Conversione da 3 Bit a Gibiottetti

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Formula per convertire Bit (bit) in Gibiottetti (Gio)

Maggiori informazioni

Tabella di conversione da Bit a Gibiottetti

Bit (bit)Gibiottetti (Gio)
1 Bit1.16415321827 × 10-10 Gio
2 Bit2.32830643654 × 10-10 Gio
3 Bit3.49245965481 × 10-10 Gio
4 Bit4.65661287308 × 10-10 Gio
5 Bit5.82076609135 × 10-10 Gio
10 Bit0.00000000116415321827 Gio
20 Bit0.00000000232830643654 Gio
25 Bit0.00000000291038304567 Gio
50 Bit0.00000000582076609135 Gio
100 Bit0.0000000116415321827 Gio

Valori di riferimento di dati

RiferimentoBit (bit)Gibiottetti (Gio)
A plain text message (160 characters)1280 bit0.000000149012 Gio
A three-minute MP324000000 bit0.00279397 Gio
A smartphone photo32000000 bit0.00372529 Gio
A high-definition film3.2 × 1010 bit3.72529 Gio
A dual-layer Blu-ray disc4 × 1011 bit46.5661 Gio

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LunghezzaMassaTemperaturaEnergiaVolumeVelocitàTempoDatiPressioneFrequenzaVelocità di trasferimento datiPortata volumetricaAngoloArea

Informazioni sul Bit (bit)

Il bit è l’unità fondamentale d’informazione. Il suo simbolo è bit, e il suo nome è una contrazione dell’inglese binary digit, cifra binaria, coniata dallo statistico John Tukey e portata a stampa da Claude Shannon nel suo scritto del 1948 Una teoria matematica della comunicazione, l’opera che fondò la teoria dell’informazione.

Un bit è la quantità d’informazione che porta una sola scelta fra due possibilità ugualmente probabili. Una moneta che cade testa o croce, un interruttore aperto o chiuso, una tensione alta o bassa: ciascuna di queste cose decide un bit. Quella definizione è ciò che fa del bit un’unità e non una mera convenzione di scrittura. Misura quanta incertezza una risposta toglie, e lo fa indipendentemente da ciò di cui trattava la domanda.

L’intuizione di Shannon fu che ciò si poteva contare. Un messaggio tratto da un alfabeto di trentadue simboli ugualmente probabili porta cinque bit per simbolo, perché trentadue è due alla quinta. Se i simboli non sono ugualmente probabili — come non lo sono le lettere di una lingua — la media cala, e quel divario fra il conteggio ingenuo e la media vera è esattamente ciò che la compressione sfrutta. Un file ben compresso è quello da cui i bit ridondanti sono stati tolti.

Nell’apparecchiatura il bit è uno stato fisico: una carica intrappolata su una porta flottante nella memoria flash, il verso di magnetizzazione di un dominio sul piatto di un disco rigido, una fossetta o un piano su un disco ottico, un impulso di luce presente o assente in una fibra. Tutti codificano la stessa grandezza astratta, ed è per questo che i dati passano dall’uno all’altro senza perdita.

Nell’archiviazione i bit non si contano quasi mai a uno a uno. Si raggruppano in ottetti di otto, e la capienza si dà in ottetti o nei loro multipli. La trasmissione è altra cosa: le velocità di rete e d’interfaccia si danno in bit al secondo, sicché un collegamento annunciato a 100 megabit al secondo consegna circa 12,5 megaottetti al secondo. Confondere le due è l’errore aritmetico più diffuso dell’intero campo.

Dove bit singoli si contano davvero è nelle specifiche di finezza e di estensione. Un canale di colore a 8 bit tiene 256 livelli; uno a 10 bit ne tiene 1024. Il suono a 16 bit per campione ha circa 96 decibel di dinamica, e a 24 bit circa 144. Un indirizzo a 64 bit può nominare circa 18 trilioni di posti. In ogni caso, ogni bit aggiunto raddoppia ciò che si può distinguere.

Un bit equivale a 0,125 ottetti, a 0,001 kilobit o a circa 0,0009766 kibibit.


Informazioni sul Gibiottetto (Gio)

Il gibiottetto è un’unità d’informazione digitale pari a 1 073 741 824 ottetti, ossia 1024 mebiottetti. Il suo simbolo è Gio. È la controparte binaria del gigaottetto, e la differenza del 7,4 per cento fra i due è la singola causa più comune di confusione sulle unità di dati.

È in questa unità che la memoria dei calcolatori viene davvero venduta, qualunque cosa dica la confezione. Un modulo etichettato 8 GB tiene 8 gibiottetti, ossia 8,59 gigaottetti. Non potrebbe tenere altro: l’indirizzamento della memoria è binario, e un modulo di capienza decimale lascerebbe parte del proprio intervallo d’indirizzi non popolato. L’etichetta è un’abbreviazione comoda e non una misura.

L’archiviazione, invece, è genuinamente decimale. Un disco venduto come da 500 gigaottetti tiene cinquecento miliardi di ottetti, e il sistema operativo divide ciò tre volte per 1024 e riferisce 465,7 gibiottetti. Le due cifre descrivono la stessa apparecchiatura. Nessuna parte è disonesta; si conta semplicemente in basi diverse, e la convenzione d’etichettatura differisce a seconda del settore.

L’informatica nella nuvola ha reso la distinzione visibile nei contratti. Le misure delle macchine virtuali, i limiti di memoria dei contenitori e i valori che regolano quanta memoria un programma possa usare si indicano tutti in gibiottetti, perché corrispondono a pagine di memoria reali. Un limite di 4 GB fissato in uno strumento di mentalità decimale e 4 GiB fissati in uno binario differiscono di quasi trecento megaottetti, il che basta a cambiare se un programma parta o no.

Per la scala quotidiana, un gibiottetto tiene circa mille libri in testo semplice, qualche centinaio di fotografie, o venti minuti di video ad alta definizione. È all’incirca ciò che un navigatore moderno occupa in memoria con una dozzina di pagine aperte, buona illustrazione di quanto si sia spostata l’asticella di ciò che passa per una piccola quantità.

Il simbolo giusto è Gio, e compare negli strumenti di sistema, nella documentazione della virtualizzazione e nelle norme. Quando un documento scrive GB per la memoria, la lettura sicura è gibiottetti; quando scrive GB per un disco o una rete, la lettura sicura è gigaottetti. L’abitudine di verificare che cosa si intenda costa un secondo e previene un errore del sette per cento.

Un gibiottetto equivale a 1 073 741 824 ottetti, a 1024 mebiottetti, a 8 gibibit o a circa 1,074 gigaottetti.