| Riferimento | Leghe (lea) | Furlong (fur) |
|---|---|---|
| A sheet of A4 paper (long side) | 0.0000615157 lea | 0.00147638 fur |
| Average adult human height | 0.00035211 lea | 0.00845065 fur |
| A football pitch (length) | 0.021748 lea | 0.521952 fur |
| A marathon | 8.73959 lea | 209.75 fur |
| Height of Mount Everest | 1.83284 lea | 43.9881 fur |
La lega è un’unità di lunghezza pari a tre miglia, 24 furlong o esattamente 4828,032 metri. È obsoleta sotto ogni profilo pratico e sopravvive soprattutto nella letteratura e nei documenti storici.
L’unità nacque come misura della distanza che una persona poteva percorrere a piedi in un’ora, il che ne spiega insieme l’ordine di grandezza e la variabilità. Le leghe antiche e medievali differivano molto da regione a regione. La leuga romana misurava circa 2,2 chilometri. Le leghe francese, spagnola e portoghese avevano ciascuna il proprio valore, e la legua spagnola usata nelle concessioni fondiarie coloniali in America differiva ancora, il che complica l’interpretazione dei vecchi registri di proprietà in Texas e nel sud-ovest americano.
L’uso inglese si fissò su tre miglia, cifra che nella pratica non fu mai particolarmente precisa perché dipendeva dal miglio allora vigente. Poiché il miglio stesso fu fissato a 5280 piedi nel 1593, la lega ereditò quella definizione e assunse il valore moderno di 4828,032 metri.
La sua persistenza culturale supera di gran lunga l’uso pratico. Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne misura un percorso e non una profondità, distinzione spesso perduta nei riferimenti correnti: ventimila leghe sono circa 96 000 chilometri, più del doppio della circonferenza terrestre e assai più di qualunque profondità oceanica. Gli stivali delle sette leghe compaiono nelle fiabe francesi come mezzo per coprire distanze in un solo passo. La Carica della Brigata Leggera di Tennyson si apre con mezza lega avanti.
L’unità fu abolita per il commercio nel Regno Unito molto tempo fa e non ha valore legale. Compare talvolta in contesti nautici, dove la lega marina di tre miglia nautiche è un’unità distinta e un poco più lunga.
Poiché l’unità varia tanto fra lingue e secoli, le traduzioni di opere antiche possono fuorviare gravemente. Una distanza espressa in leghe in un documento coloniale spagnolo, in una cronaca medievale francese e in uno statuto inglese può differire di un fattore due, e gli storici che lavorano su tali fonti convertono di norma in unità moderne precisando quale lega abbiano presupposto.
Una lega equivale a 3 miglia, 4828,032 metri o 4,828032 chilometri. Un’ora di cammino di buon passo ne copre assai meno di una.
Il furlong è un’unità di lunghezza pari a 220 iarde, 660 piedi o esattamente 201,168 metri. Corrisponde a un ottavo di miglio e a dieci catene.
Il nome è una contrazione dell’inglese antico furh lang, che significa solco lungo, e indica la distanza che una coppia di buoi poteva arare prima di dover riposare. Questa origine pratica fissò la lunghezza delle strisce di campo medievali, sicché il furlong precede la definizione inglese del miglio. Quando il miglio romano di 5000 piedi fu accordato alla misura dei terreni inglese, il miglio fu allungato a 5280 piedi affinché contenesse un numero intero di furlong. La cifra scomoda che generazioni di scolari hanno imparato a memoria è la conseguenza diretta della conservazione della più antica unità agricola.
Le corse dei cavalli sono l’ambito in cui il furlong resta in uso quotidiano. Le distanze di gara in Gran Bretagna, Irlanda, Stati Uniti e in gran parte del mondo ippico si esprimono in miglia e furlong, sicché una corsa annunciata come un miglio e due furlong copre 2010 metri. I tempi parziali si rilevano furlong per furlong, e la telecronaca è costruita attorno all’unità. I riferimenti lungo lo steccato contano alla rovescia i furlong che restano al traguardo.
Il rapporto del furlong con la superficie spiega la sua persistenza nei registri più antichi. L’acro era in origine definito come un furlong di lunghezza per una catena di larghezza, cioè la superficie che una coppia di buoi poteva arare in un giorno. È per questo che l’acro è un rettangolo lungo e stretto anziché un quadrato, e per questo il suo valore moderno di 43 560 piedi quadrati appare arbitrario.
Al di fuori dell’ippica l’unità è in gran parte arcaica, benché compaia in alcuni atti fondiari storici e in qualche descrizione giuridica. Il folclore informatico la tiene in vita con il furlong per quindicina, un’unità di velocità volutamente assurda usata per illustrare l’analisi dimensionale.
È la ragione della forma dell’acro. Un acro si definiva come un furlong di lunghezza per una catena di larghezza, 220 iarde per 22, e quel rettangolo lungo e stretto è esattamente ciò che una coppia di buoi poteva arare in un giorno senza voltare più spesso del necessario. La proporzione di dieci a uno si conserva nei disegni di porche e solchi ancora visibili dall’aria per le Midlands inglesi, e in confini di campo sopravvissuti a ogni aratro che li tracciò. Il furlong sopravvive dunque meno come misura che come una forma scritta nel paesaggio.
Un furlong equivale a 220 iarde, 10 catene, un ottavo di miglio o 201,168 metri.