| Millijoule (mJ) | Wattora (Wh) |
|---|---|
| 1 Millijoule | 0.000000277777777778 Wh |
| 2 Millijoule | 0.000000555555555556 Wh |
| 3 Millijoule | 0.000000833333333333 Wh |
| 4 Millijoule | 0.00000111111111111 Wh |
| 5 Millijoule | 0.00000138888888889 Wh |
| 10 Millijoule | 0.00000277777777778 Wh |
| 20 Millijoule | 0.00000555555555556 Wh |
| 25 Millijoule | 0.00000694444444444 Wh |
| 50 Millijoule | 0.0000138888888889 Wh |
| 100 Millijoule | 0.0000277777777778 Wh |
| Riferimento | Millijoule (mJ) | Wattora (Wh) |
|---|---|---|
| One food calorie (kcal) | 4184000 mJ | 1.16222 Wh |
| An AA alkaline battery | 10000000 mJ | 2.77778 Wh |
| Daily adult food intake | 8.368 × 109 mJ | 2324.44 Wh |
| One unit on an electricity bill | 3.6 × 109 mJ | 1000 Wh |
| A lightning strike | 1 × 1012 mJ | 277778 Wh |
Il millijoule è un’unità di energia pari a un millesimo di joule, cioè 0,001 joule. Il suo simbolo è mJ. È la prima unità, scendendo dal joule, in cui il corpo umano smette di avvertire ciò che accade, e per questo compare ovunque una piccola quantità di energia debba essere liberata di proposito e con precisione.
La meccanica di tutti i giorni la raggiunge senza fatica. Una graffetta da un grammo, lasciata cadere da un metro, arriva con una decina di millijoule. Premere un tasto ne richiede due o tre, voltare una pagina assai meno, e la scintilla che salta da una maniglia in una giornata secca ne porta fra uno e dieci. Quest’ultima cifra sta all’incirca sulla soglia della sensazione, il che fa del millijoule la più piccola energia che una persona nota abitualmente senza che glielo dicano.
La protezione contro le esplosioni è scritta qui. L’energia minima di accensione del metano in aria è di circa 0,28 millijoule e quella del propano di circa 0,25, mentre le nubi di farina, zucchero o polvere metallica ne chiedono decine. Le norme per le zone pericolose fissano l’energia immagazzinata ammissibile di un circuito rispetto a quei valori, sicché l’intero edificio della sicurezza intrinseca poggia su grandezze di quest’ordine e non su ciò che mostra un voltmetro.
I laser medici e industriali si valutano in millijoule per impulso. Un laser a commutazione di Q usato per togliere tatuaggi o per la litotrissia consegna qualche centinaio di millijoule in pochi nanosecondi, e quella brevità estrema è ciò che converte un’energia modesta in una potenza di picco di megawatt. La capsulotomia oculistica ne usa pochi, e gli apparecchi dermatologici si dosano nella stessa unità perché a decidere l’effetto sul tessuto è la dose per impulso e non la seduta.
Anche le piccole grandezze elettriche e acustiche cadono qui. Un puntatore laser da un milliwatt emette un millijoule al secondo. Chi parla a voce alta irradia circa un millijoule di suono al secondo, e il segnalatore di un rivelatore di fumo parecchi. Un condensatore da un microfarad caricato a cinquanta volt immagazzina 1,25 millijoule, ed è il tipo di cifra stampata su circuiti di flash, moduli di accensione e otturatori fotografici.
Sopra subentra il joule e gli effetti diventano palesemente meccanici; sotto subentra il microjoule e gli effetti diventano invisibili. Ciò fa del millijoule il confine pratico della percezione, e spiega perché limiti di sicurezza, soglie di sensibilità e prescrizioni di dose si fermino così spesso a tre decimali anziché scendere oltre.
Un millijoule equivale a 0,001 joule, a circa 0,000239 calorie o a circa 0,000000278 wattora.
Il wattora è un’unità di energia pari all’energia fornita da un watt di potenza che scorre per un’ora, ossia esattamente 3600 joule. Il suo simbolo è Wh. È la moneta spicciola del chilowattora, usata ovunque le quantità di energia siano troppo modeste per esprimersi in migliaia.
Le batterie sono il suo territorio principale. La capacità di un portatile, di un telefono, di un utensile elettrico o di un altoparlante portatile si indica in wattora, ed è questa la cifra che conta nel confrontare apparecchi, perché unisce i due numeri di solito stampati su una cella. Una batteria indicata come 3000 milliamperora a 3,7 volt immagazzina circa 11 wattora, e il dato in amperora da solo non significa nulla senza la tensione.
La normativa aeronautica ha reso l’unità inaspettatamente pubblica. Le batterie al litio sopra i 100 wattora non possono essere portate nel bagaglio a mano senza consenso della compagnia, e oltre i 160 wattora sono del tutto vietate sugli aerei passeggeri. È per questo che le batterie di portatili e macchine fotografiche recano il dato stampato, e che i caricabatterie portatili sono progettati per restare appena sotto la soglia.
Anche la produzione di energia su piccola scala la usa. Un pannello solare di una lampada da giardino, un sensore che raccoglie energia dall’ambiente o una dinamo da bicicletta producono wattora al giorno e non chilowattora, e l’elettronica a basso consumo pensata per funzionare anni con una sola pila si preventiva in milliwattora.
L’unità condivide la critica rivolta al chilowattora: unisce un’unità coerente di potenza del SI a un’unità di tempo estranea al SI. In termini rigorosamente SI l’espressione corretta è 3600 joule, ossia 3,6 chilojoule, e la scrittura scientifica usa i joule. In tutto il resto vince il legame pratico con la potenza dell’apparecchio.
I sistemi di accumulo, dalla batteria domestica all’impianto di rete, salgono attraverso chilowattora e megawattora dallo stesso punto di partenza, sicché l’intera famiglia condivide un’unica aritmetica.
Vale la pena chiarire qui una confusione frequente. Le celle delle batterie sono di norma etichettate in ampere-ora o milliampere-ora, che misurano carica e non energia, e due celle con lo stesso valore in ampere-ora immagazzinano quantità assai diverse se le loro tensioni differiscono. Moltiplicare gli ampere-ora per la tensione nominale dà i wattora: una cella per telefono da 3000 milliampere-ora a 3,85 volt racchiude circa 11,6 wattora. Ecco perché i confronti di capacità fra apparecchi hanno senso solo in wattora, perché le compagnie aeree fissano i loro limiti in wattora, e perché una batteria portatile reclamizzata in milliampere-ora può rendere meno del suo numero una volta contate le proprie perdite di conversione.
Un wattora equivale a 3600 joule, a 0,001 chilowattora o a circa 0,86 chilocalorie.