| Petabit (Pbit) | Zebibit (Zibit) |
|---|---|
| 1 Petabit | 0.000000847032947254 Zibit |
| 2 Petabit | 0.00000169406589451 Zibit |
| 3 Petabit | 0.00000254109884176 Zibit |
| 4 Petabit | 0.00000338813178902 Zibit |
| 5 Petabit | 0.00000423516473627 Zibit |
| 10 Petabit | 0.00000847032947254 Zibit |
| 20 Petabit | 0.0000169406589451 Zibit |
| 25 Petabit | 0.0000211758236814 Zibit |
| 50 Petabit | 0.0000423516473627 Zibit |
| 100 Petabit | 0.0000847032947254 Zibit |
| Riferimento | Petabit (Pbit) | Zebibit (Zibit) |
|---|---|---|
| A plain text message (160 characters) | 1.28 × 10-12 Pbit | 1.0842 × 10-18 Zibit |
| A three-minute MP3 | 0.000000024 Pbit | 2.03288 × 10-14 Zibit |
| A smartphone photo | 0.000000032 Pbit | 2.71051 × 10-14 Zibit |
| A high-definition film | 0.000032 Pbit | 2.71051 × 10-11 Zibit |
| A dual-layer Blu-ray disc | 0.0004 Pbit | 3.38813 × 10-10 Zibit |
Il petabit è un’unità d’informazione digitale pari a mille terabit, ossia un milione di miliardi di bit. Il suo simbolo è Pbit. Sta al confine fra le quantità che si installano di routine e quelle che appartengono ancora ai laboratori di ricerca e ai totali sommati su reti intere.
Un petabit è 125 terottetti. È l’archiviazione di circa centoventicinque grossi dischi rigidi di consumo, o in termini più quotidiani circa trentamila ore di video ad alta definizione: tre anni e mezzo di visione ininterrotta. Nessun apparecchio singolo tiene un petabit; il numero descrive sistemi e non oggetti.
L’uso più notevole dell’unità sta nei primati di trasmissione ottica. Gruppi di ricerca in Giappone, nei Paesi Bassi e altrove hanno portato più di un petabit al secondo in un solo filo di fibra, unendo la fibra a più nuclei — vari cammini che guidano la luce dentro un medesimo rivestimento — a centinaia di lunghezze d’onda distinte e a una modulazione avanzata. Quei risultati corrono su decine di chilometri in laboratorio, non sulle migliaia che un cavo sottomarino in servizio deve attraversare.
Al livello della rete il petabit descrive capienza sommata. La capienza totale d’interconnessione di un grande centro di calcolo, la capienza congiunta di tutti i cavi che approdano su un continente e la portata di picco delle maggiori reti di contenuti si danno tutte in petabit al secondo. Sono somme su molti collegamenti e non la valutazione di uno solo.
Anche i sistemi di archiviazione giungono alla scala del petabit, benché siano sempre etichettati in ottetti. Un grande archivio scientifico da cento petottetti tiene ottocento petabit, e impianti di quella misura esistono per la genomica, la fisica delle particelle e i dati delle ricognizioni astronomiche. I rivelatori di particelle del CERN scartano la stragrande maggioranza di ciò che vedono proprio perché conservarlo supererebbe perfino queste capienze.
Il prefisso peta viene dal greco per cinque, perché un petabit è mille elevato alla quinta in bit. Quello schema di nomi prosegue verso l’alto con exa per sei e zetta per sette, sicché la scala sopra il petabit è regolare e facile da prolungare.
Un petabit equivale a 1 000 000 000 000 000 di bit, a 1000 terabit, a 125 terottetti o a circa 0,8882 pebibit.
Lo zebibit è un’unità d’informazione digitale pari a due alla settantesima in bit, ossia 1024 exbibit. Il suo simbolo è Zibit. È la controparte binaria dello zettabit, e i due differiscono oggi del 18,1 per cento: quasi un quinto.
Quella divergenza è la ragione stessa per cui i prefissi binari furono necessari. Al kibibit le due convenzioni differivano del 2,4 per cento, un errore d’arrotondamento. Qui il divario è grande abbastanza perché un documento che usi quella sbagliata riferisca semplicemente un’altra quantità, e nessun contesto può sanare l’ambiguità a posteriori.
Uno zebibit è 147 573 952 589 676 412 928 ottetti, ossia 128 exbiottetti. Nulla di questa misura esiste. Il totale dei dati conservati dall’umanità sta su qualche centinaio di zettaottetti, ossia meno di uno zebiottetto, sicché l’intera riserva d’informazione del mondo non arriva ancora a un’unità a questo gradino della scala binaria.
L’unità esiste perché la serie IEC fu definita per intero e non solo fin dove allora serviva. È lo stesso principio che il sistema metrico segue: ogni prefisso si applica a ogni unità, che la combinazione sia già stata usata o no. Un sistema con buchi richiede una tavola di eccezioni; uno senza richiede solo la regola.
Dove lo zebibit potrebbe davvero comparire è nell’aritmetica degli spazi d’indirizzi. Due alla settantesima non è una larghezza naturale di puntatore, ma i multipli e le frazioni di potenze di due attraversano ogni discussione sull’indirizzamento, e uno schema che riservasse settanta bit a qualcosa si descriverebbe naturalmente in questi termini. Tali schemi si propongono di tanto in tanto e nessuno è finora stato necessario.
Leggere il simbolo è l’abilità pratica. Zibit è binario, Zbit è decimale, e a diciotto per cento di distanza i due non sono intercambiabili in alcun documento in cui la cifra conti. Quando una fonte scrive ZB senza spiegazione, non c’è modo di sapere quale si intendesse, e la risposta onesta è trattare la cifra come incerta di un quinto.
Uno zebibit equivale a 1024 exbibit, a 147 573 952 589 676 412 928 ottetti o a circa 1,181 zettabit.