| Mani quadrate (sq hh) | Deciare (da) |
|---|---|
| 1 Mano quadrata | 0.001032256 da |
| 2 Mani quadrate | 0.002064512 da |
| 3 Mani quadrate | 0.003096768 da |
| 4 Mani quadrate | 0.004129024 da |
| 5 Mani quadrate | 0.00516128 da |
| 10 Mani quadrate | 0.01032256 da |
| 20 Mani quadrate | 0.02064512 da |
| 25 Mani quadrate | 0.0258064 da |
| 50 Mani quadrate | 0.0516128 da |
| 100 Mani quadrate | 0.1032256 da |
| Riferimento | Mani quadrate (sq hh) | Deciare (da) |
|---|---|---|
| A sheet of A4 paper | 6.04211 sq hh | 0.006237 da |
| A tennis court | 25265.1 sq hh | 26.08 da |
| A football pitch | 691689 sq hh | 714 da |
| One hectare | 968752 sq hh | 1000 da |
| Central Park, New York | 330344411 sq hh | 341000 da |
La mano quadrata è un’unità di area pari a sedici pollici quadrati, ossia 103,2256 centimetri quadrati. Il suo simbolo è sq hh. Una mano è quattro pollici, sicché una mano quadrata è un quadrato di quattro pollici di lato, all’incirca l’area del palmo di un adulto. È un’unità completa e coerente di cui quasi nessuno ha mai avuto bisogno, perché la mano da cui deriva misura una cosa sola.
Quella cosa sono i cavalli. L’altezza di un cavallo o di un pony si misura al garrese, il rilievo fra le scapole, e si dà in mani quasi ovunque nel mondo, anche in paesi per il resto interamente metrici. La mano fu fissata a quattro pollici da uno statuto inglese del 1541 sotto Enrico VIII, e il mondo equestre si attiene a quella cifra da allora.
La notazione nasconde una trappola che conviene conoscere. Un cavallo descritto come di 15,2 mani non misura quindici mani e due decimi, ma quindici mani e due pollici, cioè 62 pollici o 157,5 centimetri. La cifra dopo la virgola va da 0 a 3 e poi scatta, sicché a 15,3 segue 16,0. Chi converta un elenco di altezze con la comune aritmetica decimale otterrà numeri sbagliati fino a tre pollici.
È questa misura a decidere dove cada il confine fra pony e cavallo. La maggior parte delle classificazioni lo pone a 14,2 mani, cioè 58 pollici o 147,3 centimetri, e le categorie di gara a ogni livello si tracciano sulla stessa scala. Poiché una classifica può dipendere da una frazione di pollice, la misurazione ufficiale è una procedura regolata, condotta su superficie in piano da un misuratore autorizzato.
La forma d’area non ha mai seguito quella di lunghezza nell’uso. Le unità ricavate dal corpo furono inventate per essere stese lungo le cose, l’altezza di un animale, la lunghezza di una stoffa, la profondità dell’acqua, e non per recingere terreno, ed è per questo che l’acro e la catena vennero dall’aratura e non dall’anatomia. Una mano quadrata è semplicemente ciò che compare quando si applica la regola per formare aree a un’unità che non ebbe mai quello scopo.
Come quantità si colloca facilmente. Cento centimetri quadrati sono un foglietto adesivo grande, un sottobicchiere e mezzo, o il palmo di una mano, che è la stessa immagine usata per stimare l’area ustionata nel primo soccorso. Sedici mani quadrate fanno un piede quadrato, e 2304 fanno una iarda quadrata.
Una mano quadrata equivale a 16 pollici quadrati, a circa 103,23 centimetri quadrati o a circa 0,0103 metri quadrati.
La deciara è un’unità di area pari a un decimo di ara, ossia dieci metri quadrati. Il suo simbolo è da. Completa la scala decimale che la legge metrica francese del 1795 costruì attorno all’ara, accanto alla centiara sotto e all’ettaro sopra, ma a differenza di entrambe non trovò mai un impiego ed è oggi il membro meno usato della famiglia.
Dieci metri quadrati sono una quantità facile da figurarsi. È un piccolo bagno, una camera singola in un appartamento modesto, o quattro quinti di un posto auto. È il pavimento di una casetta da giardino, lo spazio assegnato a un venditore in una fiera, o l’ingombro di un grande tavolo da pranzo con le sedie arretrate. Nulla nella misura è oscuro; oscuro è soltanto il nome.
La ragione del suo insuccesso è strutturale. La pubblicità immobiliare adottò un sistema a tre colonne — ettaro, ara e centiara — con un fattore cento fra i gradini, il che rispecchia il comportamento reale delle superfici: elevando al quadrato una variazione di dieci nella lunghezza si ottiene una variazione di cento nell’area. Un decimo di ara sta fra due colonne e non appartiene a nessuna, sicché nessun registro ebbe mai bisogno di farle posto.
Il suo simbolo peggiora la faccenda. Nel Sistema internazionale da è il simbolo del prefisso deca, sicché chi incontri da in un documento tecnico vi vedrà assai più facilmente l’inizio di un composto come dam o daN che un’unità a sé stante. La decara, dieci volte più grande, si scrive daa, il che non aiuta affatto.
Dove la grandezza ha davvero bisogno di un nome, la comune notazione metrica se ne occupa senza fatica. Dieci metri quadrati si scrivono 10 m², più corto di una deciara, senza bisogno di spiegazioni e correttamente ordinato accanto a ogni altra cifra di una planimetria o di un contratto.
L’unità sopravvive dunque quasi solo nelle tabelle di conversione e nel materiale didattico che percorre l’intera scala dei prefissi. Incontrarla in un documento vero di solito indica che il documento è antico, tradotto da una fonte antica, o che riproduce una tabella anziché riportare una misura, e convertirla subito in metri quadrati è la risposta sicura.
Una deciara equivale a 10 metri quadrati, a 0,1 are, a 0,001 ettari o a circa 107,6 piedi quadrati.