Conversione da Chilocalorie a Chilowattora

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Formula per convertire Chilocalorie (kcal) in Chilowattora (kWh)

Maggiori informazioni

Tabella di conversione da Chilocalorie a Chilowattora

Chilocalorie (kcal)Chilowattora (kWh)
1 Chilocaloria0.00116222222222 kWh
2 Chilocalorie0.00232444444444 kWh
3 Chilocalorie0.00348666666667 kWh
4 Chilocalorie0.00464888888889 kWh
5 Chilocalorie0.00581111111111 kWh
10 Chilocalorie0.0116222222222 kWh
20 Chilocalorie0.0232444444444 kWh
25 Chilocalorie0.0290555555556 kWh
50 Chilocalorie0.0581111111111 kWh
100 Chilocalorie0.116222222222 kWh

Valori di riferimento di energia

RiferimentoChilocalorie (kcal)Chilowattora (kWh)
One food calorie (kcal)1 kcal0.00116222 kWh
An AA alkaline battery2.39006 kcal0.00277778 kWh
Daily adult food intake2000 kcal2.32444 kWh
One unit on an electricity bill860.421 kcal1 kWh
A lightning strike239006 kcal277.778 kWh

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LunghezzaMassaTemperaturaEnergiaVolumeVelocitàTempoDatiPressioneFrequenzaVelocità di trasferimento datiPortata volumetricaAngoloArea

Informazioni sul Chilocaloria (kcal)

La chilocaloria è un’unità di energia pari a 1000 calorie, ossia esattamente 4184 joule. Il suo simbolo è kcal. È l’unità in cui si conta l’energia degli alimenti quasi in tutto il mondo, che l’etichetta lo dica o no.

La denominazione è un disordine che nessuno ha voluto sistemare. Negli Stati Uniti e in gran parte del mondo anglofono le etichette alimentari stampano la parola caloria quando intendono chilocaloria, talvolta con la maiuscola per segnare la differenza, distinzione che non sopravvive ad alcuna conversazione parlata e a poche scritte. La maggior parte dell’Europa evita la trappola stampando kcal in modo esplicito, di solito accanto ai chilojoule.

Le cifre di un’etichetta non si ottengono bruciando l’alimento. Vengono dal sistema di Atwater, ideato a fine Ottocento, che assegna valori energetici fissi ai macronutrienti: quattro chilocalorie per grammo di proteine e di carboidrati, nove per grammo di grassi e sette per grammo di alcol. Sono medie che ignorano quanta energia il corpo estragga davvero, cosa che varia con la cottura, la lavorazione e la persona.

Il fabbisogno umano si colloca su una scala comoda. Un adulto ha bisogno di circa 2000-2500 chilocalorie al giorno a seconda della corporatura e dell’attività, un’ora di cammino ne costa circa 250, e un chilogrammo di grasso corporeo ne immagazzina circa 7700. Da quest’ultima cifra viene il consiglio corrente di mantenere un deficit di 500 chilocalorie al giorno per perdere mezzo chilo alla settimana, benché il corpo adatti il proprio dispendio e la perdita reale sia più lenta di quanto suggerisca il calcolo.

Le scienze dello sport e la nutrizione clinica usano l’unità con precisione, nella calorimetria indiretta e nel calcolo del metabolismo basale. I mangimi, la nutrizione ospedaliera e l’industria alimentare indicano la densità energetica in chilocalorie per cento grammi.

La letteratura più antica di chimica e ingegneria usa la chilocaloria per le entalpie di reazione e i poteri calorifici, dove compete con il chilojoule e impone una lettura attenta.

Le cifre sull’esercizio in quest’unità sono abitualmente sovrastimate, e la ragione è aritmetica anziché disonestà. Una macchina che annuncia 300 chilocalorie per mezz’ora conta di norma il dispendio lordo, compreso ciò che il corpo avrebbe bruciato da seduto, sicché il di più imputabile all’esercizio è minore. I tre macronutrienti differiscono inoltre nettamente: il grasso fornisce circa 9 chilocalorie per grammo contro 4 di proteine e carboidrati, e l’alcol sta in mezzo a 7, ragione per cui un piccolo cambiamento del tenore di grasso di un alimento sposta tanto la sua cifra. Capire questi due punti dissolve quasi tutta la confusione che l’unità genera nella vita quotidiana.

Una chilocaloria equivale a 1000 calorie, a 4184 joule o a circa 1,162 wattora.


Informazioni sul Chilowattora (kWh)

Il chilowattora è un’unità di energia pari all’energia fornita da un chilowatt di potenza che scorre per un’ora, ossia esattamente 3,6 milioni di joule. Il suo simbolo è kWh. È l’unità con cui si compra e si vende praticamente tutta l’elettricità del mondo.

La sua forma ne spiega l’utilità. La potenza moltiplicata per il tempo dà energia, sicché un apparecchio indicato in watt e una durata in ore producono una cifra che si legge direttamente su una bolletta. Una stufa da due chilowatt accesa per tre ore consuma sei chilowattora, e fra la targhetta dell’apparecchio e il numero del contatore non serve alcuna conversione.

Il consumo domestico sta su una scala comprensibile. Una famiglia europea tipo usa fra 2000 e 5000 chilowattora l’anno, una americana più vicina a 10 000. Bollire un bollitore una volta costa circa 0,1, un carico di bucato circa 0,7, e un frigorifero moderno circa 200 l’anno. Queste cifre fanno dell’unità uno strumento efficace per ragionare su dove vada davvero l’energia in una casa.

I veicoli elettrici le hanno portato un pubblico nuovo. La capacità della batteria si indica in chilowattora, di norma fra 40 e 100 per un’automobile, e l’efficienza si esprime in chilowattora per cento chilometri, l’analogo elettrico dei litri per cento chilometri. La potenza di ricarica in chilowatt determina poi quanto tempo occorre per consegnare una data quantità di energia.

L’unità non appartiene al SI e talvolta le si rimprovera di unire un’unità con prefisso a un’unità di tempo estranea al SI. Il megajoule è l’alternativa formalmente corretta, e alcuni paesi fatturano davvero il gas in megajoule o gigajoule, ma il legame diretto del chilowattora con le potenze degli apparecchi lo ha mantenuto dominante per l’elettricità ovunque.

I multipli maggiori muovono l’industria elettrica. Il megawattora è l’unità del commercio all’ingrosso, il gigawattora descrive la produzione di una centrale nell’arco di un giorno, e il terawattora serve per il consumo annuo di un paese.

Le tariffe hanno fatto dell’unità un segnale non meno che una misura. La tariffazione a fasce addebita importi diversi per chilowattora secondo l’ora del giorno, i mercati all’ingrosso si regolano a blocchi di mezz’ora, e in periodi di molto vento e scarsa domanda il prezzo è divenuto negativo, sicché i produttori pagano per continuare a fornire. Le famiglie con un accumulo o un’auto elettrica rispondono spostando i consumi nelle ore a buon mercato, il che appiana il carico sulla rete. Il chilowattora è anche l’unità in cui si riferisce l’intensità di carbonio dell’elettricità, in grammi di anidride carbonica per chilowattora, il che permette di giudicare il mix di generazione di un paese su un solo numero.

Un chilowattora equivale a 3,6 milioni di joule, a 3600 chilojoule o a circa 860 chilocalorie.