| Pebiottetti (Pio) | Teraottetti (To) |
|---|---|
| 1 Pebiottetto | 1125.89990684 To |
| 2 Pebiottetti | 2251.79981369 To |
| 3 Pebiottetti | 3377.69972053 To |
| 4 Pebiottetti | 4503.59962737 To |
| 5 Pebiottetti | 5629.49953421 To |
| 10 Pebiottetti | 11258.9990684 To |
| 20 Pebiottetti | 22517.9981369 To |
| 25 Pebiottetti | 28147.4976711 To |
| 50 Pebiottetti | 56294.9953421 To |
| 100 Pebiottetti | 112589.990684 To |
| Riferimento | Pebiottetti (Pio) | Teraottetti (To) |
|---|---|---|
| A plain text message (160 characters) | 1.42109 × 10-13 Pio | 1.6 × 10-10 To |
| A three-minute MP3 | 0.00000000266454 Pio | 0.000003 To |
| A smartphone photo | 0.00000000355271 Pio | 0.000004 To |
| A high-definition film | 0.00000355271 Pio | 0.004 To |
| A dual-layer Blu-ray disc | 0.0000444089 Pio | 0.05 To |
Il pebiottetto è un’unità d’informazione digitale pari a 1 125 899 906 842 624 ottetti, ossia 1024 tebiottetti. Il suo simbolo è Pio. È la controparte binaria del petottetto, e i due differiscono oggi del 12,6 per cento.
È in questa unità che si scrivono i limiti dei sistemi di file. Diversi sistemi di file assai diffusi hanno dimensioni massime di file o di volume che sono potenze esatte di due, e quei limiti cadono in questo intervallo: sedici tebiottetti per uno, un pebiottetto per un altro, otto pebiottetti per un terzo. I numeri non sono scelta di nessuno; derivano da quanti bit il sistema di file usa per numerare i propri blocchi.
Anche i grandi sistemi d’archiviazione scientifici e commerciali si dimensionano qui. Un centro di calcolo per la ricerca può far girare un sistema di file di parecchi pebiottetti ripartito su migliaia di dischi, e gli strumenti che lo governano riferiscono in pebiottetti perché l’assegnazione sottostante è binaria da capo a fondo. Convertire quelle cifre in unità decimali per una relazione introduce un errore di un ottavo senza alcun vantaggio.
Un pebiottetto equivale all’incirca a mille grossi dischi rigidi di consumo, o all’intera produzione video di un’emittente lungo molti anni. Si avvicina anche alla misura dei maggiori archivi scientifici singoli, benché questi vengano di solito dichiarati in petottetti dagli uffici stampa e in pebiottetti dagli ingegneri che li conducono, il che produce due numeri diversi per il medesimo edificio.
Distinguere i due non è pedanteria a questo livello. Una differenza del dodici per cento su un acquisto di molti pebiottetti è una grossa somma di denaro, e un piano di capienza costruito sull’unità sbagliata sbaglierà di più del margine che la maggior parte dei piani concede. È proprio la situazione che i prefissi IEC furono introdotti per evitare.
Il simbolo Pio si usa nella documentazione dei sistemi di file, nei manuali dei sistemi d’archiviazione e nelle norme. Quando una fonte scrive PB senza dire quale intenda, la differenza è di un ottavo, e la cosa onesta per un lettore è trattare la cifra come approssimata anziché presumere l’una o l’altra convenzione.
Un pebiottetto equivale a 1024 tebiottetti, a 1 125 899 906 842 624 ottetti, a 8 pebibit o a circa 1,126 petottetti.
Il terottetto è un’unità d’informazione digitale pari a mille miliardi di ottetti, ossia mille gigaottetti. Il suo simbolo è To. È l’unità del disco rigido moderno, e il punto in cui l’archiviazione personale cessò di essere qualcosa da amministrare con cura.
Un terottetto tiene circa duecentocinquantamila fotografie da telefono, o duecento ore di video ad alta definizione, o un quarto di milione di canzoni. Per chi non sia fotografo di professione né montatore, un solo terottetto è più archiviazione di quanta una vita intera di file comuni riuscirà a riempire.
I dischi rigidi di consumo superarono il terottetto nel 2007 e oggi arrivano a venti e oltre. I dischi a stato solido giunsero alle stesse capienze più lentamente e a costo maggiore, ma con velocità assai superiore, e le due tecniche si dividono ormai il mercato fra capienza e prestazione anziché competere di petto.
È al terottetto che il divario fra decimale e binario si fa visibile abbastanza da infastidire. Un disco venduto come da un terottetto tiene mille miliardi di ottetti esatti; il sistema operativo divide quattro volte per 1024 e riferisce 0,909 tebiottetti, che di solito etichetta come 931 gigaottetti. L’ammanco pare del 7 per cento, benché nulla sia davvero andato perduto. Al petottetto la stessa aritmetica produce un divario del 12 per cento.
Le copie di sicurezza e l’archiviazione vivono a questa scala. La raccolta completa di fotografie, documenti e video di una famiglia sta in genere in pochi terottetti, ed è per questo che i dischi esterni si vendono proprio in quell’intervallo. Anche i servizi di archiviazione nella nuvola fissano il prezzo al terottetto, e l’economia di tenere una seconda copia di tutto regge solo perché il prezzo unitario dell’archiviazione è calato più in fretta di quanto la quantità sia cresciuta.
Nel lavoro professionale il terottetto è una quantità quotidiana e non un traguardo. Una giornata di riprese ad alta risoluzione produce parecchi terottetti di materiale grezzo. Una tornata di sequenziamento di genomi produce qualche centinaio di gigaottetti, sicché un laboratorio modesto genera terottetti a settimana. Entrambi i campi hanno dovuto costruire i propri flussi di lavoro attorno allo spostamento di dati che non stanno su alcuna rete in tempo ragionevole.
Un terottetto equivale a 1 000 000 000 000 di ottetti, a 1000 gigaottetti, a 8 terabit o a circa 0,9095 tebiottetti.