| Exbiottetti al secondo (Eio/s) | Petabit al secondo (Pbit/s) |
|---|---|
| 1 Exbiottetto al secondo | 9223.37203685 Pbit/s |
| 2 Exbiottetti al secondo | 18446.7440737 Pbit/s |
| 3 Exbiottetti al secondo | 27670.1161106 Pbit/s |
| 4 Exbiottetti al secondo | 36893.4881474 Pbit/s |
| 5 Exbiottetti al secondo | 46116.8601843 Pbit/s |
| 10 Exbiottetti al secondo | 92233.7203685 Pbit/s |
| 20 Exbiottetti al secondo | 184467.440737 Pbit/s |
| 25 Exbiottetti al secondo | 230584.300921 Pbit/s |
| 50 Exbiottetti al secondo | 461168.601843 Pbit/s |
| 100 Exbiottetti al secondo | 922337.203685 Pbit/s |
| Riferimento | Exbiottetti al secondo (Eio/s) | Petabit al secondo (Pbit/s) |
|---|---|---|
| A dial-up modem | 6.07153 × 10-15 Eio/s | 5.6 × 10-11 Pbit/s |
| Typical home broadband | 1.0842 × 10-11 Eio/s | 0.0000001 Pbit/s |
| Gigabit Ethernet | 1.0842 × 10-10 Eio/s | 0.000001 Pbit/s |
| Streaming a 4K film | 2.71051 × 10-12 Eio/s | 0.000000025 Pbit/s |
L’exbiottetto al secondo è un’unità di velocità di trasferimento dei dati pari a 1024 pebiottetti al secondo, ossia due alla sessantesima in ottetti al secondo. Il suo simbolo è Eio/s. È la controparte binaria dell’exaottetto al secondo, e i due differiscono del 15,3 per cento.
Nessuna macchina, nessuna rete e nessuna somma raggiunge questa velocità. Un exbiottetto al secondo è più di otto volte il traffico istantaneo totale di internet per intero, e muoverebbe l’intera riserva mondiale di dati conservati in questione di minuti. L’unità descrive una capienza senza sorgente che possa alimentarla né destinazione che possa assorbirla.
Due alla sessantesima è nondimeno un numero familiare in informatica, perché è la misura dello spazio d’indirizzi che una macchina a 64 bit può raggiungere in ottetti diviso per sedici. La stessa potenza di due riappare nei limiti dei sistemi di file, nelle mappe di memoria e nel progetto di ogni sistema costruito su quell’architettura, sicché la grandezza è ben nota benché nessuna velocità vi si avvicini.
L’unità esiste perché la serie IEC fu definita per intero. Ogni prefisso binario si accoppia a ogni unità, esattamente come fa ogni prefisso metrico, sicché un lettore che non abbia mai visto Eio/s riesce a decifrarlo dal solo prefisso. Un sistema con buchi richiederebbe una tavola delle combinazioni ammesse, che è proprio ciò che un sistema fondato su una regola esiste per evitare.
Vale la pena ripetere a ogni livello la differenza dall’unità decimale, perché si accumula. Al kibiottetto era del 2,4 per cento, qui supera l’ottavo, e allo yobiottetto supererà il quinto. Quella crescita è la ragion d’essere dei prefissi binari, ed è per questo che la i minuscola va scritta anche in cifre che nessuno verificherà.
Per un convertitore il trattamento è meccanico: sei moltiplicazioni per 1024 a partire dagli ottetti, o le divisioni corrispondenti scendendo. Il pregio di farlo bene non sta nel fatto che qualcuno userà il risultato, ma nel fatto che uno strumento che tratti tutti i casi allo stesso modo sia degno di fiducia nei casi che contano.
Un exbiottetto al secondo equivale a 1024 pebiottetti al secondo, a 1 152 921 504 606 846 976 ottetti al secondo o a circa 1,153 exaottetti al secondo.
Il petabit al secondo è un’unità di velocità di trasferimento dei dati pari a mille terabit al secondo. Il suo simbolo è Pbit/s. Segna la frontiera della ricerca sulla trasmissione ottica: la velocità alla quale i laboratori hanno portato dati in un solo filo di vetro, e alla quale nessun sistema installato si avvicina ancora.
I primati furono ottenuti unendo tre tecniche. La fibra a più nuclei pone vari cammini che guidano la luce dentro un medesimo rivestimento, sicché un solo filo si comporta come un fascio. La multiplazione a divisione di lunghezza d’onda fa correre centinaia di colori distinti in ciascuno di quei nuclei. La modulazione avanzata codifica molti bit in ogni impulso. Moltiplicare le tre cose è ciò che raggiunge il petabit al secondo.
Tali dimostrazioni corrono su decine di chilometri di fibra in condizioni controllate, non sulle migliaia che un cavo sottomarino in servizio deve valicare. La distanza è la parte ardua: i segnali si attenuano, la dispersione sfuma gli impulsi l’uno nell’altro, e gli effetti non lineari del vetro crescono con la potenza. Ogni chilometro aggiunto rende più difficile reggere la stessa velocità, ed è per questo che i cavi posati stanno due ordini di grandezza sotto il primato di laboratorio.
In ottetti, un petabit al secondo è 125 terottetti al secondo, all’incirca l’archiviazione di centoventicinque grossi dischi rigidi mossa ogni secondo. Nulla a nessuno dei due capi di un tale collegamento potrebbe produrre né assorbire dati a quel ritmo; la cifra descrive la capienza del mezzo e non un suo uso.
Al livello della rete l’unità serve per somme. La capienza totale d’interconnessione di un centro di calcolo assai grande, la capienza congiunta di tutti i cavi che approdano su un continente e il traffico di picco delle maggiori reti di contenuti si danno in petabit al secondo. Sono somme su migliaia di collegamenti e non la valutazione di uno solo.
Vale la pena notare la traiettoria. La capienza transoceanica è cresciuta di circa un fattore dieci ogni sette o otto anni per parecchi decenni, spinta quasi interamente da un’elettronica migliore e da codici migliori anziché da più vetro. Se ciò prosegue, il petabit al secondo descriverà un cavo in servizio entro una generazione.
Un petabit al secondo equivale a 1000 terabit al secondo, a 125 terottetti al secondo o a circa 0,8882 pebibit al secondo.