Conversione da 100 Zebiottetti a Ottetti

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Formula per convertire Zebiottetti (Zio) in Ottetti (octet)

Maggiori informazioni

Tabella di conversione da Zebiottetti a Ottetti

Zebiottetti (Zio)Ottetti (octet)
1 Zebiottetto1.18059162072 × 1021 octet
2 Zebiottetti2.36118324143 × 1021 octet
3 Zebiottetti3.54177486215 × 1021 octet
4 Zebiottetti4.72236648287 × 1021 octet
5 Zebiottetti5.90295810359 × 1021 octet
10 Zebiottetti1.18059162072 × 1022 octet
20 Zebiottetti2.36118324143 × 1022 octet
25 Zebiottetti2.95147905179 × 1022 octet
50 Zebiottetti5.90295810359 × 1022 octet
100 Zebiottetti1.18059162072 × 1023 octet

Valori di riferimento di dati

RiferimentoZebiottetti (Zio)Ottetti (octet)
A plain text message (160 characters)1.35525 × 10-19 Zio160 octet
A three-minute MP32.5411 × 10-15 Zio3000000 octet
A smartphone photo3.38813 × 10-15 Zio4000000 octet
A high-definition film3.38813 × 10-12 Zio4 × 109 octet
A dual-layer Blu-ray disc4.23516 × 10-11 Zio5 × 1010 octet

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LunghezzaMassaTemperaturaEnergiaVolumeVelocitàTempoDatiPressioneFrequenzaVelocità di trasferimento datiPortata volumetricaAngoloArea

Informazioni sul Zebiottetto (Zio)

Lo zebiottetto è un’unità d’informazione digitale pari a due alla settantesima in ottetti, ossia 1024 exbiottetti. Il suo simbolo è Zio. È la controparte binaria dello zettaottetto, e i due differiscono del 18,1 per cento.

Nulla di questa misura esiste. La quantità totale di dati conservati dall’umanità, contando ogni copia e ogni salvataggio, si stima in qualche centinaio di zettaottetti, e uno zebiottetto è 1,18 zettaottetti, sicché il mondo ne detiene qualche centinaio in tutto. È la prima unità binaria per cui l’intera riserva del mondo è un piccolo multiplo e non uno grande.

L’unità è definita per completezza e non per l’uso, tratto voluto tanto del sistema metrico quanto di quello IEC. Ogni prefisso si applica a ogni unità senza eccezione, sicché un lettore che non abbia mai visto Zio riesce a decifrarlo dal solo prefisso. Un sistema che finisse i nomi a un punto arbitrario costringerebbe ogni utente futuro a inventare un prolungamento, e i prolungamenti rivali sono l’origine dell’ambiguità.

C’è un luogo in cui l’unità sorgerebbe naturalmente. L’indirizzamento dell’archiviazione oltre i 64 bit è stato progettato senza essere stato necessario: il sistema di file ZFS usa puntatori di blocco a 128 bit, il che gli dà una capienza teorica assai oltre ogni prefisso binario che porti un nome. Dove uno schema simile dichiara limiti intermedi, quei limiti cadono in questo intervallo e si scrivono a buon diritto in zebiottetti.

Il divario del 18,1 per cento fra zebiottetto e zettaottetto conviene tenerlo a mente leggendo le previsioni. Le predizioni di crescita mondiale dei dati si pubblicano in zettaottetti, e qualunque sia stata calcolata in binario e riferita in decimale sbaglia di quasi un quinto. Poiché tali previsioni sono già grossolane, quell’errore non è la maggiore fonte d’incertezza, ma è una evitabile.

Il simbolo Zio, come tutti quelli IEC, è una maiuscola seguita da una i minuscola e poi dall’unità. È la presenza di quella i, e non un’affermazione nel testo, a dire al lettore senza equivoci quale quantità s’intenda, e un documento che la ometta non ha detto ciò che pare aver detto.

Uno zebiottetto equivale a 1024 exbiottetti, a 1 180 591 620 717 411 303 424 ottetti, a 8 zebibit o a circa 1,181 zettaottetti.


Informazioni sul Ottetto (octet)

L’ottetto è un’unità d’informazione digitale pari a esattamente otto bit. Il suo simbolo è octet, e il suo nome viene dal latino per un gruppo di otto. È l’unità in cui si conta quasi ogni dato conservato, e vale la pena sapere perché si chiami ottetto e non byte.

Un byte era in origine il numero di bit che una macchina usava per tenere un carattere, e quel numero non era fisso. I primi calcolatori usarono byte di sei bit, alcuni di sette, pochi di nove. L’IBM System/360 del 1964 si fermò a otto e il suo successo commerciale fece di otto la norma, ma la parola byte serbò il suo senso antico, dipendente dalla macchina, nelle specifiche in cui l’ambiguità era pericolosa.

Il mondo delle reti adottò perciò l’ottetto. Quando una norma di protocollo dice che un campo d’intestazione è lungo quattro ottetti, nessun lettore al mondo può intenderlo se non come trentadue bit. Le norme di internet pubblicate dall’IETF usano ottetto dappertutto proprio per questo, e il francese, il rumeno e altre lingue adottarono la parola anche per l’uso comune, sicché un disco rigido venduto in Francia si misura in gigaottetti.

Otto bit tengono 256 valori distinti, ed è per questo che tante cose vengono in unità di 256. Un canale di colore va da 0 a 255. Un indirizzo IPv4 è di quattro ottetti, scritti come quattro numeri fra 0 e 255. L’insieme di caratteri ASCII originario usava sette bit, lasciandone uno libero, e le varie estensioni a otto bit che seguirono riempirono ciascuna quel bit avanzato con un diverso insieme di lettere accentate: il guazzabuglio che Unicode finì per sostituire.

La codifica moderna del testo conta ancora in ottetti. UTF-8 usa un ottetto per l’alfabeto latino senza accenti, due per la maggior parte delle lettere accentate europee e per il greco e il cirillico, tre per il cinese, il giapponese e il coreano, e quattro per il resto. Ecco perché la stessa frase occupa spazi diversi in lingue diverse, e perché un limite di lunghezza misurato in ottetti non è un limite di caratteri.

La capienza di archiviazione, la dimensione dei file, la memoria e il carico utile della rete si danno tutti in ottetti o nei loro multipli. Le velocità di trasmissione fanno eccezione, dandosi in bit al secondo, e il fattore otto fra le due convenzioni è la maggiore fonte di confusione del campo.

Un ottetto equivale a 8 bit, a 0,008 kilobit o a 0,001 kilottetti.