| Yobiottetti (Yio) | Petaottetti (Po) |
|---|---|
| 1 Yobiottetto | 1208925819.61 Po |
| 2 Yobiottetti | 2417851639.23 Po |
| 3 Yobiottetti | 3626777458.84 Po |
| 4 Yobiottetti | 4835703278.46 Po |
| 5 Yobiottetti | 6044629098.07 Po |
| 10 Yobiottetti | 12089258196.1 Po |
| 20 Yobiottetti | 24178516392.3 Po |
| 25 Yobiottetti | 30223145490.4 Po |
| 50 Yobiottetti | 60446290980.7 Po |
| 100 Yobiottetti | 120892581961 Po |
| Riferimento | Yobiottetti (Yio) | Petaottetti (Po) |
|---|---|---|
| A plain text message (160 characters) | 1.32349 × 10-22 Yio | 1.6 × 10-13 Po |
| A three-minute MP3 | 2.48154 × 10-18 Yio | 0.000000003 Po |
| A smartphone photo | 3.30872 × 10-18 Yio | 0.000000004 Po |
| A high-definition film | 3.30872 × 10-15 Yio | 0.000004 Po |
| A dual-layer Blu-ray disc | 4.1359 × 10-14 Yio | 0.00005 Po |
Lo yobiottetto è un’unità d’informazione digitale pari a due all’ottantesima in ottetti, ossia 1024 zebiottetti. Il suo simbolo è Yio. È la maggiore unità binaria a cui la Commissione elettrotecnica internazionale abbia dato nome, e la controparte binaria dello yottaottetto.
A questo gradino finale le convenzioni binaria e decimale differiscono del 20,9 per cento. È la chiusa dell’argomento che i prefissi IEC furono creati per dirimere: una differenza cominciata come un innocuo 2,4 per cento al kibiottetto è cresciuta, per otto moltiplicazioni successive per 1,024, fino a uno scarto di più di un quinto. Nessun sistema di misura può reggere un’ambiguità così grande.
Uno yobiottetto è 1 208 925 819 614 629 174 706 176 ottetti. L’intera quantità di dati conservati dall’umanità è di qualche centinaio di zettaottetti, ossia una frazione di un per cento di ciò. Nulla di questa misura è stato costruito, e i ritmi di fabbricazione attuali dovrebbero proseguire per molti secoli per accumularne uno solo.
La serie binaria si ferma a yobi perché la serie decimale si fermava a yotta quando la norma IEC fu redatta nel 1998. Quando ronna e quetta furono aggiunti al sistema metrico nel 2022, non furono definiti nomi binari corrispondenti, sicché una quantità di due alla novantesima in ottetti non ha forma abbreviata accolta. Quella lacuna si colmerà presumibilmente se mai servirà.
Il pregio di definire la cima di una scala che nessuno ha salito è lo stesso di definirne il piede. Un sistema di misura a cui i nomi finiscono costringe i suoi utenti a improvvisare, e i prolungamenti improvvisati confliggono. Tanto la serie metrica quanto quella IEC furono scritte per intero affinché la regola, e non una tavola di eccezioni, sia tutto ciò che c’è da imparare.
Per qualunque lettore di materia tecnica, la lezione dell’intera serie sta in un carattere. Kio, Mio, Gio, Tio, Pio, Eio, Zio e Yio sono binari; ko, Mo, Go, To, Po, Eo, Zo e Yo sono decimali; e il divario fra loro si allarga da un errore d’arrotondamento a un quinto man mano che si sale. Quella i minuscola è l’unica cosa in un documento che dica quale si intendesse.
Uno yobiottetto equivale a 1024 zebiottetti, a 1 208 925 819 614 629 174 706 176 ottetti, a 8 yobibit o a circa 1,209 yottaottetti.
Il petottetto è un’unità d’informazione digitale pari a mille terottetti, ossia un milione di gigaottetti. Il suo simbolo è Po. È l’unità dell’archiviazione istituzionale: la scala alla quale i dati appartengono a un’organizzazione e non a una persona, e alla quale conservarli diventa una voce di bilancio e non un ripensamento.
Un petottetto è all’incirca l’archiviazione di mille grossi dischi rigidi di consumo, o il testo di tutti i libri mai pubblicati parecchie volte. In termini di video sono circa ventimila ore in altissima definizione, o due anni e mezzo di visione ininterrotta. L’intero catalogo di un grande servizio di trasmissione, conservato una volta per ogni livello di qualità, arriva a qualche petottetto.
La scienza giunse per prima a questa scala. Il Grande collisore di adroni del CERN registra decine di petottetti l’anno dopo che i suoi sistemi di innesco hanno già scartato oltre il 99,99 per cento di ciò che i rivelatori vedono, e l’archivio completo arriva a parecchie centinaia di petottetti. L’astronomia, la genomica e la modellazione del clima serbano archivi di misura paragonabile, e la disciplina di amministrarli è divenuta un campo di ricerca a sé.
Sul piano commerciale il petottetto descrive l’archiviazione di un solo centro di calcolo e non il totale di un’azienda. Una grande organizzazione serba decine o centinaia di petottetti sparsi su molte sedi, e i maggiori fornitori di nuvola serbano exaottetti. A questa misura i problemi pratici non sono la capienza ma l’elettricità per far girare i dischi, il raffreddamento e la certezza che una frazione dell’apparato stia guastandosi in ogni momento.
Quest’ultimo punto governa il progetto. In una schiera di petottetti i guasti dei dischi non sono eventi eccezionali ma un tasso di fondo continuo, sicché il sistema è costruito per perdere apparecchi di continuo e ricostruirsi senza interruzione. I dati si conservano con codici di cancellazione ripartiti su molte macchine, e di nulla ci si fida in copia unica.
Leggere un petottetto è di per sé un problema. Perfino a dieci gigaottetti al secondo, ritmo che pochi sistemi reggono, una passata completa richiede più di un giorno. Ecco perché l’analisi a questa scala si progetta per portare il calcolo ai dati anziché i dati al calcolo, un rovesciamento che ha plasmato l’intero campo dell’elaborazione distribuita.
Un petottetto equivale a 1000 terottetti, a 1 000 000 di gigaottetti, a 8 petabit o a circa 0,8882 pebiottetti.