| Deciare (da) | Centimetri quadrati (cm²) |
|---|---|
| 1 Deciara | 100000 cm² |
| 2 Deciare | 200000 cm² |
| 3 Deciare | 300000 cm² |
| 4 Deciare | 400000 cm² |
| 5 Deciare | 500000 cm² |
| 10 Deciare | 1000000 cm² |
| 20 Deciare | 2000000 cm² |
| 25 Deciare | 2500000 cm² |
| 50 Deciare | 5000000 cm² |
| 100 Deciare | 10000000 cm² |
| Riferimento | Deciare (da) | Centimetri quadrati (cm²) |
|---|---|---|
| A sheet of A4 paper | 0.006237 da | 623.7 cm² |
| A tennis court | 26.08 da | 2608000 cm² |
| A football pitch | 714 da | 71400000 cm² |
| One hectare | 1000 da | 100000000 cm² |
| Central Park, New York | 341000 da | 3.41 × 1010 cm² |
La deciara è un’unità di area pari a un decimo di ara, ossia dieci metri quadrati. Il suo simbolo è da. Completa la scala decimale che la legge metrica francese del 1795 costruì attorno all’ara, accanto alla centiara sotto e all’ettaro sopra, ma a differenza di entrambe non trovò mai un impiego ed è oggi il membro meno usato della famiglia.
Dieci metri quadrati sono una quantità facile da figurarsi. È un piccolo bagno, una camera singola in un appartamento modesto, o quattro quinti di un posto auto. È il pavimento di una casetta da giardino, lo spazio assegnato a un venditore in una fiera, o l’ingombro di un grande tavolo da pranzo con le sedie arretrate. Nulla nella misura è oscuro; oscuro è soltanto il nome.
La ragione del suo insuccesso è strutturale. La pubblicità immobiliare adottò un sistema a tre colonne — ettaro, ara e centiara — con un fattore cento fra i gradini, il che rispecchia il comportamento reale delle superfici: elevando al quadrato una variazione di dieci nella lunghezza si ottiene una variazione di cento nell’area. Un decimo di ara sta fra due colonne e non appartiene a nessuna, sicché nessun registro ebbe mai bisogno di farle posto.
Il suo simbolo peggiora la faccenda. Nel Sistema internazionale da è il simbolo del prefisso deca, sicché chi incontri da in un documento tecnico vi vedrà assai più facilmente l’inizio di un composto come dam o daN che un’unità a sé stante. La decara, dieci volte più grande, si scrive daa, il che non aiuta affatto.
Dove la grandezza ha davvero bisogno di un nome, la comune notazione metrica se ne occupa senza fatica. Dieci metri quadrati si scrivono 10 m², più corto di una deciara, senza bisogno di spiegazioni e correttamente ordinato accanto a ogni altra cifra di una planimetria o di un contratto.
L’unità sopravvive dunque quasi solo nelle tabelle di conversione e nel materiale didattico che percorre l’intera scala dei prefissi. Incontrarla in un documento vero di solito indica che il documento è antico, tradotto da una fonte antica, o che riproduce una tabella anziché riportare una misura, e convertirla subito in metri quadrati è la risposta sicura.
Una deciara equivale a 10 metri quadrati, a 0,1 are, a 0,001 ettari o a circa 107,6 piedi quadrati.
Il centimetro quadrato è un’unità di area pari a un decimillesimo di metro quadrato e si scrive cm². È l’area di un quadrato di un centimetro di lato e contiene cento millimetri quadrati. È l’unità di lavoro per tutto ciò che è grande come una mano o meno: ferite, circuiti stampati, colture di laboratorio, chip di sensori e francobolli.
L’aritmetica inganna molti. Poiché l’area cresce con il quadrato della lunghezza, cento centimetri quadrati fanno un decimetro quadrato e diecimila fanno un metro quadrato, non cento. Un quadrato di dieci centimetri di lato è 100 cm², e raddoppiare il lato a venti centimetri dà 400 cm² e non 200. Quasi ogni errore con questa unità nasce dall’applicare il fattore lineare invece di quello al quadrato.
La medicina vi misura la pelle. Ferite, ulcere, ustioni e lesioni cutanee si registrano in centimetri quadrati, così che la guarigione si segua come un numero che si riduce nell’arco di settimane, e i trattamenti dermatologici si dosano secondo l’area trattata. Il palmo di un adulto copre circa 100 centimetri quadrati, ed è per questo che il palmo serve da stima rapida dell’estensione di un’ustione.
I laboratori vi si appoggiano per la coltura cellulare. Le fiasche prendono il nome dalla superficie di crescita, sicché una T25 offre 25 centimetri quadrati e una T75 ne offre 75, e le densità cellulari si contano per centimetro quadrato. La ricerca fotovoltaica pubblica i rendimenti su celle di esattamente un centimetro quadrato, proprio perché i risultati di laboratori diversi descrivano la stessa cosa.
L’ingegneria lo usa per la pressione in alcune tradizioni. Il chilogrammo forza per centimetro quadrato, vicino a un’atmosfera, è ancora stampato su manometri per pneumatici, recipienti in pressione e apparecchiature idrauliche in Giappone, in Corea e in parte dell’Europa orientale, e resiste perché il numero che ne esce cade comodamente vicino ai valori già noti. I circuiti stampati si quotano e si fatturano al centimetro quadrato per la medesima ragione pratica.
Contro il sistema imperiale affronta il pollice quadrato, che vale esattamente 6,4516 centimetri quadrati. Quel fattore discende direttamente dal pollice definito come esattamente 2,54 centimetri, sicché, a differenza di quasi tutte le conversioni imperiali, questa non è un’approssimazione ma soltanto un numero scomodo.
Un centimetro quadrato equivale a 100 millimetri quadrati, a 0,0001 metri quadrati o a circa 0,155 pollici quadrati.