| Kibiottetti al secondo (Kio/s) | Chiloottetti al secondo (ko/s) |
|---|---|
| 1 Kibiottetto al secondo | 1.024 ko/s |
| 2 Kibiottetti al secondo | 2.048 ko/s |
| 3 Kibiottetti al secondo | 3.072 ko/s |
| 4 Kibiottetti al secondo | 4.096 ko/s |
| 5 Kibiottetti al secondo | 5.12 ko/s |
| 10 Kibiottetti al secondo | 10.24 ko/s |
| 20 Kibiottetti al secondo | 20.48 ko/s |
| 25 Kibiottetti al secondo | 25.6 ko/s |
| 50 Kibiottetti al secondo | 51.2 ko/s |
| 100 Kibiottetti al secondo | 102.4 ko/s |
| Riferimento | Kibiottetti al secondo (Kio/s) | Chiloottetti al secondo (ko/s) |
|---|---|---|
| A dial-up modem | 6.83594 Kio/s | 7 ko/s |
| Typical home broadband | 12207 Kio/s | 12500 ko/s |
| Gigabit Ethernet | 122070 Kio/s | 125000 ko/s |
| Streaming a 4K film | 3051.76 Kio/s | 3125 ko/s |
Il kibiottetto al secondo è un’unità di velocità di trasferimento dei dati pari a 1024 ottetti al secondo, e dunque a 8192 bit al secondo. Il suo simbolo è Kio/s. A differenza della maggior parte delle unità binarie di velocità, è davvero comune, perché gli strumenti a riga di comando che copiano, scaricano e sincronizzano file lo usano da decenni.
La ragione è semplice. Quegli strumenti contano ciò che hanno mosso a blocchi, e i blocchi sono potenze di due. Un programma che legge a pezzi di quattro kibiottetti e divide il totale per il tempo trascorso produce una velocità in kibiottetti al secondo, e riferirla in kilottetti decimali richiederebbe una moltiplicazione in più senza alcun vantaggio. L’unità è ciò che l’aritmetica produce da sé.
Chi abbia guardato una copia di file su un sistema di tipo Unix ha visto la cifra. Le utilità di scaricamento, gli strumenti d’archivio, i comandi di scrittura su disco e i programmi di trasferimento in rete riferiscono tutti l’avanzamento in kibiottetti o mebiottetti al secondo, e la maggior parte lo etichetta correttamente con la i minuscola. È uno dei pochi luoghi in cui i prefissi IEC vengono usati con coerenza nei programmi di ogni giorno.
Per dare la scala, un kibiottetto al secondo muove circa mille caratteri di testo ogni secondo: una lettera breve in un secondo, un romanzo in una decina di minuti. È una velocità alla quale una pagina web moderna non si aprirà in tempo ragionevole, sicché vederla su una barra d’avanzamento significa di solito che qualcosa non va nel collegamento e non che il trasferimento stia per finire.
Il divario rispetto a un kilottetto al secondo è del 2,4 per cento, che nessuno nota. Il pregio di usare qui l’unità binaria non è l’esattezza ma l’onestà: la cifra viene da un calcolo binario, e scriverla con un prefisso binario lo dice. Chi vuole la cifra decimale può convertire; chi riceve un’etichetta decimale per un numero binario non può recuperare nulla.
Confrontare la lettura con una velocità di collegamento reclamizzata richiede due passi: moltiplicare per otto per ottenere i bit e correggere del 2,4 per cento per la base. In pratica il secondo passo sta sotto il rumore di qualsiasi misura reale, e il primo è quello che conta.
Un kibiottetto al secondo equivale a 1024 ottetti al secondo, a 8192 bit al secondo o a 1,024 kilottetti al secondo.
Il kilottetto al secondo è un’unità di velocità di trasferimento dei dati pari a mille ottetti al secondo, e dunque a otto kilobit al secondo. Il suo simbolo è ko/s. È l’unità in cui i trasferimenti di file venivano riferiti per tutta l’era del collegamento telefonico, e ricompare ogni volta che un trasferimento è abbastanza lento da averne bisogno.
La conversione dalle velocità reclamizzate dei collegamenti è la ragione della sua importanza. Un modem da 56 kilobit consegnava in pratica circa 7 kilottetti al secondo, e gli utenti imparavano il rapporto guardando le barre d’avanzamento: un file da un megaottetto richiedeva circa due minuti e mezzo. L’abitudine di dividere per otto la cifra reclamizzata e poi sottrarne un po’ per il carico risale a quel periodo.
Gli apparecchi d’archiviazione dell’epoca erano simili. Un lettore di dischetti leggeva a circa 30-60 kilottetti al secondo, un lettore di disco compatto a velocità semplice a 150, e un primo disco rigido a qualche centinaio. Caricare un programma da uno qualsiasi di essi era questione di secondi o minuti, e i programmi si scrivevano tenendone conto.
L’unità compare ancora nella comunicazione seriale. La classica porta seriale saliva fino a 115 200 bit al secondo, ossia 14,4 kilottetti al secondo, e velocità equivalenti servono tuttora a dialogare con microcontrollori, strumenti scientifici e apparecchiature industriali. Un protocollo progettato per un tale collegamento non può presumere che un messaggio lungo arrivi in fretta.
Compare anche all’estremo inferiore delle reti moderne. Un collegamento mobile congestionato, un collegamento satellitare lontano o una rete senza fili molto condivisa possono scendere a qualche decina di kilottetti al secondo, e a quel ritmo una comune pagina web — che oggi pesa qualche megaottetto — impiega un minuto o più ad aprirsi. L’unità ricorda che cosa la rete presuma dei propri utenti.
Per dare la scala, un kilottetto al secondo muove mille caratteri di testo semplice ogni secondo, sicché una lettera breve si trasferisce in un secondo e un romanzo in una decina di minuti. Nulla, in fatto di testo, ha mai richiesto di più; ogni aumento di velocità da allora è stato consumato da immagini, suono e video.
Un kilottetto al secondo equivale a 1000 ottetti al secondo, a 8 kilobit al secondo o a circa 0,9766 kibiottetti al secondo.