| Gibiottetti (Gio) | Ottetti (octet) |
|---|---|
| 1 Gibiottetto | 1073741824 octet |
| 2 Gibiottetti | 2147483648 octet |
| 3 Gibiottetti | 3221225472 octet |
| 4 Gibiottetti | 4294967296 octet |
| 5 Gibiottetti | 5368709120 octet |
| 10 Gibiottetti | 10737418240 octet |
| 20 Gibiottetti | 21474836480 octet |
| 25 Gibiottetti | 26843545600 octet |
| 50 Gibiottetti | 53687091200 octet |
| 100 Gibiottetti | 107374182400 octet |
| Riferimento | Gibiottetti (Gio) | Ottetti (octet) |
|---|---|---|
| A plain text message (160 characters) | 0.000000149012 Gio | 160 octet |
| A three-minute MP3 | 0.00279397 Gio | 3000000 octet |
| A smartphone photo | 0.00372529 Gio | 4000000 octet |
| A high-definition film | 3.72529 Gio | 4 × 109 octet |
| A dual-layer Blu-ray disc | 46.5661 Gio | 5 × 1010 octet |
Il gibiottetto è un’unità d’informazione digitale pari a 1 073 741 824 ottetti, ossia 1024 mebiottetti. Il suo simbolo è Gio. È la controparte binaria del gigaottetto, e la differenza del 7,4 per cento fra i due è la singola causa più comune di confusione sulle unità di dati.
È in questa unità che la memoria dei calcolatori viene davvero venduta, qualunque cosa dica la confezione. Un modulo etichettato 8 GB tiene 8 gibiottetti, ossia 8,59 gigaottetti. Non potrebbe tenere altro: l’indirizzamento della memoria è binario, e un modulo di capienza decimale lascerebbe parte del proprio intervallo d’indirizzi non popolato. L’etichetta è un’abbreviazione comoda e non una misura.
L’archiviazione, invece, è genuinamente decimale. Un disco venduto come da 500 gigaottetti tiene cinquecento miliardi di ottetti, e il sistema operativo divide ciò tre volte per 1024 e riferisce 465,7 gibiottetti. Le due cifre descrivono la stessa apparecchiatura. Nessuna parte è disonesta; si conta semplicemente in basi diverse, e la convenzione d’etichettatura differisce a seconda del settore.
L’informatica nella nuvola ha reso la distinzione visibile nei contratti. Le misure delle macchine virtuali, i limiti di memoria dei contenitori e i valori che regolano quanta memoria un programma possa usare si indicano tutti in gibiottetti, perché corrispondono a pagine di memoria reali. Un limite di 4 GB fissato in uno strumento di mentalità decimale e 4 GiB fissati in uno binario differiscono di quasi trecento megaottetti, il che basta a cambiare se un programma parta o no.
Per la scala quotidiana, un gibiottetto tiene circa mille libri in testo semplice, qualche centinaio di fotografie, o venti minuti di video ad alta definizione. È all’incirca ciò che un navigatore moderno occupa in memoria con una dozzina di pagine aperte, buona illustrazione di quanto si sia spostata l’asticella di ciò che passa per una piccola quantità.
Il simbolo giusto è Gio, e compare negli strumenti di sistema, nella documentazione della virtualizzazione e nelle norme. Quando un documento scrive GB per la memoria, la lettura sicura è gibiottetti; quando scrive GB per un disco o una rete, la lettura sicura è gigaottetti. L’abitudine di verificare che cosa si intenda costa un secondo e previene un errore del sette per cento.
Un gibiottetto equivale a 1 073 741 824 ottetti, a 1024 mebiottetti, a 8 gibibit o a circa 1,074 gigaottetti.
L’ottetto è un’unità d’informazione digitale pari a esattamente otto bit. Il suo simbolo è octet, e il suo nome viene dal latino per un gruppo di otto. È l’unità in cui si conta quasi ogni dato conservato, e vale la pena sapere perché si chiami ottetto e non byte.
Un byte era in origine il numero di bit che una macchina usava per tenere un carattere, e quel numero non era fisso. I primi calcolatori usarono byte di sei bit, alcuni di sette, pochi di nove. L’IBM System/360 del 1964 si fermò a otto e il suo successo commerciale fece di otto la norma, ma la parola byte serbò il suo senso antico, dipendente dalla macchina, nelle specifiche in cui l’ambiguità era pericolosa.
Il mondo delle reti adottò perciò l’ottetto. Quando una norma di protocollo dice che un campo d’intestazione è lungo quattro ottetti, nessun lettore al mondo può intenderlo se non come trentadue bit. Le norme di internet pubblicate dall’IETF usano ottetto dappertutto proprio per questo, e il francese, il rumeno e altre lingue adottarono la parola anche per l’uso comune, sicché un disco rigido venduto in Francia si misura in gigaottetti.
Otto bit tengono 256 valori distinti, ed è per questo che tante cose vengono in unità di 256. Un canale di colore va da 0 a 255. Un indirizzo IPv4 è di quattro ottetti, scritti come quattro numeri fra 0 e 255. L’insieme di caratteri ASCII originario usava sette bit, lasciandone uno libero, e le varie estensioni a otto bit che seguirono riempirono ciascuna quel bit avanzato con un diverso insieme di lettere accentate: il guazzabuglio che Unicode finì per sostituire.
La codifica moderna del testo conta ancora in ottetti. UTF-8 usa un ottetto per l’alfabeto latino senza accenti, due per la maggior parte delle lettere accentate europee e per il greco e il cirillico, tre per il cinese, il giapponese e il coreano, e quattro per il resto. Ecco perché la stessa frase occupa spazi diversi in lingue diverse, e perché un limite di lunghezza misurato in ottetti non è un limite di caratteri.
La capienza di archiviazione, la dimensione dei file, la memoria e il carico utile della rete si danno tutti in ottetti o nei loro multipli. Le velocità di trasmissione fanno eccezione, dandosi in bit al secondo, e il fattore otto fra le due convenzioni è la maggiore fonte di confusione del campo.
Un ottetto equivale a 8 bit, a 0,008 kilobit o a 0,001 kilottetti.