| Terabit (Tbit) | Gibiottetti (Gio) |
|---|---|
| 1 Terabit | 116.415321827 Gio |
| 2 Terabit | 232.830643654 Gio |
| 3 Terabit | 349.245965481 Gio |
| 4 Terabit | 465.661287308 Gio |
| 5 Terabit | 582.076609135 Gio |
| 10 Terabit | 1164.15321827 Gio |
| 20 Terabit | 2328.30643654 Gio |
| 25 Terabit | 2910.38304567 Gio |
| 50 Terabit | 5820.76609135 Gio |
| 100 Terabit | 11641.5321827 Gio |
| Riferimento | Terabit (Tbit) | Gibiottetti (Gio) |
|---|---|---|
| A plain text message (160 characters) | 0.00000000128 Tbit | 0.000000149012 Gio |
| A three-minute MP3 | 0.000024 Tbit | 0.00279397 Gio |
| A smartphone photo | 0.000032 Tbit | 0.00372529 Gio |
| A high-definition film | 0.032 Tbit | 3.72529 Gio |
| A dual-layer Blu-ray disc | 0.4 Tbit | 46.5661 Gio |
Il terabit è un’unità d’informazione digitale pari a mille miliardi di bit, ossia mille gigabit. Il suo simbolo è Tbit. È la scala con cui si misura l’ossatura stessa di internet: non il collegamento che entra in una casa, ma le arterie fra città e attraverso gli oceani.
Un terabit è 125 gigaottetti. Detto altrimenti, un terabit è all’incirca la quantità di dati di centoventicinque ore di video ad alta definizione, o il contenuto del disco di un grande portatile. Un solo collegamento da un terabit al secondo muove dunque l’equivalente di quel portatile ogni secondo, senza sosta.
I cavi sottomarini sono il luogo in cui questi numeri vivono. Un cavo transoceanico moderno porta parecchie centinaia di terabit al secondo su una manciata di coppie di fibra, usando la multiplazione a divisione di lunghezza d’onda per far correre decine di distinti canali di luce nello stesso filo di vetro insieme. I cavi posati attraverso l’Atlantico negli anni Venti del Duemila arrivano alle centinaia di terabit, là dove il primo cavo telefonico transatlantico del 1956 portava trentasei conversazioni.
I punti di interscambio, dove le reti si incontrano e si passano il traffico, pubblicano la propria portata in terabit al secondo. I maggiori d’Europa e d’Asia toccano punte di decine di terabit, e quelle cifre sono fra le misure pubbliche più affidabili di quanto internet sia davvero usata in un dato momento.
I primati di laboratorio vanno assai più in alto. Squadre di ricerca hanno spinto una singola fibra ottica oltre il petabit al secondo usando fibra a più nuclei e centinaia di lunghezze d’onda insieme, benché tali prove si svolgano su brevi distanze e in condizioni controllate. Il divario fra ciò che si dimostra in laboratorio e ciò che si posa in mare è di solito di un decennio.
Per l’archiviazione il terabit serve soprattutto nell’industria dei semiconduttori, dove la densità di una piastrina di memoria si dà in terabit per centimetro quadrato o per involucro. I prodotti di consumo sono etichettati in ottetti: un terabit è 125 gigaottetti, sicché un chip descritto come da 8 terabit compare sullo scaffale come un’unità da un terottetto.
Un terabit equivale a 1 000 000 000 000 di bit, a 1000 gigabit, a 125 gigaottetti o a circa 0,9095 tebibit.
Il gibiottetto è un’unità d’informazione digitale pari a 1 073 741 824 ottetti, ossia 1024 mebiottetti. Il suo simbolo è Gio. È la controparte binaria del gigaottetto, e la differenza del 7,4 per cento fra i due è la singola causa più comune di confusione sulle unità di dati.
È in questa unità che la memoria dei calcolatori viene davvero venduta, qualunque cosa dica la confezione. Un modulo etichettato 8 GB tiene 8 gibiottetti, ossia 8,59 gigaottetti. Non potrebbe tenere altro: l’indirizzamento della memoria è binario, e un modulo di capienza decimale lascerebbe parte del proprio intervallo d’indirizzi non popolato. L’etichetta è un’abbreviazione comoda e non una misura.
L’archiviazione, invece, è genuinamente decimale. Un disco venduto come da 500 gigaottetti tiene cinquecento miliardi di ottetti, e il sistema operativo divide ciò tre volte per 1024 e riferisce 465,7 gibiottetti. Le due cifre descrivono la stessa apparecchiatura. Nessuna parte è disonesta; si conta semplicemente in basi diverse, e la convenzione d’etichettatura differisce a seconda del settore.
L’informatica nella nuvola ha reso la distinzione visibile nei contratti. Le misure delle macchine virtuali, i limiti di memoria dei contenitori e i valori che regolano quanta memoria un programma possa usare si indicano tutti in gibiottetti, perché corrispondono a pagine di memoria reali. Un limite di 4 GB fissato in uno strumento di mentalità decimale e 4 GiB fissati in uno binario differiscono di quasi trecento megaottetti, il che basta a cambiare se un programma parta o no.
Per la scala quotidiana, un gibiottetto tiene circa mille libri in testo semplice, qualche centinaio di fotografie, o venti minuti di video ad alta definizione. È all’incirca ciò che un navigatore moderno occupa in memoria con una dozzina di pagine aperte, buona illustrazione di quanto si sia spostata l’asticella di ciò che passa per una piccola quantità.
Il simbolo giusto è Gio, e compare negli strumenti di sistema, nella documentazione della virtualizzazione e nelle norme. Quando un documento scrive GB per la memoria, la lettura sicura è gibiottetti; quando scrive GB per un disco o una rete, la lettura sicura è gigaottetti. L’abitudine di verificare che cosa si intenda costa un secondo e previene un errore del sette per cento.
Un gibiottetto equivale a 1 073 741 824 ottetti, a 1024 mebiottetti, a 8 gibibit o a circa 1,074 gigaottetti.