| Pebibit (Pibit) | Teraottetti (To) |
|---|---|
| 1 Pebibit | 140.737488355 To |
| 2 Pebibit | 281.474976711 To |
| 3 Pebibit | 422.212465066 To |
| 4 Pebibit | 562.949953421 To |
| 5 Pebibit | 703.687441777 To |
| 10 Pebibit | 1407.37488355 To |
| 20 Pebibit | 2814.74976711 To |
| 25 Pebibit | 3518.43720888 To |
| 50 Pebibit | 7036.87441777 To |
| 100 Pebibit | 14073.7488355 To |
| Riferimento | Pebibit (Pibit) | Teraottetti (To) |
|---|---|---|
| A plain text message (160 characters) | 1.13687 × 10-12 Pibit | 1.6 × 10-10 To |
| A three-minute MP3 | 0.0000000213163 Pibit | 0.000003 To |
| A smartphone photo | 0.0000000284217 Pibit | 0.000004 To |
| A high-definition film | 0.0000284217 Pibit | 0.004 To |
| A dual-layer Blu-ray disc | 0.000355271 Pibit | 0.05 To |
Il pebibit è un’unità d’informazione digitale pari a 1 125 899 906 842 624 bit, ossia 1024 tebibit o due alla cinquantesima. Il suo simbolo è Pibit. È la controparte binaria del petabit, e il divario fra i due si è allargato al 12,6 per cento.
Quell’allargamento merita d’essere osservato, perché condensa in un solo numero l’intero argomento a favore dei prefissi IEC. Ogni gradino della scala moltiplica il divario per 1,024, sicché ciò che partiva come un innocuo 2,4 per cento al kibibit è qui un ottavo della quantità e un quinto allo yobibit. Una convenzione ragionevole per numeri piccoli diventa insostenibile per quelli grandi.
Un pebibit è 140 737 488 355 328 ottetti, ossia 128 tebiottetti. Archiviazione di questa misura esiste nei sistemi di memoria dei supercalcolatori, nelle memorie intermedie scientifiche più rapide e nella memoria complessiva di grappoli molto grandi. Le macchine maggiori nell’elenco dei calcolatori più rapidi del mondo hanno memoria principale misurata in pebiottetti, e la possibilità di tenere un’intera simulazione in memoria anziché su disco è ciò che rende certi calcoli anche solo possibili.
Poiché questi sistemi sono indirizzati in binario, l’unità binaria è quella giusta e la cifra decimale sarebbe un’approssimazione. Un grappolo con un pebibit di memoria non ha un petabit; ne ha il 12,6 per cento in più, e un ripartitore che assegnasse sulla cifra decimale lascerebbe tutto ciò inutilizzato.
L’unità compare anche nei limiti dei sistemi di file. Diversi sistemi di file assai usati hanno dimensioni massime di volume o di file espresse come potenze esatte di due, e dove quei limiti cadono in questo intervallo si scrivono naturalmente in pebiottetti. La documentazione che li converte in unità decimali perde proprio la proprietà che li rendeva memorabili.
Nell’informatica quotidiana il pebibit non si incontra mai. Appartiene alle specifiche, all’architettura dei sistemi e al progetto delle macchine maggiori, e un convertitore ne ha bisogno proprio per quei documenti. Ovunque la quantità sottostante sia una potenza di due, questa è l’unità che lo dice senza arrotondare.
Un pebibit equivale a 1024 tebibit, a 140 737 488 355 328 ottetti o a circa 1,126 petabit.
Il terottetto è un’unità d’informazione digitale pari a mille miliardi di ottetti, ossia mille gigaottetti. Il suo simbolo è To. È l’unità del disco rigido moderno, e il punto in cui l’archiviazione personale cessò di essere qualcosa da amministrare con cura.
Un terottetto tiene circa duecentocinquantamila fotografie da telefono, o duecento ore di video ad alta definizione, o un quarto di milione di canzoni. Per chi non sia fotografo di professione né montatore, un solo terottetto è più archiviazione di quanta una vita intera di file comuni riuscirà a riempire.
I dischi rigidi di consumo superarono il terottetto nel 2007 e oggi arrivano a venti e oltre. I dischi a stato solido giunsero alle stesse capienze più lentamente e a costo maggiore, ma con velocità assai superiore, e le due tecniche si dividono ormai il mercato fra capienza e prestazione anziché competere di petto.
È al terottetto che il divario fra decimale e binario si fa visibile abbastanza da infastidire. Un disco venduto come da un terottetto tiene mille miliardi di ottetti esatti; il sistema operativo divide quattro volte per 1024 e riferisce 0,909 tebiottetti, che di solito etichetta come 931 gigaottetti. L’ammanco pare del 7 per cento, benché nulla sia davvero andato perduto. Al petottetto la stessa aritmetica produce un divario del 12 per cento.
Le copie di sicurezza e l’archiviazione vivono a questa scala. La raccolta completa di fotografie, documenti e video di una famiglia sta in genere in pochi terottetti, ed è per questo che i dischi esterni si vendono proprio in quell’intervallo. Anche i servizi di archiviazione nella nuvola fissano il prezzo al terottetto, e l’economia di tenere una seconda copia di tutto regge solo perché il prezzo unitario dell’archiviazione è calato più in fretta di quanto la quantità sia cresciuta.
Nel lavoro professionale il terottetto è una quantità quotidiana e non un traguardo. Una giornata di riprese ad alta risoluzione produce parecchi terottetti di materiale grezzo. Una tornata di sequenziamento di genomi produce qualche centinaio di gigaottetti, sicché un laboratorio modesto genera terottetti a settimana. Entrambi i campi hanno dovuto costruire i propri flussi di lavoro attorno allo spostamento di dati che non stanno su alcuna rete in tempo ragionevole.
Un terottetto equivale a 1 000 000 000 000 di ottetti, a 1000 gigaottetti, a 8 terabit o a circa 0,9095 tebiottetti.