| Riferimento | Ettari (ha) | Centiare (ca) |
|---|---|---|
| A sheet of A4 paper | 0.000006237 ha | 0.06237 ca |
| A tennis court | 0.02608 ha | 260.8 ca |
| A football pitch | 0.714 ha | 7140 ca |
| One hectare | 1 ha | 10000 ca |
| Central Park, New York | 341 ha | 3410000 ca |
L’ettaro è un’unità di area pari a 10 000 metri quadrati e si scrive ha. È un quadrato di cento metri di lato. A rigore non è un’unità del Sistema internazionale, ma l’Ufficio internazionale dei pesi e delle misure lo ammette accanto al Sistema nell’unico campo in cui è indispensabile: la misura dei terreni.
Discende dall’ara, unità di cento metri quadrati introdotta nella Francia rivoluzionaria nel 1795. L’ara si rivelò troppo piccola per i campi e il chilometro quadrato troppo grande, sicché il multiplo per cento si insediò nel vuoto e sopravvisse del tutto al suo progenitore. Oggi quasi nessuno scrive are, mentre gli ettari compaiono su atti di proprietà, aiuti agricoli e rapporti ambientali in gran parte del mondo.
L’agricoltura è costruita su di esso. Le rese si danno in tonnellate per ettaro, e le cifre portano moltissimo in pochissimo spazio: il frumento del nord-ovest europeo arriva a circa otto tonnellate per ettaro, contro una media mondiale più vicina a tre. Le denominazioni vinicole pongono un tetto alla produzione in ettolitri per ettaro, e il sostegno agricolo europeo si paga per ettaro e non per tonnellata dagli anni novanta, cosa che ha cambiato le colture quanto qualsiasi progresso agronomico.
La contabilità ambientale usa la stessa unità. La deforestazione, la perdita di zone umide, le superfici protette e gli obiettivi di rimboschimento si dichiarano in ettari, perché la grandezza è abbastanza grande da descrivere un bosco e abbastanza piccola da descrivere un appezzamento. L’urbanistica la usa rovesciata, come alloggi per ettaro, che è il modo consueto di confrontare la densità di un intervento con un altro.
Per dare un ordine di grandezza, un campo da calcio di misura corrente copre circa 0,7 ettari, sicché un ettaro vale un campo e mezzo. Un ettaro di terra produttiva nutre una manciata di persone con dieta mista, e un ettaro di città densa ospita alcune centinaia di residenti. Le misure tradizionali giapponese e coreana cadono lì accanto: un chō e un jeongbo valgono entrambi circa 0,99 ettari.
Il concorrente imperiale è l’acro, e i due non si convertono in modo pulito: un ettaro è 2,471 acri, e un acro 0,4047 ettari. Dove i due sistemi convivono, come in Irlanda, in parte del Canada e in buona parte dell’Asia meridionale, la terra si dà spesso in entrambi, e il fattore di conversione è uno dei pochi che valga la pena tenere a memoria.
Un ettaro equivale a 10 000 metri quadrati, a circa 2,471 acri, a 0,01 chilometri quadrati o a circa 107 639 piedi quadrati.
La centiara è un’unità di area pari a un centesimo di ara, il che la rende esattamente un metro quadrato. Il suo simbolo è ca. È l’unica unità d’uso corrente che duplichi esattamente un’altra sotto nome diverso, e la ragione della sua esistenza sta nella tenuta dei registri e non nella misura.
Quando la legge metrica francese del 1795 istituì l’ara come unità decimale della terra, le costruì attorno una scala completa: l’ettaro sopra e la centiara sotto. I catasti adottarono allora una forma a tre colonne, registrando ogni particella come tanti ettari, tante are e tante centiare. L’ultima colonna aveva bisogno di un nome, e il metro quadrato, benché identico, non rientrava nello schema.
Quella forma è ancora in vigore. I registri francese, belga, lussemburghese e olandese scrivono le superfici delle particelle come tre numeri di seguito, sicché 1 ha 25 a 30 ca significa 12 530 metri quadrati. Le ultime due cifre non superano mai 99, il che rende la notazione autoverificante: un valore come 1 ha 130 a è malformato e denuncia un errore di trascrizione prima che qualcuno debba fare conti.
Si legge per valore di posizione. Ogni ettaro è 10 000 metri quadrati, ogni ara 100 e ogni centiara uno, sicché le tre colonne compitano semplicemente un numero in base cento. La dicitura notarile 0 ha 04 a 62 ca fa 462 metri quadrati, e la mappa di un geometra che mostri la stessa particella stamperebbe 462 m² senza altro commento.
Fuori dal catasto la centiara non ha vita. Nessuno prescrive un pavimento, un muro o un terreno in centiare quando il metro quadrato dice la stessa cosa con un simbolo che tutti riconoscono, e nessun ramo della scienza o della tecnica l’ha mai adottata. È un’unità che esiste per riempire una colonna.
L’unico rischio è il simbolo. In molti documenti ca abbrevia il latino circa, cioè all’incirca, sicché una cifra scritta ca 400 potrebbe valere 400 centiare oppure circa 400 di tutt’altra cosa. Negli atti catastali la posizione del numero decide; in un testo corrente, convertire in metri quadrati toglie l’ambiguità una volta per tutte.
Una centiara equivale esattamente a 1 metro quadrato, a 0,01 are o a circa 10,764 piedi quadrati.