| Bit al secondo (bit/s) | Chiloottetti al secondo (ko/s) |
|---|---|
| 1 Bit al secondo | 0.000125 ko/s |
| 2 Bit al secondo | 0.00025 ko/s |
| 3 Bit al secondo | 0.000375 ko/s |
| 4 Bit al secondo | 0.0005 ko/s |
| 5 Bit al secondo | 0.000625 ko/s |
| 10 Bit al secondo | 0.00125 ko/s |
| 20 Bit al secondo | 0.0025 ko/s |
| 25 Bit al secondo | 0.003125 ko/s |
| 50 Bit al secondo | 0.00625 ko/s |
| 100 Bit al secondo | 0.0125 ko/s |
| Riferimento | Bit al secondo (bit/s) | Chiloottetti al secondo (ko/s) |
|---|---|---|
| A dial-up modem | 56000 bit/s | 7 ko/s |
| Typical home broadband | 100000000 bit/s | 12500 ko/s |
| Gigabit Ethernet | 1 × 109 bit/s | 125000 ko/s |
| Streaming a 4K film | 25000000 bit/s | 3125 ko/s |
Il bit al secondo è l’unità fondamentale della velocità di trasferimento dei dati. Il suo simbolo è bit/s, spesso scritto bps. Conta quante decisioni binarie un canale porta in un secondo, e ogni altra unità di velocità di trasmissione ne è un multiplo.
Essendo una velocità, ha la forma di una quantità divisa per il tempo, esattamente come metri al secondo o litri al secondo. Ciò rende semplice l’aritmetica: un collegamento a un certo numero di bit al secondo, moltiplicato per una durata in secondi, dà il numero totale di bit trasferiti, e dividere per otto lo converte in ottetti.
L’unità va distinta dal baud, che conta simboli al secondo e non bit. I primi modem trasmettevano un bit per simbolo, sicché i due numeri coincidevano e le parole si usavano l’una per l’altra. Gli schemi moderni codificano più bit in ciascun simbolo — variando insieme la fase e l’ampiezza — sicché un canale a 3000 baud può portare 33 600 bit al secondo. Solo la velocità in bit descrive quanta informazione si muove.
Claude Shannon stabilì il tetto teorico nel 1948. La capacità di un canale in bit al secondo dipende dalla sua larghezza di banda e dal rapporto fra segnale e rumore, e nessuno schema di codifica può superarla. Ogni progresso nella progettazione di modem e radio da allora è stato un tentativo di avvicinarsi di più a quel limite, e i sistemi moderni ne restano a una frazione di decibel.
In pratica la velocità grezza in bit di un collegamento non è mai la velocità a cui arrivano i dati utili. Le intestazioni di protocollo, i codici correttori d’errore, le conferme di ricezione e le ritrasmissioni consumano capienza, e la frazione utilizzabile è di solito il 90-95 per cento su un collegamento via cavo e assai meno su uno senza fili condiviso.
Bit al secondo singoli si citano di rado, perché quasi ogni canale è più veloce. Le eccezioni sono la comunicazione nello spazio profondo, dove una sonda a miliardi di chilometri può restituire dati a qualche decina di bit al secondo, e certe reti di sensori a basso consumo che trasmettono una manciata di bit a lunghi intervalli per risparmiare la batteria.
Un bit al secondo equivale a 0,125 ottetti al secondo, a 0,001 kilobit al secondo o a circa 0,0009766 kibibit al secondo.
Il kilottetto al secondo è un’unità di velocità di trasferimento dei dati pari a mille ottetti al secondo, e dunque a otto kilobit al secondo. Il suo simbolo è ko/s. È l’unità in cui i trasferimenti di file venivano riferiti per tutta l’era del collegamento telefonico, e ricompare ogni volta che un trasferimento è abbastanza lento da averne bisogno.
La conversione dalle velocità reclamizzate dei collegamenti è la ragione della sua importanza. Un modem da 56 kilobit consegnava in pratica circa 7 kilottetti al secondo, e gli utenti imparavano il rapporto guardando le barre d’avanzamento: un file da un megaottetto richiedeva circa due minuti e mezzo. L’abitudine di dividere per otto la cifra reclamizzata e poi sottrarne un po’ per il carico risale a quel periodo.
Gli apparecchi d’archiviazione dell’epoca erano simili. Un lettore di dischetti leggeva a circa 30-60 kilottetti al secondo, un lettore di disco compatto a velocità semplice a 150, e un primo disco rigido a qualche centinaio. Caricare un programma da uno qualsiasi di essi era questione di secondi o minuti, e i programmi si scrivevano tenendone conto.
L’unità compare ancora nella comunicazione seriale. La classica porta seriale saliva fino a 115 200 bit al secondo, ossia 14,4 kilottetti al secondo, e velocità equivalenti servono tuttora a dialogare con microcontrollori, strumenti scientifici e apparecchiature industriali. Un protocollo progettato per un tale collegamento non può presumere che un messaggio lungo arrivi in fretta.
Compare anche all’estremo inferiore delle reti moderne. Un collegamento mobile congestionato, un collegamento satellitare lontano o una rete senza fili molto condivisa possono scendere a qualche decina di kilottetti al secondo, e a quel ritmo una comune pagina web — che oggi pesa qualche megaottetto — impiega un minuto o più ad aprirsi. L’unità ricorda che cosa la rete presuma dei propri utenti.
Per dare la scala, un kilottetto al secondo muove mille caratteri di testo semplice ogni secondo, sicché una lettera breve si trasferisce in un secondo e un romanzo in una decina di minuti. Nulla, in fatto di testo, ha mai richiesto di più; ogni aumento di velocità da allora è stato consumato da immagini, suono e video.
Un kilottetto al secondo equivale a 1000 ottetti al secondo, a 8 kilobit al secondo o a circa 0,9766 kibiottetti al secondo.