| Terabit (Tbit) | Kibibit (Kibit) |
|---|---|
| 1 Terabit | 976562500 Kibit |
| 2 Terabit | 1953125000 Kibit |
| 3 Terabit | 2929687500 Kibit |
| 4 Terabit | 3906250000 Kibit |
| 5 Terabit | 4882812500 Kibit |
| 10 Terabit | 9765625000 Kibit |
| 20 Terabit | 19531250000 Kibit |
| 25 Terabit | 24414062500 Kibit |
| 50 Terabit | 48828125000 Kibit |
| 100 Terabit | 97656250000 Kibit |
| Riferimento | Terabit (Tbit) | Kibibit (Kibit) |
|---|---|---|
| A plain text message (160 characters) | 0.00000000128 Tbit | 1.25 Kibit |
| A three-minute MP3 | 0.000024 Tbit | 23437.5 Kibit |
| A smartphone photo | 0.000032 Tbit | 31250 Kibit |
| A high-definition film | 0.032 Tbit | 31250000 Kibit |
| A dual-layer Blu-ray disc | 0.4 Tbit | 390625000 Kibit |
Il terabit è un’unità d’informazione digitale pari a mille miliardi di bit, ossia mille gigabit. Il suo simbolo è Tbit. È la scala con cui si misura l’ossatura stessa di internet: non il collegamento che entra in una casa, ma le arterie fra città e attraverso gli oceani.
Un terabit è 125 gigaottetti. Detto altrimenti, un terabit è all’incirca la quantità di dati di centoventicinque ore di video ad alta definizione, o il contenuto del disco di un grande portatile. Un solo collegamento da un terabit al secondo muove dunque l’equivalente di quel portatile ogni secondo, senza sosta.
I cavi sottomarini sono il luogo in cui questi numeri vivono. Un cavo transoceanico moderno porta parecchie centinaia di terabit al secondo su una manciata di coppie di fibra, usando la multiplazione a divisione di lunghezza d’onda per far correre decine di distinti canali di luce nello stesso filo di vetro insieme. I cavi posati attraverso l’Atlantico negli anni Venti del Duemila arrivano alle centinaia di terabit, là dove il primo cavo telefonico transatlantico del 1956 portava trentasei conversazioni.
I punti di interscambio, dove le reti si incontrano e si passano il traffico, pubblicano la propria portata in terabit al secondo. I maggiori d’Europa e d’Asia toccano punte di decine di terabit, e quelle cifre sono fra le misure pubbliche più affidabili di quanto internet sia davvero usata in un dato momento.
I primati di laboratorio vanno assai più in alto. Squadre di ricerca hanno spinto una singola fibra ottica oltre il petabit al secondo usando fibra a più nuclei e centinaia di lunghezze d’onda insieme, benché tali prove si svolgano su brevi distanze e in condizioni controllate. Il divario fra ciò che si dimostra in laboratorio e ciò che si posa in mare è di solito di un decennio.
Per l’archiviazione il terabit serve soprattutto nell’industria dei semiconduttori, dove la densità di una piastrina di memoria si dà in terabit per centimetro quadrato o per involucro. I prodotti di consumo sono etichettati in ottetti: un terabit è 125 gigaottetti, sicché un chip descritto come da 8 terabit compare sullo scaffale come un’unità da un terottetto.
Un terabit equivale a 1 000 000 000 000 di bit, a 1000 gigabit, a 125 gigaottetti o a circa 0,9095 tebibit.
Il kibibit è un’unità d’informazione digitale pari a 1024 bit. Il suo simbolo è Kibit. È il primo dei prefissi binari, un insieme di unità definito dalla Commissione elettrotecnica internazionale nel 1998 per porre fine a una confusione che si trascinava nell’informatica dagli anni Sessanta.
Il problema era semplice. I calcolatori indirizzano la memoria in potenze di due, sicché la memoria arrivava in blocchi da 1024 e non da 1000. Gli ingegneri presero in prestito il prefisso metrico chilo per quella quantità perché 1024 è vicino a 1000, e con numeri piccoli l’approssimazione era innocua. Ma l’archiviazione e la trasmissione contavano in migliaia vere, sicché lo stesso prefisso significava due cose diverse secondo quale parte della macchina si descrivesse.
La soluzione dell’IEC fu coniare nomi nuovi. Kibi è una contrazione di chilo binario, e lo schema prosegue con mebi, gibi, tebi, pebi, exbi, zebi e yobi. Ciascuno è 1024 volte quello sotto, e ogni simbolo prende la forma di una maiuscola seguita da una i minuscola: Ki, Mi, Gi, Ti e così via. Il kilobit passa allora a significare mille bit e nient’altro.
Un kibibit è 128 ottetti, e il divario rispetto a un kilobit è del 2,4 per cento. Quella piccola differenza è la ragione per cui i due furono confusi tanto a lungo: a questa scala nessuno se ne accorge. L’errore si accumula del 2,4 per cento a ogni gradino, tocca il 5 per cento al mebibit, il 7 per cento al gibibit e il 21 per cento allo yobibit, ed è là che l’ambiguità divenne davvero costosa.
L’adozione è stata parziale e disuguale. Gli enti di normazione, il nucleo Linux e la gran parte della documentazione tecnica usano correttamente i prefissi IEC. I programmi di consumo in gran parte no, e molti scrivono ancora KB mentre dividono per 1024. Il risultato è che il lettore deve spesso dedurre dal contesto quale convenzione un numero segua, che è proprio ciò che la norma fu scritta per impedire.
In pratica il kibibit compare soprattutto nelle schede dei piccoli chip di memoria, nelle memorie seriali dei sistemi incorporati e nei documenti di protocollo dove conta una potenza esatta di due. Ovunque si voglia dire 1024 e non 1000, questa è l’unità giusta.
Un kibibit equivale a 1024 bit, a 128 ottetti o a 1,024 kilobit.