| Wattora (Wh) | Ettojoule (hJ) |
|---|---|
| 1 Wattora | 36 hJ |
| 2 Wattora | 72 hJ |
| 3 Wattora | 108 hJ |
| 4 Wattora | 144 hJ |
| 5 Wattora | 180 hJ |
| 10 Wattora | 360 hJ |
| 20 Wattora | 720 hJ |
| 25 Wattora | 900 hJ |
| 50 Wattora | 1800 hJ |
| 100 Wattora | 3600 hJ |
| Riferimento | Wattora (Wh) | Ettojoule (hJ) |
|---|---|---|
| One food calorie (kcal) | 1.16222 Wh | 41.84 hJ |
| An AA alkaline battery | 2.77778 Wh | 100 hJ |
| Daily adult food intake | 2324.44 Wh | 83680 hJ |
| One unit on an electricity bill | 1000 Wh | 36000 hJ |
| A lightning strike | 277778 Wh | 10000000 hJ |
Il wattora è un’unità di energia pari all’energia fornita da un watt di potenza che scorre per un’ora, ossia esattamente 3600 joule. Il suo simbolo è Wh. È la moneta spicciola del chilowattora, usata ovunque le quantità di energia siano troppo modeste per esprimersi in migliaia.
Le batterie sono il suo territorio principale. La capacità di un portatile, di un telefono, di un utensile elettrico o di un altoparlante portatile si indica in wattora, ed è questa la cifra che conta nel confrontare apparecchi, perché unisce i due numeri di solito stampati su una cella. Una batteria indicata come 3000 milliamperora a 3,7 volt immagazzina circa 11 wattora, e il dato in amperora da solo non significa nulla senza la tensione.
La normativa aeronautica ha reso l’unità inaspettatamente pubblica. Le batterie al litio sopra i 100 wattora non possono essere portate nel bagaglio a mano senza consenso della compagnia, e oltre i 160 wattora sono del tutto vietate sugli aerei passeggeri. È per questo che le batterie di portatili e macchine fotografiche recano il dato stampato, e che i caricabatterie portatili sono progettati per restare appena sotto la soglia.
Anche la produzione di energia su piccola scala la usa. Un pannello solare di una lampada da giardino, un sensore che raccoglie energia dall’ambiente o una dinamo da bicicletta producono wattora al giorno e non chilowattora, e l’elettronica a basso consumo pensata per funzionare anni con una sola pila si preventiva in milliwattora.
L’unità condivide la critica rivolta al chilowattora: unisce un’unità coerente di potenza del SI a un’unità di tempo estranea al SI. In termini rigorosamente SI l’espressione corretta è 3600 joule, ossia 3,6 chilojoule, e la scrittura scientifica usa i joule. In tutto il resto vince il legame pratico con la potenza dell’apparecchio.
I sistemi di accumulo, dalla batteria domestica all’impianto di rete, salgono attraverso chilowattora e megawattora dallo stesso punto di partenza, sicché l’intera famiglia condivide un’unica aritmetica.
Vale la pena chiarire qui una confusione frequente. Le celle delle batterie sono di norma etichettate in ampere-ora o milliampere-ora, che misurano carica e non energia, e due celle con lo stesso valore in ampere-ora immagazzinano quantità assai diverse se le loro tensioni differiscono. Moltiplicare gli ampere-ora per la tensione nominale dà i wattora: una cella per telefono da 3000 milliampere-ora a 3,85 volt racchiude circa 11,6 wattora. Ecco perché i confronti di capacità fra apparecchi hanno senso solo in wattora, perché le compagnie aeree fissano i loro limiti in wattora, e perché una batteria portatile reclamizzata in milliampere-ora può rendere meno del suo numero una volta contate le proprie perdite di conversione.
Un wattora equivale a 3600 joule, a 0,001 chilowattora o a circa 0,86 chilocalorie.
L’ettojoule è un’unità di energia pari a cento joule. Il suo simbolo è hJ. Come il decajoule che lo precede, è un’unità metrica formata a regola d’arte che quasi nessuno scrive, perché un numero di tre cifre in joule è già abbastanza breve e perché il chilojoule attende una sola cifra decimale più in alto.
La quantità è del tutto a misura d’uomo. Sollevare una cassa da dieci chilogrammi di un metro costa circa 98 joule, cioè quasi esattamente un ettojoule. Salire un solo gradino costa a un adulto sui 120 joule, e una lampada da cento watt brucia un ettojoule al secondo. Un corpo adulto a riposo cede circa un ettojoule di calore al secondo per il solo fatto di restare vivo, il che fa dell’unità una misura onesta di un secondo di esistenza ordinaria.
Parecchie grandezze familiari cadono qui senza portarne il nome. Un flash da studio si valuta fra uno e dieci ettojoule, anche se il mestiere li chiama wattsecondi. Un defibrillatore consegna due ettojoule per scarica. L’acciaio da costruzione deve assorbire almeno 27 joule in una prova d’urto su provino intagliato, e le qualità tenaci ne assorbono ben più di un ettojoule, che è la differenza fra una lamiera che si piega e una che si spezza.
Il prefisso in sé è tutt’altro che morto, ma sopravvive attaccato ad altre unità. L’ettopascal è l’unità della pressione atmosferica in ogni bollettino meteorologico del pianeta, scelta proprio perché un ettopascal vale esattamente un millibar e i previsori poterono adottare il Sistema internazionale senza cambiare un solo numero sulle loro carte. L’ettaro misura la terra quasi ovunque, e l’ettolitro è l’unità di commercio del vino, della birra e del latte.
Con il joule nessuna di quelle condizioni si è realizzata. Non c’era un’unità ereditata a cui l’ettojoule corrispondesse, né un intervallo di valori che rendesse più ordinato, né un commercio che ne avesse bisogno. L’ingegneria aveva già fissato il chilo come primo gradino verso l’alto, sicché all’ettojoule è rimasto un intervallo che la comune notazione decimale gestisce benissimo da sola.
Leggerne uno richiede dunque una sola moltiplicazione. Cento ettojoule sono dieci chilojoule; quattro ettojoule sono 400 joule. La forma in joule è quella che useranno le specifiche moderne, i rapporti di laboratorio e le schede tecniche, sicché convertire a vista tiene la cifra coerente con tutto ciò che le sta stampato attorno.
Un ettojoule equivale a 100 joule, a circa 23,9 calorie o a circa 0,0278 wattora.