| Gigabit al secondo (Gbit/s) | Zebiottetti al secondo (Zio/s) |
|---|---|
| 1 Gigabit al secondo | 1.05879118407 × 10-13 Zio/s |
| 2 Gigabit al secondo | 2.11758236814 × 10-13 Zio/s |
| 3 Gigabit al secondo | 3.1763735522 × 10-13 Zio/s |
| 4 Gigabit al secondo | 4.23516473627 × 10-13 Zio/s |
| 5 Gigabit al secondo | 5.29395592034 × 10-13 Zio/s |
| 10 Gigabit al secondo | 1.05879118407 × 10-12 Zio/s |
| 20 Gigabit al secondo | 2.11758236814 × 10-12 Zio/s |
| 25 Gigabit al secondo | 2.64697796017 × 10-12 Zio/s |
| 50 Gigabit al secondo | 5.29395592034 × 10-12 Zio/s |
| 100 Gigabit al secondo | 1.05879118407 × 10-11 Zio/s |
| Riferimento | Gigabit al secondo (Gbit/s) | Zebiottetti al secondo (Zio/s) |
|---|---|---|
| A dial-up modem | 0.000056 Gbit/s | 5.92923 × 10-18 Zio/s |
| Typical home broadband | 0.1 Gbit/s | 1.05879 × 10-14 Zio/s |
| Gigabit Ethernet | 1 Gbit/s | 1.05879 × 10-13 Zio/s |
| Streaming a 4K film | 0.025 Gbit/s | 2.64698 × 10-15 Zio/s |
Il gigabit al secondo è un’unità di velocità di trasferimento dei dati pari a un miliardo di bit al secondo. Il suo simbolo è Gbit/s, spesso scritto Gbps. Dà nome allo standard delle reti locali via cavo e, sempre più, dei collegamenti domestici in fibra.
L’Ethernet gigabit fu normata nel 1998 per la fibra ottica e nel 1999 per la comune coppia intrecciata di rame, e fu la versione in rame a renderla universale. Corre cento metri sullo stesso cablaggio che portava lo standard da cento megabit precedente, sicché si poteva rinnovare un edificio sostituendo le apparecchiature e non i cavi. Quella sola proprietà fissò il gigabit come collegamento predefinito per una generazione.
In ottetti, un gigabit al secondo è 125 megaottetti al secondo. È all’incirca la velocità di un buon disco rigido meccanico e assai meno di quella di un disco a stato solido moderno, ed è per questo che la rete a gigabit non è più il collo di bottiglia che fu: la rete può ormai superare l’archiviazione all’uno o all’altro capo in molte configurazioni comuni.
Le offerte domestiche in fibra reclamizzano il gigabit di routine, e il numero è divenuto una soglia commerciale più che tecnica. Quasi nessuna casa riesce a saturarlo — un gigabit basta a circa duecento flussi video ad alta definizione insieme — e il vantaggio nell’uso quotidiano non è la portata ma l’assenza di congestione, che mantiene la latenza bassa e costante.
Sopra il gigabit la scala prosegue con gli stessi passi. L’Ethernet da dieci gigabit è standard fra serventi e commutatori nei centri di calcolo; i collegamenti da venticinque, quaranta, cento e quattrocento gigabit uniscono armadi, edifici e città. Ciascuno è un multiplo della stessa unità, e ciascuno si conta ancora in bit al secondo perché è ciò che l’ottica e il rame trasportano davvero.
Il senza fili ha seguito. Le ultime norme di rete locale senza fili dichiarano velocità di picco sopra il gigabit al secondo, benché quelle cifre presuppongano un solo apparecchio, condizioni ideali e l’intera larghezza del canale. La portata reale senza fili in un’abitazione normale è di solito da un terzo a metà del picco reclamizzato, e il divario si allarga con ogni apparecchio in più.
Un gigabit al secondo equivale a 1 000 000 000 di bit al secondo, a 125 megaottetti al secondo o a circa 0,9313 gibibit al secondo.
Lo zebiottetto al secondo è un’unità di velocità di trasferimento dei dati pari a 1024 exbiottetti al secondo, ossia due alla settantesima in ottetti al secondo. Il suo simbolo è Zio/s. È la controparte binaria dello zettaottetto al secondo, e i due differiscono del 18,1 per cento.
Un collegamento a questa velocità trasferirebbe più volte, in un solo secondo, tutto ciò che l’umanità abbia mai conservato. È il modo più semplice di descrivere quanto disti da tutto ciò che esiste, si progetta o è stato seriamente proposto. L’unità è un nome per una grandezza, non la descrizione di una cosa.
Vale la pena essere precisi sul perché tali nomi si definiscano ancora. Un sistema di misura è un insieme di regole, e il pregio di una regola sta nell’applicarsi senza eccezione. Nel momento in cui un sistema dichiara che certe combinazioni di prefisso e unità sono lecite e altre no, ogni utente deve portarsi dietro una tavola anziché una regola, e utenti diversi porteranno tavole diverse. La definizione completa è più economica e più sicura.
Gli ostacoli materiali non sono solo grandi ma qualitativi. A uno zebiottetto al secondo, l’energia necessaria per commutare il numero richiesto di stati, perfino al minimo termodinamico, diventa una potenza considerevole; la cifra pratica per l’elettronica reale sta molti ordini di grandezza sopra; e il numero di canali paralleli necessari supera qualunque cosa si potesse costruire e raffreddare. Non sono obiettivi d’ingegneria.
Il divario del 18,1 per cento dall’unità decimale prosegue lo schema che attraversa l’intera serie binaria. Ogni gradino moltiplica lo scarto per 1,024, sicché una convenzione innocua al kibiottetto è divenuta, a questo punto, una differenza che nessun lettore potrebbe trascurare. Renderla visibile è la funzione che i prefissi IEC svolgono.
In pratica un convertitore incontra questa unità solo in una tavola completa o in un documento che esplori limiti teorici. Trattarla correttamente non costa nulla e mostra che lo strumento applica le proprie regole in modo uniforme, che è la proprietà che rende affidabili le sue risposte ordinarie.
Uno zebiottetto al secondo equivale a 1024 exbiottetti al secondo, a 1 180 591 620 717 411 303 424 ottetti al secondo o a circa 1,181 zettaottetti al secondo.