| Decisecondi (ds) | Millisecondi (ms) |
|---|---|
| 1 Decisecondo | 100 ms |
| 2 Decisecondi | 200 ms |
| 3 Decisecondi | 300 ms |
| 4 Decisecondi | 400 ms |
| 5 Decisecondi | 500 ms |
| 10 Decisecondi | 1000 ms |
| 20 Decisecondi | 2000 ms |
| 25 Decisecondi | 2500 ms |
| 50 Decisecondi | 5000 ms |
| 100 Decisecondi | 10000 ms |
| Riferimento | Decisecondi (ds) | Millisecondi (ms) |
|---|---|---|
| A blink of an eye | 1 ds | 100 ms |
| One heartbeat at rest | 8.3 ds | 830 ms |
| Half of a football match | 27000 ds | 2700000 ms |
| A full day | 864000 ds | 86400000 ms |
Il decisecondo è un’unità di tempo pari a un decimo di secondo. Il suo simbolo è ds. Come il centisecondo, è un nome che non si usa quasi mai, mentre la grandezza che designa ricorre di continuo sotto altre descrizioni.
Un decimo di secondo è all’incirca il più breve intervallo che una persona possa registrare consapevolmente come durata e non come istante. La reazione volontaria a un suono richiede circa un decisecondo e mezzo, e a una luce assai di più. Un battito di ciglia dura fra uno e quattro decisecondi. Queste cifre tracciano il confine fra ciò che appare immediato e ciò che appare ritardato, e chi progetta interfacce si sforza di tenere le risposte al di qua di esso.
Lo sport usa questa grandezza dove il centesimo sarebbe falsa precisione. La corsa di fondo, il ciclismo su strada, lo sci di fondo e il nuoto in acque libere pubblicano i risultati al decimo, perché su un’ora o più le distanze fra i concorrenti sono ampie e le incertezze di misura dovute alla lunghezza del percorso e ai punti di cronometraggio rendono ingiustificabili cifre più fini. Le gare di campo misurate in distanza seguono una logica parallela con il centimetro.
Anche il parlato sta su questa scala. Una sillaba pronunciata dura in media circa due decisecondi, e la pausa che gli ascoltatori percepiscono come fine di frase si aggira sui cinque. I sistemi di riconoscimento vocale suddividono l’audio in trame da un decimo a un quarto di decisecondo, e il ritmo naturale che cercano di cogliere sta un ordine di grandezza più su.
L’ingegneria incontra il decimo di secondo nei tempi di relè, nella risposta degli interblocchi meccanici di sicurezza e nella specifica di quanto rapidamente un interruttore differenziale debba staccare un circuito guasto. Anche la musica sta qui: un metronomo a centoventi battiti al minuto lascia cinque decisecondi fra un battito e l’altro.
Il prefisso deci è fra i meno usati del SI. Sopravvive nel decibel e nel decilitro e quasi in nessun altro luogo, sicché un decimo di secondo si scrive e si dice quasi sempre proprio così.
La fotografia incontra lo stesso intervallo dall’altro capo. Un otturatore aperto un decimo di secondo raccoglie luce in abbondanza, ma registra come sfocatura ogni tremolio dell’apparecchio, ragione per cui la vecchia regola era di non tenere mai a mano un obiettivo più lento del reciproco della sua focale. Cinema e video stanno appena sotto: a ventiquattro fotogrammi al secondo un decimo è poco più di due fotogrammi, e a cinquanta ne è cinque, sicché il decimo è l’evento più breve che una registrazione comune possa mostrare come movimento e non come un singolo fotogramma. La registrazione strumentale campiona spesso a questo ritmo per la stessa ragione: rapida abbastanza da cogliere un cambiamento e lenta abbastanza da tenere piccolo il file.
Un decisecondo equivale a 0,1 secondi, a 10 centisecondi o a 100 millisecondi.
Il millisecondo è un’unità di tempo pari a un millesimo di secondo. Il suo simbolo è ms. È il più breve intervallo che le persone incontrino per nome nella vita quotidiana, soprattutto perché l’informatica e le reti ne hanno fatto una misura domestica.
È la percezione umana a fissare la scala che lo rende interessante. L’occhio fonde immagini separate in movimento attorno ai quaranta millisecondi di distanza, ed è per questo che il cinema a ventiquattro fotogrammi al secondo funziona. L’orecchio è assai meno indulgente: un ritardo superiore a una decina di millisecondi fra il gesto di un musicista e il suono che ode basta a disturbare l’esecuzione, e la direzione stereofonica si giudica da differenze di arrivo fra le orecchie ben inferiori al millisecondo.
La latenza di rete si indica in millisecondi ed è il numero che decide se una connessione sembri pronta. La luce percorre circa trecento chilometri al millisecondo in fibra, sicché i viaggi di andata e ritorno intercontinentali hanno un pavimento incomprimibile: da Londra a New York non si scende sotto una sessantina di millisecondi per quanto si spenda in apparati. Il gioco in rete competitivo, la negoziazione finanziaria e la videochiamata sono tutti plasmati da quel limite.
Il tempo di reazione si misura nella stessa unità. Uno sprinter allenato risponde allo sparo di partenza in circa 150 millisecondi, e il regolamento dell’atletica considera falsa partenza tutto ciò che scenda sotto i 100 millisecondi, ritenendo che nessun essere umano reagisca più in fretta. I tempi di reazione visiva semplice in laboratorio cadono di norma fra 200 e 250 millisecondi.
L’informatica usa il millisecondo come unità naturale per tutto ciò che riguardi la memoria di massa o l’interazione umana. Un disco rigido meccanico si posiziona in vari millisecondi mentre un’unità a stato solido risponde in una frazione di uno, differenza di due ordini di grandezza che spiega gran parte del mutamento nella sensazione che danno i calcolatori negli ultimi vent’anni. Le marche temporali nella maggior parte degli ambienti di programmazione contano i millisecondi dall’inizio del 1970.
La fotografia lo prende in prestito per i tempi di otturazione, dove il millesimo di secondo è una regolazione comune per congelare il movimento, e la fisiologia lo usa per la durata di un impulso nervoso, che dura uno o due millisecondi.
Un millisecondo equivale a 0,001 secondi, a 1000 microsecondi o a un 3 600 000esimo di ora.