| Zettaottetti (Zo) | Kibibit (Kibit) |
|---|---|
| 1 Zettaottetto | 7.8125 × 1018 Kibit |
| 2 Zettaottetti | 1.5625 × 1019 Kibit |
| 3 Zettaottetti | 2.34375 × 1019 Kibit |
| 4 Zettaottetti | 3.125 × 1019 Kibit |
| 5 Zettaottetti | 3.90625 × 1019 Kibit |
| 10 Zettaottetti | 7.8125 × 1019 Kibit |
| 20 Zettaottetti | 1.5625 × 1020 Kibit |
| 25 Zettaottetti | 1.953125 × 1020 Kibit |
| 50 Zettaottetti | 3.90625 × 1020 Kibit |
| 100 Zettaottetti | 7.8125 × 1020 Kibit |
| Riferimento | Zettaottetti (Zo) | Kibibit (Kibit) |
|---|---|---|
| A plain text message (160 characters) | 1.6 × 10-19 Zo | 1.25 Kibit |
| A three-minute MP3 | 3 × 10-15 Zo | 23437.5 Kibit |
| A smartphone photo | 4 × 10-15 Zo | 31250 Kibit |
| A high-definition film | 4 × 10-12 Zo | 31250000 Kibit |
| A dual-layer Blu-ray disc | 5 × 10-11 Zo | 390625000 Kibit |
Lo zettaottetto è un’unità d’informazione digitale pari a mille exaottetti, ossia mille miliardi di miliardi di ottetti. Il suo simbolo è Zo. È l’unità con cui si descrive oggi la quantità totale di dati del mondo, e la sola unità di dati che abbia dato il nome a un’epoca.
Quel nome viene dall’espressione l’era dello zettabyte, in uso dal 2016 circa, quando il traffico annuo mondiale di internet superò per la prima volta uno zettaottetto. Le stime della datasfera mondiale — ogni file conservato in qualsiasi luogo, più tutto ciò che viene creato e subito scartato — superarono il centinaio di zettaottetti pochi anni dopo e continuano a salire di decine di zettaottetti l’anno.
Capire che cosa quelle cifre comprendano conta più delle cifre stesse. Esse contano copie. Una sola fotografia su un telefono sta anche nella copia di sicurezza del telefono, su due serventi nel centro di calcolo di un fornitore di nuvola, in uno strato di memoria intermedia e forse in un insieme d’addestramento dell’apprendimento automatico. Contare gli ottetti conservati anziché le opere distinte gonfia il totale di un fattore grande che nessuno ha mai misurato con precisione.
La composizione del totale è dominata da cose che nessuno guarda. Il video di sorveglianza e sicurezza, per lo più sovrascritto entro settimane, è la maggiore categoria singola. I dati di sensori e telemetria da apparati industriali, veicoli ed edifici vengono poi. Il materiale di mano umana, di qualunque genere, è minoritario, e il testo è un errore d’arrotondamento dentro quella minoranza.
La fabbricazione impone un limite duro al totale. Tutte le fabbriche di archiviazione del mondo insieme producono qualche centinaio di exaottetti di capienza nuova l’anno, che è una frazione di uno zettaottetto, sicché la maggior parte dei dati creati non viene mai conservata. Sono elaborati mano a mano che arrivano e gettati, e questa è una scelta di progetto deliberata e non un fallimento.
Per dare la scala, uno zettaottetto sarebbe circa otto miliardi di grossi dischi rigidi di consumo, ossia all’incirca uno per ogni persona sulla Terra. Impilati piatti, tanti dischi formerebbero una colonna che arriverebbe assai oltre la Luna. L’unità descrive una quantità che esiste solo come somma sull’industria di un intero pianeta.
Uno zettaottetto equivale a 1000 exaottetti, a 1 000 000 000 000 di gigaottetti, a 8 zettabit o a circa 0,8470 zebiottetti.
Il kibibit è un’unità d’informazione digitale pari a 1024 bit. Il suo simbolo è Kibit. È il primo dei prefissi binari, un insieme di unità definito dalla Commissione elettrotecnica internazionale nel 1998 per porre fine a una confusione che si trascinava nell’informatica dagli anni Sessanta.
Il problema era semplice. I calcolatori indirizzano la memoria in potenze di due, sicché la memoria arrivava in blocchi da 1024 e non da 1000. Gli ingegneri presero in prestito il prefisso metrico chilo per quella quantità perché 1024 è vicino a 1000, e con numeri piccoli l’approssimazione era innocua. Ma l’archiviazione e la trasmissione contavano in migliaia vere, sicché lo stesso prefisso significava due cose diverse secondo quale parte della macchina si descrivesse.
La soluzione dell’IEC fu coniare nomi nuovi. Kibi è una contrazione di chilo binario, e lo schema prosegue con mebi, gibi, tebi, pebi, exbi, zebi e yobi. Ciascuno è 1024 volte quello sotto, e ogni simbolo prende la forma di una maiuscola seguita da una i minuscola: Ki, Mi, Gi, Ti e così via. Il kilobit passa allora a significare mille bit e nient’altro.
Un kibibit è 128 ottetti, e il divario rispetto a un kilobit è del 2,4 per cento. Quella piccola differenza è la ragione per cui i due furono confusi tanto a lungo: a questa scala nessuno se ne accorge. L’errore si accumula del 2,4 per cento a ogni gradino, tocca il 5 per cento al mebibit, il 7 per cento al gibibit e il 21 per cento allo yobibit, ed è là che l’ambiguità divenne davvero costosa.
L’adozione è stata parziale e disuguale. Gli enti di normazione, il nucleo Linux e la gran parte della documentazione tecnica usano correttamente i prefissi IEC. I programmi di consumo in gran parte no, e molti scrivono ancora KB mentre dividono per 1024. Il risultato è che il lettore deve spesso dedurre dal contesto quale convenzione un numero segua, che è proprio ciò che la norma fu scritta per impedire.
In pratica il kibibit compare soprattutto nelle schede dei piccoli chip di memoria, nelle memorie seriali dei sistemi incorporati e nei documenti di protocollo dove conta una potenza esatta di due. Ovunque si voglia dire 1024 e non 1000, questa è l’unità giusta.
Un kibibit equivale a 1024 bit, a 128 ottetti o a 1,024 kilobit.