Conversione da 4 Petaottetti a Kibibit

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Formula per convertire Petaottetti (Po) in Kibibit (Kibit)

Maggiori informazioni

Tabella di conversione da Petaottetti a Kibibit

Petaottetti (Po)Kibibit (Kibit)
1 Petaottetto7812500000000 Kibit
2 Petaottetti15625000000000 Kibit
3 Petaottetti23437500000000 Kibit
4 Petaottetti31250000000000 Kibit
5 Petaottetti39062500000000 Kibit
10 Petaottetti78125000000000 Kibit
20 Petaottetti156250000000000 Kibit
25 Petaottetti195312500000000 Kibit
50 Petaottetti390625000000000 Kibit
100 Petaottetti781250000000000 Kibit

Valori di riferimento di dati

RiferimentoPetaottetti (Po)Kibibit (Kibit)
A plain text message (160 characters)1.6 × 10-13 Po1.25 Kibit
A three-minute MP30.000000003 Po23437.5 Kibit
A smartphone photo0.000000004 Po31250 Kibit
A high-definition film0.000004 Po31250000 Kibit
A dual-layer Blu-ray disc0.00005 Po390625000 Kibit

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LunghezzaMassaTemperaturaEnergiaVolumeVelocitàTempoDatiPressioneFrequenzaVelocità di trasferimento datiPortata volumetricaAngoloArea

Informazioni sul Petaottetto (Po)

Il petottetto è un’unità d’informazione digitale pari a mille terottetti, ossia un milione di gigaottetti. Il suo simbolo è Po. È l’unità dell’archiviazione istituzionale: la scala alla quale i dati appartengono a un’organizzazione e non a una persona, e alla quale conservarli diventa una voce di bilancio e non un ripensamento.

Un petottetto è all’incirca l’archiviazione di mille grossi dischi rigidi di consumo, o il testo di tutti i libri mai pubblicati parecchie volte. In termini di video sono circa ventimila ore in altissima definizione, o due anni e mezzo di visione ininterrotta. L’intero catalogo di un grande servizio di trasmissione, conservato una volta per ogni livello di qualità, arriva a qualche petottetto.

La scienza giunse per prima a questa scala. Il Grande collisore di adroni del CERN registra decine di petottetti l’anno dopo che i suoi sistemi di innesco hanno già scartato oltre il 99,99 per cento di ciò che i rivelatori vedono, e l’archivio completo arriva a parecchie centinaia di petottetti. L’astronomia, la genomica e la modellazione del clima serbano archivi di misura paragonabile, e la disciplina di amministrarli è divenuta un campo di ricerca a sé.

Sul piano commerciale il petottetto descrive l’archiviazione di un solo centro di calcolo e non il totale di un’azienda. Una grande organizzazione serba decine o centinaia di petottetti sparsi su molte sedi, e i maggiori fornitori di nuvola serbano exaottetti. A questa misura i problemi pratici non sono la capienza ma l’elettricità per far girare i dischi, il raffreddamento e la certezza che una frazione dell’apparato stia guastandosi in ogni momento.

Quest’ultimo punto governa il progetto. In una schiera di petottetti i guasti dei dischi non sono eventi eccezionali ma un tasso di fondo continuo, sicché il sistema è costruito per perdere apparecchi di continuo e ricostruirsi senza interruzione. I dati si conservano con codici di cancellazione ripartiti su molte macchine, e di nulla ci si fida in copia unica.

Leggere un petottetto è di per sé un problema. Perfino a dieci gigaottetti al secondo, ritmo che pochi sistemi reggono, una passata completa richiede più di un giorno. Ecco perché l’analisi a questa scala si progetta per portare il calcolo ai dati anziché i dati al calcolo, un rovesciamento che ha plasmato l’intero campo dell’elaborazione distribuita.

Un petottetto equivale a 1000 terottetti, a 1 000 000 di gigaottetti, a 8 petabit o a circa 0,8882 pebiottetti.


Informazioni sul Kibibit (Kibit)

Il kibibit è un’unità d’informazione digitale pari a 1024 bit. Il suo simbolo è Kibit. È il primo dei prefissi binari, un insieme di unità definito dalla Commissione elettrotecnica internazionale nel 1998 per porre fine a una confusione che si trascinava nell’informatica dagli anni Sessanta.

Il problema era semplice. I calcolatori indirizzano la memoria in potenze di due, sicché la memoria arrivava in blocchi da 1024 e non da 1000. Gli ingegneri presero in prestito il prefisso metrico chilo per quella quantità perché 1024 è vicino a 1000, e con numeri piccoli l’approssimazione era innocua. Ma l’archiviazione e la trasmissione contavano in migliaia vere, sicché lo stesso prefisso significava due cose diverse secondo quale parte della macchina si descrivesse.

La soluzione dell’IEC fu coniare nomi nuovi. Kibi è una contrazione di chilo binario, e lo schema prosegue con mebi, gibi, tebi, pebi, exbi, zebi e yobi. Ciascuno è 1024 volte quello sotto, e ogni simbolo prende la forma di una maiuscola seguita da una i minuscola: Ki, Mi, Gi, Ti e così via. Il kilobit passa allora a significare mille bit e nient’altro.

Un kibibit è 128 ottetti, e il divario rispetto a un kilobit è del 2,4 per cento. Quella piccola differenza è la ragione per cui i due furono confusi tanto a lungo: a questa scala nessuno se ne accorge. L’errore si accumula del 2,4 per cento a ogni gradino, tocca il 5 per cento al mebibit, il 7 per cento al gibibit e il 21 per cento allo yobibit, ed è là che l’ambiguità divenne davvero costosa.

L’adozione è stata parziale e disuguale. Gli enti di normazione, il nucleo Linux e la gran parte della documentazione tecnica usano correttamente i prefissi IEC. I programmi di consumo in gran parte no, e molti scrivono ancora KB mentre dividono per 1024. Il risultato è che il lettore deve spesso dedurre dal contesto quale convenzione un numero segua, che è proprio ciò che la norma fu scritta per impedire.

In pratica il kibibit compare soprattutto nelle schede dei piccoli chip di memoria, nelle memorie seriali dei sistemi incorporati e nei documenti di protocollo dove conta una potenza esatta di due. Ovunque si voglia dire 1024 e non 1000, questa è l’unità giusta.

Un kibibit equivale a 1024 bit, a 128 ottetti o a 1,024 kilobit.