| Petaottetti al secondo (Po/s) | Mebibit al secondo (Mibit/s) |
|---|---|
| 1 Petaottetto al secondo | 7629394531.25 Mibit/s |
| 2 Petaottetti al secondo | 15258789062.5 Mibit/s |
| 3 Petaottetti al secondo | 22888183593.8 Mibit/s |
| 4 Petaottetti al secondo | 30517578125 Mibit/s |
| 5 Petaottetti al secondo | 38146972656.2 Mibit/s |
| 10 Petaottetti al secondo | 76293945312.5 Mibit/s |
| 20 Petaottetti al secondo | 152587890625 Mibit/s |
| 25 Petaottetti al secondo | 190734863281 Mibit/s |
| 50 Petaottetti al secondo | 381469726562 Mibit/s |
| 100 Petaottetti al secondo | 762939453125 Mibit/s |
| Riferimento | Petaottetti al secondo (Po/s) | Mebibit al secondo (Mibit/s) |
|---|---|---|
| A dial-up modem | 7 × 10-12 Po/s | 0.0534058 Mibit/s |
| Typical home broadband | 0.0000000125 Po/s | 95.3674 Mibit/s |
| Gigabit Ethernet | 0.000000125 Po/s | 953.674 Mibit/s |
| Streaming a 4K film | 0.000000003125 Po/s | 23.8419 Mibit/s |
Il petottetto al secondo è un’unità di velocità di trasferimento dei dati pari a mille terottetti al secondo, ossia otto petabit al secondo. Il suo simbolo è Po/s. Descrive la larghezza di banda interna complessiva delle maggiori macchine di calcolo anziché un singolo collegamento, ed esiste come somma e non come una velocità che qualcosa possa reggere da sola.
Il caso più netto è l’interconnessione di un supercalcolatore di scala exa. Una tale macchina ha decine di migliaia di nodi, ciascuno legato alla rete a centinaia di gigaottetti al secondo, e la somma sull’intero tessuto raggiunge petottetti al secondo. Quella cifra è la ragione per cui simili macchine possono condurre un solo calcolo ripartito sull’intero sistema anziché molti piccoli calcoli indipendenti.
La larghezza di banda della memoria si somma allo stesso modo. Una macchina con diecimila acceleratori, ciascuno con parecchi terottetti al secondo di banda locale, ne totalizza decine di petottetti al secondo. Se quel totale significhi qualcosa dipende interamente dal calcolo: un problema divisibile in modo che ogni nodo lavori soprattutto sui propri dati può usarlo; uno che non lo sia, no.
Anche le reti dei centri di calcolo raggiungono questo intervallo. La capienza complessiva del tessuto di commutazione dentro un impianto assai grande, contando ogni collegamento fra ogni armadio, si misura in petottetti al secondo. L’obiettivo di progetto è che ogni servente raggiunga qualunque altro quasi a piena velocità, il che richiede assai più capienza interna dei collegamenti esterni dell’impianto.
Per dare la scala, un petottetto al secondo trasferirebbe l’intero contenuto di un grande archivio nazionale in un secondo, o riempirebbe tutti i dischi rigidi fabbricati in un giorno in circa un minuto. Nessun sistema d’archiviazione può fornire dati a questo ritmo, e nessuno può assorbirli; la cifra descrive movimento dentro una macchina, fra memoria e processori, dove nulla viene affatto conservato.
L’unità serve anche nella ricerca ottica, dove una sola fibra che porti un petabit al secondo è 125 terottetti al secondo, e un impianto sperimentale che aggreghi più fibre simili si avvicina al petottetto. Quelle cifre vengono da laboratori e non da qualcosa d’installato.
Un petottetto al secondo equivale a 1000 terottetti al secondo, a 8 petabit al secondo o a circa 0,8882 pebiottetti al secondo.
Il mebibit al secondo è un’unità di velocità di trasferimento dei dati pari a 1 048 576 bit al secondo. Il suo simbolo è Mibit/s. È la controparte binaria del megabit al secondo, e i due differiscono del 4,9 per cento: poco, ma abbastanza da cambiare una cifra di rilievo.
Quel cinque per cento è il punto in cui l’unità comincia a contare. Un collegamento reclamizzato a 100 megabit al secondo e uno a 100 mebibit al secondo differiscono di circa cinque megabit, ossia di un intero flusso video ad alta definizione. In una specifica, in un contratto o in una relazione di prova, dichiarare l’uno e consegnare l’altro è una discrepanza reale e non una differenza d’arrotondamento.
In pratica la confusione è rara nelle reti, perché l’apparecchiatura di rete si specifica sempre in decimale. Ciò che produce cifre in mebibit sono i programmi di misura: uno strumento che conta un trasferimento in mebiottetti e divide per i secondi trascorsi riferisce una velocità binaria, e moltiplicare per otto la rende mebibit al secondo. Chi confronti quella lettura con una velocità reclamizzata deve convertire due volte, una per la base e una per il fattore otto.
Dove sorge davvero una velocità binaria è dentro una macchina. Un bus di memoria trasferisce un numero fisso di bit per ciclo di orologio, e la larghezza è una potenza di due — sessantaquattro bit per volta, per esempio — sicché la quantità mossa per ciclo è binaria benché la frequenza dell’orologio non lo sia. Le velocità derivate da tale struttura si esprimono naturalmente con prefissi binari.
Per dare la scala, un mebibit al secondo è 131 072 ottetti al secondo, ossia circa 128 kibiottetti al secondo. È all’incirca una fotografia ogni due secondi, o un romanzo in testo semplice ogni quattro. È una velocità alla quale il web moderno è lento ma utilizzabile, il che la colloca nell’intervallo a cui le reti mobili scendono quando sono congestionate.
Il simbolo giusto porta la i minuscola, e la sua presenza è il solo modo affidabile di distinguere le due convenzioni. Un documento che scriva Mbit/s in un contesto in cui la cifra sottostante viene da un calcolo binario ha dichiarato male la propria misura del cinque per cento.
Un mebibit al secondo equivale a 1 048 576 bit al secondo, a 131 072 ottetti al secondo o a circa 1,049 megabit al secondo.