| Zettaottetti al secondo (Zo/s) | Exabit al secondo (Ebit/s) |
|---|---|
| 1 Zettaottetto al secondo | 8000 Ebit/s |
| 2 Zettaottetti al secondo | 16000 Ebit/s |
| 3 Zettaottetti al secondo | 24000 Ebit/s |
| 4 Zettaottetti al secondo | 32000 Ebit/s |
| 5 Zettaottetti al secondo | 40000 Ebit/s |
| 10 Zettaottetti al secondo | 80000 Ebit/s |
| 20 Zettaottetti al secondo | 160000 Ebit/s |
| 25 Zettaottetti al secondo | 200000 Ebit/s |
| 50 Zettaottetti al secondo | 400000 Ebit/s |
| 100 Zettaottetti al secondo | 800000 Ebit/s |
| Riferimento | Zettaottetti al secondo (Zo/s) | Exabit al secondo (Ebit/s) |
|---|---|---|
| A dial-up modem | 7 × 10-18 Zo/s | 5.6 × 10-14 Ebit/s |
| Typical home broadband | 1.25 × 10-14 Zo/s | 1 × 10-10 Ebit/s |
| Gigabit Ethernet | 1.25 × 10-13 Zo/s | 0.000000001 Ebit/s |
| Streaming a 4K film | 3.125 × 10-15 Zo/s | 2.5 × 10-11 Ebit/s |
Lo zettaottetto al secondo è un’unità di velocità di trasferimento dei dati pari a mille exaottetti al secondo, ossia otto zettabit al secondo. Il suo simbolo è Zo/s. Un collegamento a questa velocità trasferirebbe tutto ciò che l’umanità abbia mai conservato in assai meno di un secondo, che è il modo più netto di dire quanto disti dall’ingegneria attuale.
Il confronto merita d’essere fatto con cura. Le stime dei dati conservati del mondo arrivano a qualche centinaio di zettaottetti, sicché uno zettaottetto al secondo li muoverebbe tutti in pochi minuti al massimo, e una frazione notevole ogni secondo. Nulla potrebbe produrre dati a quel ritmo né nulla potrebbe conservarli, sicché l’unità descrive una capienza senza sorgente possibile e senza destinazione possibile.
L’energia è il vincolo che rende ciò più di una questione di sforzo tecnico. Trasmettere un bit costa energia: nell’ottica, nell’elettronica che la eccita e nel raffreddamento che porta via il calore perduto. I sistemi ottici attuali usano dell’ordine di un picojoule per bit da capo a capo. A uno zettaottetto al secondo ciò dà gigawatt di potenza continua per il solo collegamento, ossia la produzione di parecchie grandi centrali.
Quella cifra non è un limite fisico duro ma tecnico, ed è calata di continuo. Il costo energetico per bit della trasmissione ottica è sceso di parecchi ordini di grandezza in quarant’anni e continua a scendere. Il pavimento teorico, fissato dalla termodinamica, sta assai più in basso ancora, sicché l’ostacolo è di tecnica e non di fisica.
Il ruolo pratico dell’unità sta nella completezza del sistema dei prefissi e non in qualche applicazione. Una tavola di velocità che si fermasse prima di zetta costringerebbe chi ne avesse bisogno a inventare un nome, e i nomi inventati in concorrenza sono il modo in cui i sistemi di misura si frammentano. Definire l’intera scala non costa nulla e lo evita.
Per un convertitore l’aritmetica è la stessa di ogni altro prefisso: uno zettaottetto al secondo è otto zettabit al secondo, mille exaottetti e un milione di petottetti. La regola non cambia perché la grandezza è irraggiungibile.
Uno zettaottetto al secondo equivale a 1000 exaottetti al secondo, a 8 zettabit al secondo o a circa 0,8470 zebiottetti al secondo.
L’exabit al secondo è un’unità di velocità di trasferimento dei dati pari a mille petabit al secondo. Il suo simbolo è Ebit/s. Nessun collegamento, nessun cavo e nessun punto di interscambio va a questa velocità; l’unità descrive internet nel suo insieme, o gran parte di essa, in un solo istante.
Il traffico mondiale di internet si può esprimere così. Un traffico mondiale di parecchie centinaia di exaottetti al mese dà in media circa un exabit al secondo, e le ore di punta salgono più in alto. Quella cifra è la somma di ogni pacchetto che si muove su ogni rete del pianeta, ed è la sola grandezza che si descriva abitualmente a questa scala.
Un exabit al secondo è 125 petottetti al secondo. Nulla genera dati a quel ritmo in un solo luogo; il numero è una somma di miliardi di flussi distinti, quasi tutti minuscoli. Un solo flusso video è di pochi megabit al secondo, sicché un exabit al secondo è dell’ordine di cento milioni di tali flussi in corso insieme.
Nella composizione di quel traffico domina il video. I servizi di trasmissione ne prendono la quota maggiore, seguiti dalle piattaforme sociali, dagli aggiornamenti dei programmi e dalla sincronizzazione con la nuvola. La navigazione comune e i messaggi, che è ciò che la gente crede sia internet, sono una piccola frazione del totale in volume pur occupando la maggior parte dell’attenzione.
L’unità compare anche nelle proiezioni di capienza complessiva. La capienza totale installata di tutti i cavi sottomarini, se ogni lunghezza d’onda di ogni coppia di fibra fosse accesa e usata insieme, sta nell’ordine dell’exabit al secondo. L’impiego reale resta assai sotto, perché la capienza si costruisce in anticipo sulla domanda e perché le rotte devono portare il traffico l’una dell’altra quando un cavo cede.
Il prefisso exa è mille elevato alla sesta. Fu adottato nel 1975, quando nessuno si aspettava che descrivesse altro che grandezze astronomiche, e oggi descrive la portata di lavoro di un sistema di comunicazione costruito da esseri umani. L’intervallo fra la sua definizione e il suo uso quotidiano fu di una quarantina d’anni.
Un exabit al secondo equivale a 1000 petabit al secondo, a 125 petottetti al secondo o a circa 0,8674 exbibit al secondo.