissò quella convenzione nella stampa. In entrambi i campi il minuto è breve abbastanza da sentirsi e lungo abbastanza da contarsi.
Un minuto equivale a 60 secondi, a un sessantesimo di ora o a circa 0,000694444 giorni.
Il centisecondo è un’unità di tempo pari a un centesimo di secondo. Il suo simbolo è cs. Il nome non si pronuncia quasi mai, ma la quantità che designa è fra le più familiari al mondo, perché è la risoluzione con cui lo sport agonistico pubblica i propri risultati.
Nuoto, atletica, ciclismo, canottaggio e pattinaggio di velocità pubblicano tutti i tempi al centesimo di secondo. La scelta non è arbitraria. Il cronometraggio elettronico sa risolvere intervalli assai più fini, ma le incertezze fisiche delle gare stesse rendono privi di senso i numeri più fini. Nel nuoto la tolleranza ammessa sulla lunghezza di una corsia è tale che due corsie possono differire abbastanza da contare al millesimo di secondo, ed è per questo che la disciplina rifiuta di separare i nuotatori sotto il centesimo e assegna medaglie condivise.
L’atletica giunge alla stessa conclusione per un’altra via. I tempi dello sprint si registrano al millesimo internamente ma si pubblicano al centesimo, arrotondati per eccesso perché a nessun atleta sia accreditato un tempo più rapido di quello che ha corso. La regola implica che un risultato cronometrato a mano e uno cronometrato elettronicamente non siano confrontabili, e i record mondiali esigono il cronometraggio completamente automatico proprio perché la differenza fra i due è di vari centisecondi.
Fuori dallo sport l’unità compare per lo più travestita. Il video a cinquanta fotogrammi al secondo avanza di un fotogramma ogni due centisecondi, e la soglia percettiva oltre la quale un ritardo comincia a sembrare latenza in un sistema interattivo si colloca attorno ai dieci centisecondi. Gli anelli di regolazione industriale e i controllori a logica programmabile lavorano spesso con tempi di ciclo in questo intervallo, abbastanza rapidi da stare dietro alle macchine e abbastanza lenti da restare poco costosi da calcolare.
Il nome stesso è insolito perché il prefisso centi del SI si applica di rado al secondo. Milli e micro sono assai più comuni, e quando serve un centesimo di secondo si dice di norma proprio così anziché ricorrere a un nome con prefisso.
La fotografia incontra questa grandezza nei tempi di otturazione attorno al centesimo, all’incirca il più lungo con cui una mano ferma regge un obiettivo normale senza mosso visibile.
Un centisecondo equivale a 0,01 secondi, a 10 millisecondi o a 10 000 microsecondi.