| Leghe nautiche (nlea) | Unità astronomiche (au) |
|---|---|
| 1 Lega nautica | 0.0000000371395660513 au |
| 2 Leghe nautiche | 0.0000000742791321026 au |
| 3 Leghe nautiche | 0.000000111418698154 au |
| 4 Leghe nautiche | 0.000000148558264205 au |
| 5 Leghe nautiche | 0.000000185697830257 au |
| 10 Leghe nautiche | 0.000000371395660513 au |
| 20 Leghe nautiche | 0.000000742791321026 au |
| 25 Leghe nautiche | 0.000000928489151283 au |
| 50 Leghe nautiche | 0.00000185697830257 au |
| 100 Leghe nautiche | 0.00000371395660513 au |
| Riferimento | Leghe nautiche (nlea) | Unità astronomiche (au) |
|---|---|---|
| A sheet of A4 paper (long side) | 0.0000534557 nlea | 1.98532 × 10-12 au |
| Average adult human height | 0.000305976 nlea | 1.13638 × 10-11 au |
| A football pitch (length) | 0.0188985 nlea | 7.01882 × 10-10 au |
| A marathon | 7.59449 nlea | 0.000000282056 au |
| Height of Mount Everest | 1.59269 nlea | 0.0000000591519 au |
La lega nautica è un’unità di lunghezza pari a tre miglia nautiche, ossia esattamente 5556 metri. È più lunga della lega terrestre di circa 728 metri, poiché è costruita sul miglio nautico di 1852 metri e non sul miglio terrestre.
L’unità appartiene a un’epoca in cui era la misura pratica della giurisdizione costiera. La regola del tiro di cannone, formulata fra Seicento e Settecento, voleva che l’autorità di uno Stato si estendesse fin dove esso potesse difenderla da terra, distanza convenzionalmente fissata in tre miglia nautiche. Quel limite divenne lo standard del mare territoriale e si esprimeva come una lega marina. Per questo molti trattati e statuti antichi definiscono i confini marittimi in leghe.
Il limite delle tre miglia resse per secoli prima di sgretolarsi nel corso del Novecento. Gli Stati rivendicarono progressivamente acque più ampie, e la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare risolse la questione nel 1982 istituendo un mare territoriale di dodici miglia nautiche e una zona economica esclusiva di duecento. Entrambi i valori sono espressi in miglia nautiche e non in leghe, e l’unità più antica uscì dall’uso giuridico.
Carte e portolani dell’età della vela usavano abitualmente la lega per descrivere le distanze dal largo e la visibilità dei punti cospicui. Leggere quelle fonti con esattezza richiede di sapere a quale lega ci si riferisca, giacché la stessa parola poteva indicare una lega terrestre, una lega marina o una variante spagnola o portoghese, e le differenze sono abbastanza grandi da contare nella ricostruzione di una posizione storica.
Oggi l’unità non ha alcun ruolo nella navigazione. Le carte sono graduate in miglia nautiche, e le distanze in mare si indicano allo stesso modo. La lega nautica compare soltanto in testi storici e giuridici.
L’unità sta inoltre dietro a una cifra familiare nei calcoli di visibilità. Da un’altezza di circa tre metri sul livello del mare l’orizzonte dista all’incirca una lega nautica, ed è per questo che il limite delle tre miglia corrispondeva grosso modo tanto a ciò che una vedetta poteva scorgere quanto a ciò che un cannone poteva raggiungere.
Una lega nautica equivale a 3 miglia nautiche, 5556 metri, 5,556 chilometri o circa 3,452 miglia terrestri.
L’unità astronomica è una lunghezza pari a esattamente 149 597 870 700 metri, ossia quasi 150 milioni di chilometri. Il simbolo è au. Approssima la distanza media fra la Terra e il Sole ed è la misura consueta per le distanze all’interno del sistema solare.
In origine l’unità era definita da quella relazione orbitale anziché da un numero fisso. Le definizioni precedenti la legavano alle proprietà di un corpo ipotetico in orbita attorno al Sole, sicché il suo valore dipendeva dalla costante gravitazionale ed era soggetto a revisione via via che le misure miglioravano. L’Unione Astronomica Internazionale pose fine a questa dipendenza nel 2012 fissando l’unità astronomica come un numero esatto di metri. Il cambiamento semplificò i calcoli e rimosse un inconveniente: un’unità la cui lunghezza si spostava ogni volta che una costante fisica veniva raffinata.
Determinarne il valore fu uno dei grandi problemi dell’astronomia osservativa. I transiti di Venere sul disco solare, osservati da punti molto distanti della Terra, permettevano di triangolare la distanza. Furono allestite spedizioni per i transiti del 1761, 1769, 1874 e 1882, e il primo viaggio di James Cook nel Pacifico fu organizzato attorno all’evento del 1769. Le misure radar verso Venere negli anni Sessanta finirono per fissare la cifra con precisione assai maggiore di qualsiasi metodo ottico.
L’unità rende leggibili le distanze del sistema solare. Mercurio orbita a 0,39 au, Marte a 1,52 au, Giove a 5,2 au e Nettuno a 30,1 au. La fascia di Kuiper si estende fino a circa 50 au. La Voyager 1, l’oggetto umano più lontano, ha superato le 165 au. La luce impiega circa 499 secondi a percorrere un’unità astronomica, sicché il Sole dista poco più di otto minuti luce.
Oltre il sistema solare l’unità diventa scomoda, e gli astronomi passano agli anni luce e ai parsec. Un parsec vale 206 265 au.
La navigazione delle sonde richiede che l’unità sia esatta e non approssimata. Le traiettorie verso i pianeti esterni si calcolano su distanze di decine di unità astronomiche, e un errore nella lunghezza dell’unità stessa si propagherebbe in ogni calcolo di posizione. Fissarne il valore nel 2012 ha eliminato quella fonte di deriva dalle effemeridi usate per la pianificazione delle missioni.
Un’unità astronomica equivale a 149 597 870,7 chilometri, ovvero a circa 92,956 milioni di miglia.