| Nanopascal (nPa) | Decapascal (daPa) |
|---|---|
| 1 Nanopascal | 1 × 10-10 daPa |
| 2 Nanopascal | 2 × 10-10 daPa |
| 3 Nanopascal | 3 × 10-10 daPa |
| 4 Nanopascal | 4 × 10-10 daPa |
| 5 Nanopascal | 5 × 10-10 daPa |
| 10 Nanopascal | 0.000000001 daPa |
| 20 Nanopascal | 0.000000002 daPa |
| 25 Nanopascal | 0.0000000025 daPa |
| 50 Nanopascal | 0.000000005 daPa |
| 100 Nanopascal | 0.00000001 daPa |
| Riferimento | Nanopascal (nPa) | Decapascal (daPa) |
|---|---|---|
| Atmospheric pressure at sea level | 1.01325 × 1014 nPa | 10132.5 daPa |
| Healthy blood pressure (120 mmHg) | 1.6 × 1013 nPa | 1600 daPa |
| A car tyre | 2.2 × 1014 nPa | 22000 daPa |
| A racing bicycle tyre | 6 × 1014 nPa | 60000 daPa |
Il nanopascal è un’unità di pressione pari a un miliardesimo di pascal. Il suo simbolo è nPa. Segna l’estremo lontano della scala delle pressioni, la regione in cui l’idea di pressione come spinta su una superficie smette di servire e diventa un’affermazione su quanto poche siano le particelle presenti.
La dimora più netta dell’unità è il vuoto estremamente spinto. Il vuoto comune di laboratorio arriva ai millipascal; l’ultra alto vuoto, usato dalla fisica delle superfici e dai tubi di fascio degli acceleratori di particelle, arriva ai micropascal. Sotto si stende il vuoto estremamente spinto, in nanopascal e meno, e raggiungerlo richiede una camera a tenuta, ore di cottura a duecento gradi per cacciare il gas dal metallo stesso, e pompe che intrappolano le molecole invece di spingerle.
A quelle pressioni una camera non è vuota. Un nanopascal contiene ancora qualcosa come un quarto di milione di molecole per centimetro cubo, il che pare moltissimo finché non lo si confronta con i venticinque miliardi di miliardi che stanno nello stesso volume d’aria di una stanza. Ciò che conta non è il numero ma il libero cammino medio: una molecola viaggia ormai migliaia di chilometri prima di urtarne un’altra, sicché batte sulle pareti molto prima d’incontrare una vicina.
È proprio questo il punto. La scienza delle superfici richiede che un campione resti pulito per l’intera durata di un esperimento, e alle pressioni ordinarie una superficie appena fatta si ricopre di uno strato di gas adsorbito in circa un nanosecondo. A un nanopascal la stessa superficie resta pulita per giorni. Il vuoto non è lì per togliere aria ma per comprare tempo.
Lo spazio offre il confronto naturale. L’orbita terrestre bassa si aggira sul micropascal, ancora densa abbastanza perché l’atmosfera freni i satelliti e finisca per farli cadere. Lo spazio interplanetario si conta in nanopascal. Lo spazio interstellare sta assai più in basso, intorno al femtopascal, che nessuna pompa terrestre ha mai eguagliato: i migliori vuoti di laboratorio restano più densi dello spazio fra le stelle.
La pressione di radiazione cade in terreno simile. La luce solare su una superficie perfettamente assorbente, alla distanza della Terra, esercita circa 4,5 micropascal, e alla distanza dei pianeti esterni scende ai nanopascal. Le vele solari lavorano con questi numeri, ed è per questo che devono essere enormi e leggere per raccogliere una forza utilizzabile.
Un nanopascal equivale a 0,000000001 pascal, a 0,001 micropascal, a 1000 picopascal o a circa 0,000000000000145 libbre per pollice quadrato.
Il decapascal è un’unità di pressione pari a dieci pascal. Il suo simbolo è daPa. Deca è quasi ovunque il prefisso meno usato del sistema metrico, ma il decapascal fa eccezione, perché una disciplina clinica lo ha adottato e conservato: l’audiologia misura in decapascal la pressione dell’orecchio medio.
L’esame in questione è la timpanometria. Una sonda chiude il condotto uditivo e ne fa variare la pressione dell’aria misurando insieme quanto suono il timpano rifletta, e la curva che ne risulta si traccia rispetto alla pressione in decapascal. La scansione va da circa più 200 a meno 400, e la posizione del picco indica la pressione alla quale il timpano si muove più liberamente, che normalmente è la pressione dell’orecchio medio stesso.
Quel solo grafico porta moltissima informazione clinica. Un picco vicino a zero significa che l’orecchio medio è alla stessa pressione della stanza, ed è lo stato sano. Un picco spostato verso meno 200 o oltre suggerisce che la tuba di Eustachio non compensi bene, e una curva piatta senza alcun picco suggerisce liquido dietro il timpano. Ciascuna di queste letture è una posizione su una scala in decapascal.
L’unità fu scelta per la stessa ragione per cui la meteorologia scelse l’ettopascal. La pressione dell’orecchio medio si registrava da tempo in millimetri d’acqua, e un millimetro d’acqua è 0,98 decapascal, sicché il passaggio all’unità metrica lasciò quasi intatti ogni valore clinico e ogni intervallo di riferimento pubblicato. Un cambio di unità che sposta le cifre del due per cento è di quelli che la pratica accetta davvero.
Fuori dall’audiologia il decapascal è di fatto inutilizzato. La ventilazione e le prove di tenuta all’aria degli edifici lavorano a pressioni simili, essendo una prova di tenuta condotta a cinquanta pascal, ma quei valori si scrivono in pascal, e tutto ciò che sta più in alto passa agli ettopascal o ai chilopascal. Il vuoto fra uno e cento pascal resta per il resto senza padrone.
Per dare la scala, dieci pascal sono la pressione che una brezza leggera esercita su una parete, o la differenza fra i due capi di un corridoio ben sigillato quando una porta si apre. È anche all’incirca la variazione di pressione salendo di un piano in ascensore, ed è per questo che in un edificio alto talvolta occorre stappare le orecchie.
Un decapascal equivale a 10 pascal, a 0,1 ettopascal, a circa 1,02 millimetri d’acqua o a circa 0,00145 libbre per pollice quadrato.