| Centiare (ca) | Furlong quadrati (sq fur) |
|---|---|
| 1 Centiara | 0.0000247105381467 sq fur |
| 2 Centiare | 0.0000494210762934 sq fur |
| 3 Centiare | 0.0000741316144401 sq fur |
| 4 Centiare | 0.0000988421525869 sq fur |
| 5 Centiare | 0.000123552690734 sq fur |
| 10 Centiare | 0.000247105381467 sq fur |
| 20 Centiare | 0.000494210762934 sq fur |
| 25 Centiare | 0.000617763453668 sq fur |
| 50 Centiare | 0.00123552690734 sq fur |
| 100 Centiare | 0.00247105381467 sq fur |
| Riferimento | Centiare (ca) | Furlong quadrati (sq fur) |
|---|---|---|
| A sheet of A4 paper | 0.06237 ca | 0.0000015412 sq fur |
| A tennis court | 260.8 ca | 0.00644451 sq fur |
| A football pitch | 7140 ca | 0.176433 sq fur |
| One hectare | 10000 ca | 0.247105 sq fur |
| Central Park, New York | 3410000 ca | 84.2629 sq fur |
La centiara è un’unità di area pari a un centesimo di ara, il che la rende esattamente un metro quadrato. Il suo simbolo è ca. È l’unica unità d’uso corrente che duplichi esattamente un’altra sotto nome diverso, e la ragione della sua esistenza sta nella tenuta dei registri e non nella misura.
Quando la legge metrica francese del 1795 istituì l’ara come unità decimale della terra, le costruì attorno una scala completa: l’ettaro sopra e la centiara sotto. I catasti adottarono allora una forma a tre colonne, registrando ogni particella come tanti ettari, tante are e tante centiare. L’ultima colonna aveva bisogno di un nome, e il metro quadrato, benché identico, non rientrava nello schema.
Quella forma è ancora in vigore. I registri francese, belga, lussemburghese e olandese scrivono le superfici delle particelle come tre numeri di seguito, sicché 1 ha 25 a 30 ca significa 12 530 metri quadrati. Le ultime due cifre non superano mai 99, il che rende la notazione autoverificante: un valore come 1 ha 130 a è malformato e denuncia un errore di trascrizione prima che qualcuno debba fare conti.
Si legge per valore di posizione. Ogni ettaro è 10 000 metri quadrati, ogni ara 100 e ogni centiara uno, sicché le tre colonne compitano semplicemente un numero in base cento. La dicitura notarile 0 ha 04 a 62 ca fa 462 metri quadrati, e la mappa di un geometra che mostri la stessa particella stamperebbe 462 m² senza altro commento.
Fuori dal catasto la centiara non ha vita. Nessuno prescrive un pavimento, un muro o un terreno in centiare quando il metro quadrato dice la stessa cosa con un simbolo che tutti riconoscono, e nessun ramo della scienza o della tecnica l’ha mai adottata. È un’unità che esiste per riempire una colonna.
L’unico rischio è il simbolo. In molti documenti ca abbrevia il latino circa, cioè all’incirca, sicché una cifra scritta ca 400 potrebbe valere 400 centiare oppure circa 400 di tutt’altra cosa. Negli atti catastali la posizione del numero decide; in un testo corrente, convertire in metri quadrati toglie l’ambiguità una volta per tutte.
Una centiara equivale esattamente a 1 metro quadrato, a 0,01 are o a circa 10,764 piedi quadrati.
Il furlong quadrato è un’unità di area pari a dieci acri, ossia 40 468,6 metri quadrati. Il suo simbolo è sq fur. Un furlong è 220 iarde, l’ottava parte di un miglio, sicché un furlong quadrato è cento catene quadrate e sessantaquattro di essi fanno un miglio quadrato. È uno dei rapporti più puliti del sistema imperiale e uno dei meno usati.
Il furlong è più antico dell’acro e gli diede la forma. Il nome significa lunghezza del solco, ed era la distanza che una coppia di buoi doveva arare prima di riprendere fiato e girare. Nei campi aperti dell’Inghilterra medievale un furlong era tanto un blocco di strisce coltivate quanto una lunghezza, sicché la parola indicava insieme un luogo e una misura, e l’acro fu definito come un furlong per una catena perché quello era il frutto di una giornata di aratura.
Quella storia spiega perché il furlong quadrato sia aritmeticamente pulito e praticamente assente. La terra si assegnava in strisce e in acri, non in blocchi di un furlong di lato, sicché la forma quadrata non ebbe mai impiego nemmeno quando quella lineare era in servizio quotidiano. Un agrimensore che avesse bisogno di dieci acri scriveva dieci acri, e il furlong quadrato restò una riga nelle tabelle.
La lunghezza in sé è sopravvissuta per una via singolare. Le corse dei cavalli l’hanno conservata, e le prove in Gran Bretagna, Irlanda, Stati Uniti, Australia e in buona parte dell’Asia si descrivono ancora in furlong: uno sprint di sei furlong, un miglio e mezzo che vale dodici furlong. Nient’altro nella vita moderna usa l’unità, ma l’ippica la usa di continuo, il che mantiene la parola familiare a chi farebbe fatica a dire quanto misuri.
Come area è comunque una misura utile da immaginare. Dieci acri sono una piccola fattoria, un grande parco pubblico, circa quattordici campi da calcio, o un isolato di generose proporzioni. Il Central Park di New York copre all’incirca ottantaquattro furlong quadrati. L’unità è abbastanza grande perché ciò che vi si misura sia descritto come un luogo e non come una proprietà.
Convertire riesce più pulito passando per l’acro. Moltiplicare per dieci per gli acri, poi per 0,4047 per gli ettari, oppure usare il fattore diretto di 4,047 ettari per furlong quadrato. Nel verso opposto, un ettaro è circa un quarto di furlong quadrato, approssimazione sufficiente per un confronto grossolano fra registri fondiari antichi e nuovi.
Un furlong quadrato equivale a 10 acri, a 100 catene quadrate, a circa 40 469 metri quadrati o a circa 4,047 ettari.