Conversione da 2 Pebiottetti a Gigabit

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Formula per convertire Pebiottetti (Pio) in Gigabit (Gbit)

Maggiori informazioni

Tabella di conversione da Pebiottetti a Gigabit

Pebiottetti (Pio)Gigabit (Gbit)
1 Pebiottetto9007199.25474 Gbit
2 Pebiottetti18014398.5095 Gbit
3 Pebiottetti27021597.7642 Gbit
4 Pebiottetti36028797.019 Gbit
5 Pebiottetti45035996.2737 Gbit
10 Pebiottetti90071992.5474 Gbit
20 Pebiottetti180143985.095 Gbit
25 Pebiottetti225179981.369 Gbit
50 Pebiottetti450359962.737 Gbit
100 Pebiottetti900719925.474 Gbit

Valori di riferimento di dati

RiferimentoPebiottetti (Pio)Gigabit (Gbit)
A plain text message (160 characters)1.42109 × 10-13 Pio0.00000128 Gbit
A three-minute MP30.00000000266454 Pio0.024 Gbit
A smartphone photo0.00000000355271 Pio0.032 Gbit
A high-definition film0.00000355271 Pio32 Gbit
A dual-layer Blu-ray disc0.0000444089 Pio400 Gbit

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LunghezzaMassaTemperaturaEnergiaVolumeVelocitàTempoDatiPressioneFrequenzaVelocità di trasferimento datiPortata volumetricaAngoloArea

Informazioni sul Pebiottetto (Pio)

Il pebiottetto è un’unità d’informazione digitale pari a 1 125 899 906 842 624 ottetti, ossia 1024 tebiottetti. Il suo simbolo è Pio. È la controparte binaria del petottetto, e i due differiscono oggi del 12,6 per cento.

È in questa unità che si scrivono i limiti dei sistemi di file. Diversi sistemi di file assai diffusi hanno dimensioni massime di file o di volume che sono potenze esatte di due, e quei limiti cadono in questo intervallo: sedici tebiottetti per uno, un pebiottetto per un altro, otto pebiottetti per un terzo. I numeri non sono scelta di nessuno; derivano da quanti bit il sistema di file usa per numerare i propri blocchi.

Anche i grandi sistemi d’archiviazione scientifici e commerciali si dimensionano qui. Un centro di calcolo per la ricerca può far girare un sistema di file di parecchi pebiottetti ripartito su migliaia di dischi, e gli strumenti che lo governano riferiscono in pebiottetti perché l’assegnazione sottostante è binaria da capo a fondo. Convertire quelle cifre in unità decimali per una relazione introduce un errore di un ottavo senza alcun vantaggio.

Un pebiottetto equivale all’incirca a mille grossi dischi rigidi di consumo, o all’intera produzione video di un’emittente lungo molti anni. Si avvicina anche alla misura dei maggiori archivi scientifici singoli, benché questi vengano di solito dichiarati in petottetti dagli uffici stampa e in pebiottetti dagli ingegneri che li conducono, il che produce due numeri diversi per il medesimo edificio.

Distinguere i due non è pedanteria a questo livello. Una differenza del dodici per cento su un acquisto di molti pebiottetti è una grossa somma di denaro, e un piano di capienza costruito sull’unità sbagliata sbaglierà di più del margine che la maggior parte dei piani concede. È proprio la situazione che i prefissi IEC furono introdotti per evitare.

Il simbolo Pio si usa nella documentazione dei sistemi di file, nei manuali dei sistemi d’archiviazione e nelle norme. Quando una fonte scrive PB senza dire quale intenda, la differenza è di un ottavo, e la cosa onesta per un lettore è trattare la cifra come approssimata anziché presumere l’una o l’altra convenzione.

Un pebiottetto equivale a 1024 tebiottetti, a 1 125 899 906 842 624 ottetti, a 8 pebibit o a circa 1,126 petottetti.


Informazioni sul Gigabit (Gbit)

Il gigabit è un’unità d’informazione digitale pari a un miliardo di bit. Il suo simbolo è Gbit. È l’unità che dà nome allo standard attuale delle reti via cavo, e la parola gigabit è divenuta l’abbreviazione di un certo livello di prestazione più che di una mera quantità.

L’Ethernet gigabit, normata nel 1998 e nel 1999, porta un gigabit al secondo su comune cablaggio a coppie intrecciate di rame fino a cento metri. Sostituì lo standard da cento megabit che la precedeva e resta il collegamento incorporato nella maggior parte di calcolatori, commutatori e instradatori. Quella sola decisione fissò il senso di gigabit per un’intera generazione di ingegneri.

In ottetti, un gigabit è 125 megaottetti. Un collegamento da un gigabit al secondo muove dunque circa 125 megaottetti al secondo in condizioni ideali, sicché un film da due gigaottetti si trasferisce in una sedicina di secondi. I trasferimenti reali sono più lenti, perché il carico del protocollo, la velocità del disco e l’altro capo del collegamento impongono ciascuno i propri limiti, ed è raro che l’archiviazione tenga il passo della rete a queste velocità.

Le offerte domestiche in fibra reclamizzano ormai di routine il gigabit, e in molti paesi il numero è divenuto una soglia commerciale più che tecnica. Pochissime case riescono a usarlo: un collegamento a gigabit basta a trasmettere circa duecento flussi video ad alta definizione insieme. Il suo vero vantaggio non è la velocità di picco ma il margine, poiché un collegamento mai vicino alla propria capienza mantiene una latenza bassa e costante.

I chip di memoria si specificano in gigabit per la stessa ragione per cui i minori si specificano in megabit: il conteggio rispecchia il numero di celle di memoria sulla piastrina. Un chip da 8 gigabit tiene un gigaottetto, e otto chip simili formano un modulo da 8 gigaottetti. La memoria flash segue la stessa convenzione, sicché una piastrina flash da 512 gigabit tiene 64 gigaottetti.

Sopra il gigabit la scala prosegue per migliaia. L’Ethernet da dieci gigabit è standard nei centri di calcolo, i collegamenti da quaranta e da cento gigabit uniscono edifici e città, e la dorsale di internet corre a multipli di questi. Ogni gradino serba lo stesso rapporto con l’ottetto, e ogni gradino si dà in bit al secondo perché è ciò che l’ottica e il rame trasportano davvero.

Un gigabit equivale a 1 000 000 000 di bit, a 1000 megabit, a 125 megaottetti o a circa 0,9313 gibibit.