| Riferimento | Decare (daa) | Deciare (da) |
|---|---|---|
| A sheet of A4 paper | 0.00006237 daa | 0.006237 da |
| A tennis court | 0.2608 daa | 26.08 da |
| A football pitch | 7.14 daa | 714 da |
| One hectare | 10 daa | 1000 da |
| Central Park, New York | 3410 daa | 341000 da |
La decara è un’unità di area pari a dieci are, ossia mille metri quadrati. Il suo simbolo è daa. Dieci decare fanno un ettaro. A differenza degli altri membri della famiglia dell’ara è in uso commerciale quotidiano, benché sotto nomi diversi, perché si trovò a corrispondere a misure di terra che parecchi paesi già usavano quando passarono al sistema metrico.
La Norvegia è il caso più netto. Il mål norvegese fu ridefinito a esattamente mille metri quadrati nella metrizzazione di fine Ottocento, e da allora il dekar è l’unità di lavoro dell’agricoltura e della silvicoltura norvegesi. Statistiche agricole, domande di sostegno e annunci di vendita di aziende si scrivono in dekar, e una comune azienda norvegese ne conta qualche centinaio.
Il Mediterraneo orientale racconta lo stesso con altre parole. Lo stremma greco divenne mille metri quadrati con la metrizzazione del 1899, il dönüm turco fu fissato alla stessa cifra, e il dunam metrico di Israele, Giordania e Iraq concorda con entrambi. La Bulgaria usa la decara direttamente e vi pubblica il proprio censimento agricolo. In ciascuno di quei luoghi un’unità tradizionale di misura simile fu arrotondata al valore metrico anziché abolita.
Funziona perché mille metri quadrati si addicono alla piccola proprietà. Un ettaro è un campo grande e cento metri quadrati sono un orto; la decara cade in mezzo, alla misura di un appezzamento di frutteto, di una particella di vigna o di un lotto edificabile di paese. È inoltre vicina al quarto di acro, il che la rende naturale a chi è cresciuto con l’uno o con l’altro sistema.
La comunicazione agli organismi internazionali la converte via. Le dichiarazioni agricole dell’Unione europea, le statistiche dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura e quasi tutto il lavoro accademico sono in ettari, sicché le cifre nazionali in dekar o stremmata si dividono per dieci prima di viaggiare. È fonte frequente di errori di ordine di grandezza nella cronaca agricola tradotta, poiché un’azienda di 300 dekar è 30 ettari e non 300.
Il simbolo daa è scomodo ma non ambiguo: è il prefisso deca applicato all’ara. Non va confuso con da, che è la deciara ed è cento volte più piccola, né con il simbolo di prefisso da usato davanti ad altre unità.
Una decara equivale a 1000 metri quadrati, a 10 are, a 0,1 ettari o a circa 0,247 acri.
La deciara è un’unità di area pari a un decimo di ara, ossia dieci metri quadrati. Il suo simbolo è da. Completa la scala decimale che la legge metrica francese del 1795 costruì attorno all’ara, accanto alla centiara sotto e all’ettaro sopra, ma a differenza di entrambe non trovò mai un impiego ed è oggi il membro meno usato della famiglia.
Dieci metri quadrati sono una quantità facile da figurarsi. È un piccolo bagno, una camera singola in un appartamento modesto, o quattro quinti di un posto auto. È il pavimento di una casetta da giardino, lo spazio assegnato a un venditore in una fiera, o l’ingombro di un grande tavolo da pranzo con le sedie arretrate. Nulla nella misura è oscuro; oscuro è soltanto il nome.
La ragione del suo insuccesso è strutturale. La pubblicità immobiliare adottò un sistema a tre colonne — ettaro, ara e centiara — con un fattore cento fra i gradini, il che rispecchia il comportamento reale delle superfici: elevando al quadrato una variazione di dieci nella lunghezza si ottiene una variazione di cento nell’area. Un decimo di ara sta fra due colonne e non appartiene a nessuna, sicché nessun registro ebbe mai bisogno di farle posto.
Il suo simbolo peggiora la faccenda. Nel Sistema internazionale da è il simbolo del prefisso deca, sicché chi incontri da in un documento tecnico vi vedrà assai più facilmente l’inizio di un composto come dam o daN che un’unità a sé stante. La decara, dieci volte più grande, si scrive daa, il che non aiuta affatto.
Dove la grandezza ha davvero bisogno di un nome, la comune notazione metrica se ne occupa senza fatica. Dieci metri quadrati si scrivono 10 m², più corto di una deciara, senza bisogno di spiegazioni e correttamente ordinato accanto a ogni altra cifra di una planimetria o di un contratto.
L’unità sopravvive dunque quasi solo nelle tabelle di conversione e nel materiale didattico che percorre l’intera scala dei prefissi. Incontrarla in un documento vero di solito indica che il documento è antico, tradotto da una fonte antica, o che riproduce una tabella anziché riportare una misura, e convertirla subito in metri quadrati è la risposta sicura.
Una deciara equivale a 10 metri quadrati, a 0,1 are, a 0,001 ettari o a circa 107,6 piedi quadrati.